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Caso Santanchè, cosa dice la mozione di sfiducia presentata dal Movimento 5 stelle

Dopo l’informativa al Senato della ministra del Turismo, Daniela Santanchè, il Movimento 5 stelle ha annunciato di aver depositato una mozione di sfiducia. Gli scandali legati alle sue società “minano la credibilità della ministra”, si legge, e mettono in discussione “l’opportunità della sua permanenza a ricoprire una carica governativa”.
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A cura di Luca Pons
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È iniziata una nuova fase della polemiche su Daniela Santanchè, ministra del Turismo del governo Meloni, che nelle ultime settimane è stata al centro di rivelazioni sulla gestione della sua società: gestione dei bilanci, debiti non pagati, dipendenti licenziati senza Tfr sono alcune delle questioni sollevate dall'inchiesta di Report e corroborate da altre testate.

Con la sua informativa in Senato la ministra si è difesa attaccando i giornali e le opposizioni e affermando la sua estraneità ai fatti. Per la minoranza però non è bastato, e così il Movimento 5 stelle ha depositato una mozione di sfiducia nei confronti della ministra, che Fanpage.it ha potuto leggere per intero.

La storia dei debiti di Visibilia e Ki Group: "Condotte spregiudicate"

Nel documento di cinque pagine depositato al Senato si afferma che la ministra ha la tendenza a "considerare le regole del mercato e le regole sindacali e previdenziali come orpelli d'impatto alla libertà imprenditoriale", con "condotte spregiudicate che non possono essere proprie di un ministro".

Le premesse ricostruiscono il caso: "Nel 2011 la ministra, che all'epoca dei fatti ricopriva la carica di senatrice e di sottosegretario, partecipa all'acquisizione del gruppo Ki Group spa", si legge. Nel 2017 "la gestione diretta passa alla ministra, all'allora compagno Canio Mazzaro e ad alcuni dei loro familiari". E da quel momento, si legge, "inizia il declino": l'anno successivo si accumulano "8 milioni di euro di debito nei confronti dei fornitori", e Santanchè ha "un coinvolgimento diretto nell'assicurare il pagamento delle forniture".

Nasce così un'altra società, Ki Group srl, che si prende i crediti dei fornitori e nel 2021 "ha già oltre 3 milioni di euro di debito" verso i fornitori stessi. In nove anni, la società quotata in borsa è passata "da un valore di 35 milioni di euro a 469mila euro", mentre Santanchè "ha incassato per le cariche sociali 2,5 milioni di euro". Secondo "le testimonianze degli ex dipendenti" ci sono "centinaia di persone che aspettano ancora il versamento del Tfr".

Ci sarebbero poi "irregolarità e operazioni finanziarie fumose anche nella gestione di un'altra delle società di cui è socia la ministra, la Visibilia Editore spa". Qui "i bilanci sono in costante passivo" e ci sarebbe "la prassi di celare le perdite mediante la costituzione di nuove società, con operazioni finanziarie spregiudicate e artifizi contabili". Si apre poi la questione della Procura di Milano che ha "chiesto il fallimento dell'azienda, evitato da parte della ministra con il pagamento in extremis di una parte dei debiti".

Si cita il fatto che Ki Group ha ricevuto "un finanziamento da parte di Invitalia di 2,7 milioni di euro, nel quadro temporaneo di aiuti connessi all'emergenza epidemiologica da Covid-19, finalizzato al pagamento di fornitori e dipendenti". E ancora che "un ex dipendente di Visibilia sia stato posto in cassa integrazione a zero ore a sua insaputa", sempre usando le misure straordinarie del periodo della pandemia.

Le conclusioni del M5s: "Circostanze incompatibili con il ruolo di ministro"

Il governo ha approvato un ordine del giorno per sanzionare le società, inclusa Visibilia, che avrebbero approfittato delle misure contro il Covid. Per il M5s questo è stato "un segnale di intransigenza" da parte dell'esecutivo. Questo perché "le circostanze emerse sono assolutamente incompatibili con il ruolo di ministro della Repubblica, tanto più incompatibili per un ministro che vanta un ruolo attivo nell'imprenditoria del Paese".

Insomma, i dubbi erano molti e "i chiarimenti resi" dalla ministra "non forniscono spiegazioni sufficienti". Tutto questo "mina fortemente la credibilità della ministra e pone un grave pregiudizio sull'opportunità della sua permanenza" nel governo. L'articolo 54 della Costituzione prevede che chi ha un incarico pubblico lo svolga "con disciplina ed onore", e Santanchè non lo ha fatto, per il M5s. In Italia "le istituzioni vanno salvaguardate, nel loro prestigio e nella loro dignità". Per questo, si chiedono le dimissioni della ministra. Il testo dovrebbe essere discusso in Senato nelle prossime settimane.

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