Chi è Mario Burlò, l’imprenditore italiano liberato in Venezuela e perché era detenuto dal 2024

Mario Burlò è stato liberato. Insieme ad Alberto Trentini, il 52enne di Torino si trovava in carcere in Venezuela. Era detenuto dal 2024 con generiche accuse di terrorismo. I due erano nella stessa struttura: El Rodeo, a Caracas, un penitenziario noto per le pessime condizioni dei detenuti e il sovraffollamento delle celle. Burlò dovrà affrontare un processo per presunti reati fiscali a Torino, in cui finora la sua posizione è rimasta sospesa a causa della detenzione.
Chi è Mario Burlò e perché fu arrestato in Venezuela nel 2024
Burlò, 52 anni, in Italia è a capo di varie aziende. Fu arrestato a novembre 2024, lo stesso periodo di Trentini. Non è un caso: nell'estate di quell'anno si erano svolte in Venezuela delle elezioni presidenziali che la comunità internazionale, per la gran parte, non aveva riconosciuto. Gli arresti, dunque, avevano con tutta probabilità uno scopo principalmente politico. Si trattava di spingere il governo italiano a riconoscere quello venezuelano, in cambio della liberazione.
Un meccanismo che, in buona sostanza, ha funzionato. Anche se si è sbloccato solo dopo l'intervento militare degli Stati Uniti e la cattura del presidente Nicolas Maduro, sostituito dalla sua vice Delcy Rodriguez, che Giorgia Meloni, Antonio Tajani e il resto del governo italiano hanno già riconosciuto come presidente in carica.
Non è chiaro perché il 52enne si trovasse in Venezuela: avrebbe detto ai familiari che aveva intenzione di esplorare nuove occasioni imprenditoriali. Fu fermato a un posto di blocco. Era in viaggio tra la capitale e la città di Guasdualito. Le accuse a suo carico, mai definite in modo preciso, secondo quanto riportato parlavano genericamente di "terrorismo". I legali di Burlò, comunque, hanno ribadito più volte che la detenzione era del tutto "arbitraria", perché non c'erano provvedimenti formali in corso.
I casi giudiziari in Italia
In Italia, Burlò è stato coinvolto in più di un procedimento giudiziario. A febbraio del 2025 la Corte di Cassazione lo ha assolto dalle accuse di concorso esterno in associazione mafiosa, in un processo che riguardava le infiltrazioni della ‘ndrangheta in Piemonte.
Un processo, invece, resta aperto. Qui l'imprenditore è imputato per dei presunti reati fiscali legati al fallimento, nel 2019, della società torinese Auxilium Basket. Per i suoi sette co-imputati, tutti condannati, la sentenza è arrivata nei giorni scorsi. La società sportiva fallì nel 2019, ma secondo le indagini avrebbe dovuto chiudere i battenti già quattro anni prima: sarebbe invece nato un sistema di crediti fittizi nei confronti del Fisco per tenerla in piedi, che stando agli altri imputati avrebbe visto al centro proprio Burlò.
Il Tribunale di Torino ha deciso di stralciare la posizione del 52enne, ovvero separarla dagli altri imputati per poter rimandare il caso, in attesa della sua liberazione. L'udienza è stata rinviata al 17 marzo. A luglio, il pubblico ministero aveva chiesto per il 52enne una condanna a tre anni e sei mesi, sostenendo che non ci fossero prove del fatto che si trovasse in Venezuela.
Oltre un anno in carcere, poi l'appello a Meloni
Effettivamente, per diverso tempo, le autorità italiane non avevano potuto confermare ufficialmente che l'imprenditore fosse incarcerato. I dubbi, naturalmente, sono stati cancellati nei mesi successivi e oggi con la sua liberazione. A settembre l'ambasciatore italiano in Venezuela Giovanni Umberto De Vito aveva incontrato Burlò, rassicurando i familiari.
I legali e i familiari dell'imprenditore, negli scorsi mesi, avevano scelto di trattare la vicenda con riservatezza. Nei giorni scorsi, poi, quando la possibilità di scarcerazione si era avvicinata, gli avvocati avevano inviato un appello alla presidente del Consiglio Meloni: "Oltre ad Alberto Trentini, anche Mario Burlò è detenuto nel carcere di Caracas, in assenza di contestazioni di reato e regolare processo. I suoi familiari non attendono telefonate di solidarietà, ma auspicano che prosegua indefessamente lo sforzo diplomatico per poterlo riabbracciare al più presto in Italia", avevano scritto.