Un lockdown lampo, ma solo per le scuole. Si torna a parlare di chiusure, ma sarebbero brevi e mirate con un obiettivo chiaro e definito: fermare le varianti del Covid-19. Non è ancora chiaro se siano o no più trasmissibili nella fascia giovane della popolazione, ma l'idea è non penalizzare i bambini e i ragazzi con una chiusura prolungata o con una didattica a distanza sempre dietro l'angolo. Fermare tutto per innalzare "le azioni di prevenzione per limitare la diffusione del virus", soprattutto "alla luce del rischio di maggior circolazione della variante inglese, in attesa del vaccino che sarà la soluzione per uscire dalla pandemia". Il pediatra Italo Farnetani spiega all'Adnkronos Salute che "pur essendo sempre stato un fautore della promozione del diritto alla scuola", ritiene che "in questo momento le scuole vadano completamente chiuse". Un tempo breve, solo tre settimane, "creerebbe disagio, ma non danni psicologici permanenti".

Il rischio che i giovani possano diffondere la variante inglese è incentrato sul fatto che nella maggior parte dei casi contraggono il Covid in forma asintomatica: "Io chiuderei completamente le scuole, anche elementari e materne – continua il docente della Libera Università Ludes di Malta – Queste ultime non ci sarebbe motivo di non chiuderle, a maggior ragione perché i più piccoli hanno una maggior difficoltà a indossare la mascherina, e se non la portano si infettano". Si creano anche degli assembramenti "nella fase di entrata e uscita degli alunni".

Non ci sarebbe da preoccuparsi per gli effetti collaterali di una chiusura totale delle scuole di ogni ordine e grado, nessun danno permanente: "L'identificazione nel gruppo dei coetanei è fondamentale nell'infanzia e nell'adolescenza, ma un'interruzione di qualche settimana della frequenza in aula ci permette di poter arrivare in sicurezza a portare avanti il piano vaccinale". La scuola è storicamente una "fonte di trasmissione degli agenti infettivi", spiega il pediatra. E la dimostrazione chiara di questo punto è che "ogni anno la prima grande epidemia di raffreddore" arriva pochi giorni "dopo il ritorno fra i banchi a settembre".

Il professore elenca tre punti fondamentali da seguire per uscire dalla pandemia: utilizzare di più le mascherine, coprendo anche il naso e facendole indossare anche ai bambini di tre anni; per quanto riguarda la scuola si deve "potenziare la didattica a distanza", rinunciando a qualche settimana di presenza, "un sacrificio utile"; acquistare più dosi di vaccino e somministrarlo più velocemente, anche "no stop, ventiquattro ore su ventiquattro".