Carlo Calenda fonda il suo nuovo partito, non si conosce ancora il nome, ma la data di lancio ormai è certa: sarà il prossimo 21 novembre. L'ex ministro dello Sviluppo economico, dopo lo strappo con il Partito Democratico, già ad agosto aveva manifestato l'intenzione di dare vita a un nuovo soggetto politico. L'europarlamentare con un tweet annuncia anche il suo sostegno a Stefano Bonaccini, candidato del Partito Democratico alle future elezioni regionali in Emilia-Romagna. "Nonostante il poco tempo siamo pronti a lavorare con ⁦Stefano Bonaccini e ⁦il PD per combattere insieme – ma specifica – ovviamente se il Movimento Cinque Stelle non sarà alleato".

Un richiamo alle armi fianco a fianco con gli ex compagni di partito per difendere la regione emiliana, considerata un baluardo della sinistra e non solo: molti ritengono le elezioni emiliane come un test chiave per verificare le capacità delle forze di maggioranza di contrastare l'ascesa della Lega nei consensi.

Durante la crisi di governo del Conte 1, mentre gli accordi tra PD e Movimento Cinque Stelle per formare un nuovo governo si facevano sempre più stringenti, l'ex capo del Mise aveva espresso la sua contrarietà e aveva rappresentato una delle voci più critiche verso il Partito Democratico. "Siamo passati dal ‘mai con i cinque stelle', al ‘mai con Conte', dal ‘mai con Di Maio' ad accettare la trappola di Rousseau. Il dado è tratto, indietro non si torna", aveva detto in un'intervista su La Repubblica annunciando l'uscita dal partito. "La gente si ricorda molto bene che il M5S è nato per distruggere la democrazia rappresentativa. E poi conosco bene la classe dirigente grillina: sono incapaci e arroganti, non cambieranno mai”, aveva concluso.

L'accordo del PD con il M5s secondo Calenda aveva snaturato il partito con l'unico obiettivo di "evitare la destra". Lo scontro che a breve avverrà in Emilia-Romagna porterà probabilmente al confronto diretto tra Lega e Partito Democratico. Dopo la pesante sconfitta alle elezioni umbre, con PD e M5s si erano presentati in coalizione, infatti, i due partner di maggioranza avevano allontanato l'ipotesi di una alleanza in Emilia-Romagna.