Berlusconi perde l’ultimo ricorso sul Lodo Mondadori: fu giusto il processo che condannò Fininvest

Un'altra bocciatura, per Silvio Berlusconi e la Fininvest, nella vicenda legale della guerra di Segrete e il lodo Mondadori. La Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu) ha respinto i ricorsi dei due soggetti, accogliendo solo in piccola parte quello della società. Bocciate, in sostanza, tutte le motivazioni principali che avevano spinto al ricorso.
Non ci furono irregolarità né ingiustizie nel processo civile che condannò, nel 2011 in appello e nel 2013 in Cassazione, Berlusconi al risarcimento di 541,2 milioni di euro nei confronti di Carlo De Benedetti e della Cir (Compagnie Industriali Riunite). L'unico punto su cui Fininvest ha avuto ragione riguarda le spese giudiziarie: sbagliò la Cassazione a fissarle in ben 900mila euro senza motivare la somma.
Il lodo Mondadori, la corruzione e il rimborso a De Benedetti
La vicenda è quella della cosiddetta guerra di Segrate, e in particolare del lodo Mondadori che ne fu parte integrante. Nel 1988, Carlo De Benedetti stipulò un accordo con la famiglia Formenton Mondadori per avere le loro quote della società editoriale negli anni successivi. L'anno dopo, nonostante l'accordo, fu Berlusconi a comprare quelle quote. De Benedetti portò la questione in arbitrato, e i giudici gli diedero ragione: questo verdetto fu chiamato il lodo Mondadori.
Nel 1991, però, la Corte d'Appello di Roma con una sentenza ribaltò la decisione, dando ragione a Berlusconi e annullando il lodo Mondadori. Successivamente si arrivò poi a una mediazione, e Fininvest lasciò a De Benedetti Repubblica, L'Espresso e alcuni quotidiani locali, ricevendo in cambio un conguaglio da 365 miliardi di lire.
Il problema è che quella sentenza della Corte d'Appello era stata comprata da uomini di Fininvest con delle tangenti ai magistrati. Nel 2007 per questo furono condannati il giudice Vittorio Metta, l'avvocato di Berlusconi Cesare Previti e altri imputati. Berlusconi stesso non fu condannato: l'accusa nei suoi confronti cadde in prescrizione, perché era di corruzione semplice e non di corruzione in atti giudiziari.
Dopo la condanna penale, partirono i processi civili. Quella sentenza del 1991 aveva impedito a De Benedetti di negoziare alla pari con Berlusconi, nella mediazione con cui si erano spartiti le testate. Per questo, nel 2013 arrivò la condanna definitiva a Fininvest a pagare 541 milioni di euro di risarcimento alla Cir.
Il ricorso di Berlusconi respinto dalla Cedu
Sia Silvio Berlusconi, personalmente, sia la Fininvest avevano fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Il primo perché la sentenze civili, di fatto, anche se condannavano la società parlarono di lui. I giudici, di fatto, scrissero che era "fuori da ogni plausibile logica" che Previti avesse fatto girare i soldi necessari a pagare le tangenti senza che Berlusconi lo sapesse. E che quindi era "certo" che Berlusconi avesse "promosso o consentito la condotta criminosa, realizzata con denaro suo ed a suo illecito profitto".
Secondo l'ex presidente del Consiglio, questo violava il suo diritto a un equo processo, perché non era rispettata la presunzione d'innocenza. Oggi, la Cedu ha detto che non era così. Sei giudici su sette (con una sola opinione in parziale dissenso) hanno stabilito che i magistrati italiani nello scrivere la sentenza "non avevano imputato una responsabilità penale" a Berlusconi.
Fininvest pensa al ricorso alla Grande Camera
Fininvest si era concentrata su altri aspetti, più tecnici, nel suo ricorso. Anche su questi, la Corte ha dato torto alla società. Su un punto, invece, ha accolto la tesi di Fininvest: il fatto che le spese processuali furono fissate alla cifra altissima di 900mila euro senza una motivazione sufficiente.
Ora la società potrà chiedere di fare ricorso alla Grande Camera della Cedu, l'ultimo possibile grado di giudizio, che interviene solo su questioni giuridiche particolarmente rilevanti. Il legale di Fininvest Andrea Saccucci ha detto che ci sarà una "approfondita valutazione della sentenza anche ai fini di un ricorso". Saccucci ha parlato di una decisione "deludente", e ha attaccato: "Silvio Berlusconi in Italia è stato vittima di una grave ed evidentissima violazione del fondamentale principio della presunzione d'innocenza".