Chi si illudeva che il "grande vecchio" accettasse di stare nelle retrovie nel ruolo del padre nobile può tranquillamente ripiegare la speranza e riporla nel cassetto: Massimo D'Alema è sempre il solito D'Alema e oggi, con un'intervista al Corriere della Sera, uccide Grasso e il progetto Liberi e Uguali direttamente nella culla infilando una serie di prospettive al bromuro che passano da un presunto "governo del Presidente" (che il vestito buono delle larghe intese) al renzicidio come soluzione per riavvicinarsi al PD fino a riesumare Bassolino, Errani e Zanonato travestendoli "personalità storiche" di cui evidentemente non si può fare a meno.

Ma se è vero che D'Alema non risponde mai, da intervistato, alle domande che gli pongono ma piuttosto parla ai suoi compagni di avventura allora l'intervista di oggi è soprattutto una sonora bocciatura nei confronti di Pietro Grasso (che i ben informati raccontano piuttosto nervoso per l'intervista fin troppo tagliente) e di fatto l'affossamento di un progetto (quello di Liberi e Uguali) che ancora una volta rischia di essere un mero cartello elettorale teso più all'autopreservazione dei pochi che all'organizzazione dei molti, nonostante gli slogan. Del resto i malumori dentro LeU si trascinano da giorni: la composizione delle liste elettorali (che è la prima vera prova d'identità della lista) non promette nulla di buono se è vero che i vecchi notabili (gli stessi che nelle interviste insistono nel dichiarasi pronti per una campagna elettorale "pancia a terra" come alle origini) stanno spingendo da più parti per ottenere pluricandidature (sia nelle liste dell'uninominale che in quelle plurinominali) in diversi collegi per garantirsi un posto in Parlamento sfidando qualsiasi regola di buon senso e, soprattutto, sciupando il risultato elettorale.

Si sta diffondendo da più parti l'idea che il progetto di un partito unico che tenga insieme MDP, Sinistra Italiana e Possibile dopo le elezioni sia un'ipotesi sempre più velleitaria e anche l'investimento generale sulla campagna elettorale sembra essersi annacquato nella prospettiva di avere il rassicurante Grasso come semplice traghettatore prima di un "liberi tutti" quando toccherà al Presidente della Repubblica comporre un governo di fronte a una maggioranza che non ci sarà. Per questo l'intervista di D'Alema in fondo parla a nuora perché suocera intenda: se è vero che sarà impossibile che dalle urne esca una maggioranza in grado di governare è altresì vero che sull'eventuale disponibilità a un governo "largo" (come fu per Letta) Liberi e Uguali smette di esistere. "Sul governo del presidente non ci staremo mai, questo progetto di Liberi e Uguali ha senso solo se lavora su un'altra prospettiva, alternativa alla destra e al Pd. Se qualcuno lo concepisce come il modo per fare il congresso del Pd con altri mezzi" ha dichiarato il segretario di Sinistra Italiana mentre Civati, segretario di Possibile, dichiara di essere "contro le larghe intese da sempre. Ma, a parte le mie idee, – aggiunge Civati – mi sembra di non aver avuto occasione di discutere in Liberi e Uguali quanto detto oggi da D'Alema… Quello che succede dopo il 4 marzo, credo che andrà discusso nel partito o no?".

Una cosa è certa: D'Alema "taglia" fuori Grasso e ogni volta che parla Liberi e Uguali continua a perdere voti. E poi D'Alema se ne lamenta.

Avanti così.