Avvocati e architetti che lavorano a partita Iva, ma che in realtà sono dei veri e propri dipendenti degli studi per cui prestano servizio. E che, avendo ricevuto il bonus da 600 euro previsto dal decreto Cura Italia, si vedono decurtare lo stipendio dai datori di lavoro che risparmiano così la cifra dovuta a chi ha ugualmente lavorato durante l’emergenza sanitaria e la fase di lockdown. È questo il tema portato all’attenzione dei ministri del Lavoro, dell’Economia e della Giustizia dalla deputata del Pd Chiara Gribaudo, con un’interrogazione parlamentare presentata dopo aver scoperto come questa pratica, denunciata da Fanpage.it per quanto riguarda alcuni studi di architetti, sia stata più volte applicate in Italia. Gribaudo ha presentato un’interrogazione in commissione Lavoro alla Camera, alla quale dovrà rispondere il ministero del Lavoro.

L’interrogazione di Gribaudo

L’interrogazione presentata dalla deputata del Pd parte dalla situazione degli studi legali italiani, in cui ci sono “avvocati titolari degli studi, denominabili domini, e avvocati in regime di mono-committenza o mono-commessi che, di questi, sono di fatto dipendenti”. Questi ultimi, “per compensi molto più bassi, lavorano senza tutele o come collaboratori con partita Iva”. Per Gribaudo “a tali rapporti possono essere facilmente riconosciute tutte le caratteristiche della subordinazione”. Una dinamica “consentita e addirittura favorita dalla legge n. 247 del 2012 prevedendo l’incompatibilità dell’esercizio della professione con qualsiasi attività di lavoro subordinato”, impedendo di fatto “la contrattualizzazione del rapporto di lavoro”. La situazione si ripete, in modo simile, anche per “i giovani architetti italiani”.

Con l’emergenza Coronavirus alcuni di questi lavoratori hanno avuto diritto all’accesso al bonus dei 600 euro introdotto dal decreto Cura Italia: “Tuttavia questa indennità è divenuta oggetto di trattative nella quantificazione del compenso”. Gribaudo spiega: “Alcune associazioni forensi riferiscono infatti che non pochi titolari di studi professionali stiano arbitrariamente decurtando, dalle retribuzioni mensili dei propri avvocati dipendenti, proprio di 600 euro cui questi ultimi hanno avuto accesso, trasformando la provvidenza assistenziale riconosciuta in un arricchimento indebito dei titolari degli studi professionali che procedono al pagamento di stipendi ridotti”.

Richiamando quanto svelato da Fanpage.it, la deputata del Pd parla anche delle situazioni degli architetti: “Con riferimento anche agli studi di architettura, lo stesso meccanismo è stato proposto da molti professionisti di grandi studi ai propri collaboratori a partita Iva come riportato anche dal giornale online Fanpage.it”.

La richiesta al governo sul bonus per avvocati e architetti

Con l’interrogazione presentata da Gribaudo si chiede ai ministeri quali iniziative intendano “adottare al fine di garantire la corretta percezione dei 600 euro per i lavoratori autonomi prevista dal decreto Cura Italia per gli avvocati in regime di mono committenza e per gli architetti a partita Iva”, ovvero in che modo il governo pensa di evitare che i datori di lavori decidano di decurtare i 600 euro dagli stipendi. Inoltre, si chiede quali iniziative si vogliano mettere in campo “al fine di eliminare la situazione di precariato e sfruttamento derivante dall’incompatibilità dell’esercizio della professione con qualsiasi attività di lavoro subordinato”.