Il Codice rosso, il disegno di legge contro la violenza sulle donne, è legge. Il Senato ha approvato il provvedimento in via definitiva con 197 voti a favore, nessun contrario e 47 astenuti, tra le fila del Pd e di Leu, secondo cui questo testo è sostanzialmente un’occasione sprecata. Rispetto al ddl uscito dalla Camera, a Palazzo Madama non sono state apportate modifiche. A votare a favore sono invece stati M5s, Lega, Fi, Fdi e Autonomie. L’astensione del Pd e di Leu finisce sotto attacco del vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, che su Twitter scrive: “La sinistra non ha votato a favore, parlano parlano ma quando serve se ne fregano”. Salvini commenta: “Più sicurezza e protezione per le donne vittime di violenza. Grazie al Codice rosso, i magistrati dovranno ascoltare entro tre giorni dalla denuncia. Altra promessa mantenuta dalla Lega”.

Esulta per l’approvazione del Codice rosso il ministro per la Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, promotrice della proposta insieme al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede: “La legge rappresenta il massimo che si può attualmente fare sul piano legislativo per combattere la violenza sulle donne: prevedendo un termine stringente di tre giorni entro i quali sentire le donne che hanno denunciato gravi violenze, si garantisce un contatto immediato con la magistratura, che potrà così valutare eventuali misure da adottare. Si tratta dunque di un'importantissima novità con la quale vogliamo scongiurare che le donne stiano mesi o anni senza ricevere aiuto. Dopo questa svolta, sono consapevole che l'impegno per combattere la violenza sulle donne non può finire qui: per esempio, sarà essenziale operare sul piano della riduzione dei tempi dei processi penali. Aggiungo che fare il massimo sul piano legislativo è fondamentale, ma non basta. Come ho sempre sostenuto, la violenza sulle donne è molto spesso una conseguenza delle discriminazioni; dunque, gli interventi legislativi devono essere accompagnati da azioni concrete sul piano culturale. Resta comunque il fatto che oggi abbiamo aggiunto un mattone determinante nella costruzione di un'efficace lotta alla violenza”.

Cosa prevede il Codice rosso

Il provvedimento è stato varato dal Consiglio dei ministri nel novembre del 2018 e prevede un iter più semplice e veloce per le denunce dei casi di violenza sulle donne. Il pubblico ministero, una volta ricevuta la denuncia, ha tre giorni per ottenere informazioni, mentre la polizia deve agire per compiere tutti gli atti del pm in tempi rapidi. Vengono anche allungati i tempi per sporgere denuncia, che passano da sei a dodici mesi. Tra le novità più discussa c’è la norma sul revenge porn, che è stata inserita dopo un duro scontro tra maggioranza e opposizione: si introduce il reato di ‘Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti’. Chiunque invii, consegni, ceda, pubblica o diffonda immagini e video con contenuti di questo genere senza il consenso del diretto interessato, può essere punito con la reclusione da uno a sei anni e una multa da 5 a 15mila euro.

Viene introdotto nel codice penale un nuovo reato, quello di sfregio del volto, con una pena che prevede la reclusione da otto a 14 anni. Con il Codice rosso si prevede anche di creare specifici corsi di formazione per il personale delle forze dell’ordine riguardanti la prevenzione ma anche il perseguimento dei reati in questione. Inserito anche il divieto dei matrimoni o delle unioni civili per coercizione, così come il sostegno economico agli orfani di femminicidio.

Il disegno di legge inasprisce, inoltre, le pene previste attualmente per i reati sessuali, tra cui anche lo stalking (la cui pena massima arriva ora a sei anni e sei mesi). Inoltre per il condannato di un reato sessuale viene prevista la possibilità di ottenere la sospensione condizionale della pena solamente nel caso in cui partecipi a specifici percorsi di recupero. Ancora, vengono inseriti alcuni obblighi di informazione a tutela delle vittime da effettuare in tempi rapidi. Infine, viene modificato il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalle vittime: i giudici, per le verifiche, potranno anche utilizzare mezzi elettronici o altri strumenti come il braccialetto elettronico.