Mercoledì 12 febbraio il Senato dell Repubblica deciderà sulla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini per il reato di sequestro di persona nei confronti dei migranti a bordo della nave Gregoretti della Guardia Costiera italiana. Dopo il voto della Giunta per le immunità e considerati gli orientamenti delle forze politiche che siedono in Parlamento, sembrerebbero non esserci più dubbi circa l'esito del voto al Senato, che dovrebbe dare il via libera ai giudici del Tribunale dei ministri di Catania per perseguire in sede processuale l'ex ministro dell'Interno. Così, mentre non è ancora chiarissimo come voteranno i senatori leghisti (in un primo momento sembravano orientati a votare sì al processo, ora si ragiona anche su una uscita dall'Aula in segno di protesta), Matteo Salvini prepara la sua difesa, che sarà affidata a un lungo intervento che pronuncerà mercoledì in apertura di seduta.

L'impianto difensivo è in gran parte già noto e verte su tre punti cardine. In primo luogo il leader leghista rivendicherà di aver agito per tutelare l'interesse nazionale, operando un atto squisitamente politico, dunque non sindacabile da parte della magistratura. Poi chiamerà in causa il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i componenti dell'esecutivo precedente, battendo sul tasto della "decisione collegiale" da inserire in un chiaro orientamento condiviso dalla maggioranza sull'intero sistema degli sbarchi sulle nostre coste. Infine, imposterà un parallelismo con il caso Diciotti, chiedendo che i senatori votino allo stesso modo.

Quest'ultimo punto, però, è particolarmente problematico, proprio perché sono stati gli stessi giudici catanesi a spiegare come non sia possibile paragonare i casi Diciotti e Gregoretti dal punto di vista giuridico (ovvio che dal punto di vista politico la questione sia diversa). Nella lettura dei magistrati (fatta propria dalla maggioranza), le due vicende sono diverse e vanno considerate in modo diverso non solo perché nel frattempo era cambiato il quadro normativo, con l'introduzione del decreto sicurezza bis (che paradossalmente aggrava la posizione di Salvini). Mentre la Diciotti era una nave attrezzata per emergenze di un certo tipo e per ospitare un gran numero di persone, infatti, la Gregoretti era inadeguata allo scopo, essendo essenzialmente destinata ad "attività di vigilanza da pesca". Inoltre, se il ritardo nella risoluzione della vicenda Diciotti potesse in qualche modo essere "giustificato" dalla controversia aperta con Malta, ciò non vale per il caso Gregoretti, visto che, scrivono i giudici, appare "assolutamente pacifico che il coordinamento e la responsabilità primaria dell'intera operazione, seppure avviata in acque Sar maltesi, siano stati assunti dallo Stato italiano su esplicita richiesta di quello maltese".

Come se ne esce, dunque, atteso che Salvini non ha alcuna intenzione di snobbare il dibattito parlamentare, ma anzi lo vede come una tappa fondamentale nel piano di inversione del trend negativo cominciato dopo le Elezioni Regionali in Emilia Romagna?

Ecco, oltre al rilanciare il valore politico del suo operato da ministro dell'Interno, il leader leghista sta ragionando sulla possibilità di impostare la difesa intorno a due elementi specifici. Per paradossale che possa sembrare, Salvini intende accentuare il peso stesso del "salvataggio" dei migranti in mare, spiegando di non aver mai messo in pericolo la loro libertà personale, ma anzi di averla tutelata e garantita. Pochi giorni di attesa, spiegherà il leader leghista, sono secondari rispetto al fatto di aver garantito salvataggio e accoglienza in Italia (in realtà, come si evince dal reportage di Repubblica la loro vicenda è stata molto più travagliata).

Inoltre, sarebbe questa la carta da giocare in Aula, il ministero dell'Interno avrebbe ritardato lo sbarco per verificare che tra i migranti della Gregoretti non vi fossero persone potenzialmente pericolose. Fonti leghiste spiegano come Salvini sia in possesso di un documento dal quale si evincerebbe che il governo tedesco avesse allertato il Viminale della possibilità che sulla Gregoretti vi fossero "tre soggetti in grado di mettere a rischio la sicurezza nazionale". Della questione aveva già parlato il parlamentare leghista Nicola Molteni, in una interrogazione al ministro Lamorgese nella quale dava per scontato che i tre soggetti avessero già "fatto perdere le proprie tracce", addirittura dopo che uno di loro "è stato arerstato per furto a Como, processato per direttissima ma rimesso subito in libertà". Una interrogazione piena di condizionali e senza fatti certi e verificabili, tanto che dall'inner circle di Salvini non era mai filtrata la possibilità di utilizzarla nella linea difensiva sul caso Gregoretti. Ora, pare che le cose siano cambiate…