L'Italia è il nono Paese al mondo per numero di contagi di coronavirus. Ed è il sesto per il numero di morti. Secondo le analisi della Johns Hopkins University, il nostro è il terzo Paese al mondo per mortalità da Covid-19, secondo solo a Messico e Iran. In Europa è il primo. Le vittime nel nostro Paese sono state tantissime e anche ora che la curva dei nuovi casi mostra segni di rallentamento, il numero dei decessi continua ad aumentare in modo esponenziale. Il virologo Andrea Crisanti, direttore di microbiologia e virologia all'Università di Padova, ha spiegato a Sky Tg24 che l'alto numero di morti è collegato all'altrettanto elevato numero di contagi: e se sembra mancare una chiara corrispondenza nella proporzione tra i due è perché un valore potrebbe essere sottostimato. "Il numero dei contagi che noi identifichiamo ogni giorno coi tamponi, forse è ancora una sottostima del numero reale e comunque non credo questi numeri vadano a calare nel breve periodo, perché purtroppo il numero dei morti riflette il numero delle infezioni precedente di circa due tre settimane", ha affermato.

Anche nelle prossime settimane, nonostante le misure restrittive introdotte, dovremo quindi aspettarci ancora molte vittime. Crisanti ha sottolineato come i bollettini riflettano la situazione delle "persone che si sono infettate due tre settimane fa e che purtroppo non c l'hanno fatta. Quindi questo numero sarà destinato a rimanere piuttosto alto perlomeno per due tre settimane".

Anche il presidente della Società europea delle terapie intensive, Maurizio Cecconi, era intervenuto nelle scorse ore sul numero dei morti nel nostro Paese: "Dobbiamo prendere atto di una seconda ondata che ha contagiato molte persone, quindi probabilmente non siamo stati in grado di proteggere dal contagio le fasce più vulnerabili, come gli anziani. La mortalità è concentrata sulle fasce più deboli, anziani e pazienti con comorbidità", aveva detto, raccomandando tuttavia di fate attenzione con l'analisi dei dati, proprio per il fatto che il sistema di tracciamento in molti territori è collassato e potrebbe quindi riporatre una situazione che non è quella reale. In questo caso, ad esempio, ci potrebbero essere in circolo molti più asintomatici di quanti non ne siano stati segnalati alle autorità sanitarie: un fattore che cambierebbe la prospettiva nella proporzione tra contagi e decessi.