Al momento del Mediterraneo non c'è più alcuna nave di una ong dedicata alla ricerca e al soccorso di naufraghi e barconi in difficoltà. La denuncia è stata fatta da Medici Senza Frontiere, che in tweet ha sottolineato: "Le persone in fuga dalla Libia continueranno a morire". Poche settimane dopo aver perso la bandiera di Gibilterra, nave Aquarius ha perso quella di Panama: lo Stato, su pressione del governo italiano – questa è l'accusa delle ong – ha avviato infatti la procedura per cancellare l'imbarcazione dai propri registri marittimi, la nave gestita da Msf e Sos Méditerranée, che ora rischia di diventare una nave pirata, perché sprovvista appunto di bandiera, necessaria per la navigazione. Aquarius dovrà pertanto far rientro nel suo porto d'origine a Marsiglia.

Per poter ritornare a operare in mare, è necessario che Aquarius trovi un nuovo Stato che accetti di registrarla, e le due ong hanno fatto un appello ai governi europei, per trovare qualcuno disposto a fornirle una nuova bandiera: "La solidarietà in mare viene criminalizzata, in mare e a terra. Per questa ragione ci appelliamo agli Stati europei affinché non vengano meno al dovere di soccorre in mare e denuncino le manovre mirate a criminalizzare soccorritori e operatori umanitari", hanno scritto nella petizione lanciata sul profilo dell'associazione umanitaria. Ieri intanto dalla nave sono scesi i 58 migranti salvati la scorsa settimana: sono sbarcati a Malta, e verranno suddivisi tra Francia, Germania, Spagna e Porotgallo.

Per portare avanti una missione di monitoraggio è invece attiva nave Astral, il veliero della ong spagnola Open Arms che si occupa però solo di attività di monitoraggio: "Saremo di nuovo lì per raccontare cosa accade e per difendere chi rischia la vita ogni giorno", scrivono i volontari su Twitter.

I numeri dei morti in mare

La Fondazione Ismu in occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione, che si celebra il 3 ottobre, ha ricordato che sono passati cinque anni dalla tragedia del 3 ottobre del 2013, quando al largo dell'isola di Lampedusa 368 migranti persero la vita in uno dei più tragici naufragi degli ultimi anni, ma nel mar Mediterraneo le vittime continuano a moltiplicarsi.

Da gennaio 2014 al 20 settembre scorso sono stati oltre 17 mila i migranti che hanno perso la vita o che risultano dispersi nelle acque del Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l'Europa. In particolare si parla di 3.538 morti e dispersi nel 2014, 3.771 nel 2015, 5.096 nel 2016, 3.139 nel 2017 e 1.642 al 20 settembre 2018.

"Nonostante nel corso dell'ultimo biennio ci sia stato un considerevole calo degli sbarchi di migranti sulle coste europee rispetto agli anni passati, dovuto soprattutto agli accordi con la Turchia prima e con la Libia successivamente, il tasso di mortalità è aumentato – spiegano dall'Ismu – Infatti, le traversate sono sempre più pericolose e le operazioni di ricerca e soccorso in mare ad opera delle navi delle Ong hanno subito diverse restrizioni di tipo legale e logistico".

Secondo le stime dell'Unhcr, l'Agenzia delle Nazioni Unite, più di 1.600 migranti hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo nei primi nove mesi del 2018, 21 persone ogni mille sbarcati. In particolare, nei primi tre mesi del 2018 il tasso di mortalità tra coloro che partono dalla Libia diretti in Italia è salito a un morto ogni 14 persone, rispetto a un decesso ogni 29 persone nello stesso periodo del 2017.