Beppe Grillo a Pulp Podcast: “Non fondo un nuovo partito, il M5s ormai non ha un’idea”

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Il fondatore del Movimento 5 Stelle rompe il silenzio nell’intervista con Fedez e Mr. Marra a Pulp Podcast. Dai costi personali della politica alle stoccate a Conte e Vannacci, fino all’analisi sull’AfD e sulla vicenda del figlio Ciro, Beppe Grillo ha affrontato a tutto campo i temi dell’attualità.

Nell'ultima puntata di Pulp Podcast, condotta da Fedez e Mr. Marra, Beppe Grillo è tornato a far sentire la propria voce spaziando da questioni private a un'ampia disamina sull'attualità politica nazionale e internazionale. Il fondatore del Movimento 5 Stelle ha aperto l'intervista spiegando di aver accettato l'invito su spinta dei propri familiari, per poi affrontare l'evoluzione del panorama politico italiano, smentire la nascita di un suo nuovo partito e riflettere sulle trasformazioni sociali del presente.

Le parole sul figlio Ciro e la sua difesa

All'inizio del colloquio, Grillo ha toccato la vicenda giudiziaria che vede coinvolto il figlio Ciro (condannato in primo grado a otto anni di reclusione per violenza sessuale di gruppo e in attesa del processo d'appello). Il cofondatore del Movimento ha riferito come il giovane stia "affrontando il percorso processuale sotto la pressione mediatica", ricordando "il conseguimento della laurea in giurisprudenza con il massimo dei voti", il matrimonio e la nascita di una figlia. Rivelando le intenzioni del giovane, Grillo ha spiegato che "sta completando gli studi" per diventare avvocato penalista "con l'obiettivo di acquisire gli strumenti legali necessari per difendersi autonomamente" nelle sedi competenti e "gridare la sua innocenza al mondo".

Quanto è costata la politica a Grillo e il ricordo di Casaleggio

Ripercorrendo la storia del Movimento 5 Stelle, Grillo ha poi tracciato un bilancio personale e finanziario dei suoi anni di impegno pubblico, rivendicando le origini del progetto fondato insieme a Gianroberto Casaleggio il giorno di San Francesco: "Con la politica ci ho rimesso un sacco di soldi, un po' di salute e una parte della mia famiglia, perché non sono mai stati d'accordo", ha confidato il comico genovese. Ricordando la figura del cofondatore scomparso, Grillo ha sottolineato la complementarietà del loro rapporto, definendo Casaleggio un grande organizzatore con cui condivideva la volontà di introdurre un ideale etico nella gestione della cosa pubblica.

Le critiche a Giuseppe Conte e a Di Maio

L'ex garante ha escluso categoricamente l'ipotesi di fondare una nuova lista elettorale "non ho il potere né le facoltà di farlo", concentrando le sue critiche sul corso recente del M5S. Ripercorrendo le fasi del movimento dopo la scomparsa di Casaleggio, ha ricordato la guida di Luigi Di Maio "bravissimo, per l'amor di Dio, però…", lamentando come negli ultimi anni la sua carica di garante si fosse ridotta a un ruolo privo di reale peso decisionale: "Poi ho fatto il garante che non contava quasi nulla". Grillo non ha risparmiato stoccate al presidente Giuseppe Conte, definito "il reverendo Jones, l'uomo che sussurrava ai cavilli", accusando la nuova dirigenza di aver burocratizzato il progetto: "Il Movimento doveva essere compostabile, non biodegradabile".

L'analisi sul voto all'AfD, l'immigrazione e le stoccate a Vannacci

Un ampio passaggio dell'intervista è stato dedicato alle dinamiche elettorali europee e all'ascesa delle forze di destra radicale, prendendo come spunto il recente voto in Germania. Secondo Grillo, il successo dell'AfD in Sassonia si spiega attraverso la profonda spaccatura sociale tra centro e periferia: "Lo straniero non esiste, esiste il povero", ha affermato, sostenendo che quando uno straniero possiede grandi disponibilità economiche ottiene rapidamente la cittadinanza in qualsiasi Paese occidentale. L'ex garante ha spiegato che nelle periferie lo straniero povero viene percepito come una minaccia alla sicurezza e al lavoro, mentre nei centri storici dove, ricorda Grillo, ha tenuto la socialdemocrazia, viene visto come un "valore aggiunto per fare lavori come le badanti". Commentando il clima politico generale, Grillo ha poi bollato il ritorno al nazionalismo come una delle "malattie infantili, come gli orecchioni", riservando un'ultima battuta all'eurodeputato Roberto Vannacci, paragonato a una decalcomania: "più gli sputi sopra, più la inumidisci, più si appiccica", ha detto.

L'intervento si è infine chiuso con una riflessione amara sul proprio lascito politico e culturale: dichiarandosi ormai "postumo di se stesso da vivo", Grillo ha lamentato un presunto e deliberato tentativo da parte dei media tradizionali di ridimensionare la sua figura e cancellarne il nome dalla memoria collettiva, rivendicando tuttavia di aver anticipato di vent'anni temi e visioni della società contemporanea.

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