Va avanti la trattativa tra Partito democratico e Movimento 5 Stelle per la formazione del nuovo governo, dopo le dimissioni consegnate dal premier uscente, Giuseppe Conte, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella in seguito all'apertura della crisi di governo. Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio, dopo la discussione tra i vertici dei rispettivi schieramenti, hanno avuto un incontro nella serata di ieri, nel corso di una cena tenutasi nell'abitazione privata del sottosegretario grillino Vincenzo Spadafora, nel centro di Roma. La conferma che il dialogo procede arriva da Andrea Marcucci, capogruppo dei dem al Senato: "Ieri con la delegazione del M5S
abbiamo stabilito un percorso per arrivare ad un accordo di governo serio e responsabile. Il confronto va avanti esattamente nelle modalità stabilite. Siamo convinti che, senza ultimatum e senza veti, riusciremo a dare un governo al Paese".

Tuttavia, nonostante le aperture reciproche, i due leader politici non sono ancora riusciti a trovare un accordo sul nome di colui che dovrà guidare il nuovo governo di legislatura. Lo scontro, dunque, sarebbe soprattutto sul presidente del Consiglio. Mentre, infatti, i pentastellati vogliono la riconferma di Giuseppe Conte come condizione necessaria per il successo della trattativa, Zingaretti ha ribadito che "serve una nuova fase politica, che sia in discontinuità con un'esperienza, quella degli ultimi 15 mesi, che numeri alla mano non può certo essere considerata positiva. Mi auguro che non esista dopo tutto quello che è successo l'ipotesi di un doppio forno, e ho fiducia che non sia così, perchè altrimenti sarebbe una cosa molto grave dal punto di vista della trasparenza della politica".

Ma le divergenze non finirebbero qui. L'altro nodo della trattativa è rappresentato dalla riforma costituzionale che prevede il taglio dei parlamentari. Se per il M5s va approvata subito, per i dem la riforma va inserita in un disegno complessivo di riorganizzazione istituzionale che preveda anche la modifica della legge elettorale. Senza sottovalutare la pressione esercitata dalla fronda leghista interna al Movimento, che vorrebbe un ritorno all'alleanza con il partito di Matteo Salvini, e tra cui spiccano nomi illustri come Alessandro Di Battista e Gianlugi Paragone. Anche Stefano Buffagni, in un'intervista al Corriere della Sera, ha proposto che l'eventuale patto con il Pd venga messa ai voti sulla piattaforma Rousseau, visto che in rete sono molte le proteste degli iscritti per la gestione della situazione nel dopo-consultazioni. Il dibattito, però è vivo anche tra i democratici, tra i quali la prospettiva di un Conte bis non sarebbe da scartare per l'ala renziana del partito. A confermarlo è stata nelle ultime ore Maria Elena Boschi, fedelissima dell'ex premier, che ha dichiarato al Ciocco, nell'ultimo giorno della scuola politica di Renzi, che "la trattativa la gestisce Zingaretti, sulla base della linea stabilita in direzione, ed è lui ad aver detto no all'ipotesi di un governo Conte bis".