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8 Maggio 2019
20:54

Caso Siri, Matteo Salvini ci mette una pietra sopra: “Governo non salta per un sottosegretario”

Il vicepresidente del Consiglio e leader della Lega, Matteo Salvini, sembra voler chiudere il caso Siri dopo la revoca del sottosegretario del Carroccio indagato per corruzione. Il ministro dell’Interno afferma: “Sottosegretario in più o in meno, si va avanti, il Paese va avanti, il governo va avanti”.
A cura di Stefano Rizzuti
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Il caso Siri sembra chiuso. Non solo per la revoca ufficializzata oggi in Consiglio dei ministri, ma anche per le parole di Matteo Salvini. Il leader della Lega, infatti, sembra voler mettere una pietra sopra la questione: “Sottosegretario in più o in meno, si va avanti, il Paese va avanti, il governo va avanti”, dice a Otto e Mezzo, trasmissione in onda su La7. Il ministro dell’Interno, quindi, non vuole continuare la polemica e lo scontro con il Movimento 5 Stelle sulla questione del sottosegretario leghista indagato per corruzione e, anzi, minimizza: “Non ho ceduto. La scelta sulle dimissioni di Siri è di competenza del premier, non mia. Con gli italiani che mi chiedono di tagliare le tasse non faccio saltare il Governo per questo. Se c’è da questionare lo faccio sull'economia”.

Salvini non risparmia un attacco a Conte: “Io mi fido del premier, ma ha preso le parti di M5s, come sulla Tav, posizioni di sinistra. Ma quota 100 e flat tax per le partite Iva si son fatte perché c'è un governo”. In ogni caso il vicepresidente del Consiglio sostiene che il contratto di governo continua a unire il M5s e la Lega e non sarà sul caso Siri che si litigherà. Al contrario, “sull'emergenza droga litigo con i 5 Stelle, non su un sottosegretario, se c’è qualche parlamentare che vuole lo Stato spacciatore: su questo il governo può andare a casa”, spiega Salvini che sembra anche riferirsi alla sua ultima proposta di chiudere i cannabis shop.

Altra questione aperta in questi giorni è quella del Salone del Libro di Torino, con la polemica per la partecipazione della casa editrice Altaforte, vicina a Casapound. E in questa vicenda viene chiamato in ballo anche lo stesso Salvini, considerando la pubblicazione del suo libro-intervista proprio con questa casa editrice: “Io ho fatto un'intervista con una giornalista, questi della casa editrice non li conosco, non li ho mai incontrati, io non prendo un euro. Ma chi lo conosce” Francesco Polacchi?, afferma il ministro dell’Interno riferendosi all’editore. ”Ma perché – aggiunge – dobbiamo fare la censura preventiva? Questa presunta superiorità culturale della sinistra che non esiste, chi l'ha detto che solo la sinistra può fare cultura?”.

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