"Alla luce delle notizie riguardanti le misure che il governo intende adottare nel prossimo dpcm, secondo le quali si esclude la possibilità di aprire gli impianti a fune per le festività natalizie, gli assessori delle regioni alpine chiedono al governo di rivedere questa scelta che metterebbe in crisi un intero sistema, che porta un notevole indotto economico, lavorativo e sociale per l'intero Paese". La nota è stata firmata da Martina Cambiaghi (assessore allo Sport e Giovani della Regione Lombardia), Daniel Alfreider (vicepresidente della Provincia Autonoma di Bolzano), Luigi Giovanni Bertschy (vicepresidente della Regione Val d'Aosta), Sergio Bini (assessore al Turismo della Regione Friuli Venezia Giulia), Federico Caner (assessore al Turismo della Regione Veneto), Roberto Failoni (assessore al Turismo della Provincia Autonoma di Trento) e Fabrizio Ricca (assessore allo Sport della Regione Piemonte).

Il governo sta lavorando sulle nuove norme anti Covid in arrivo nel mese di dicembre, in vista delle festività natalizie, e sta pensando a un accordo con Francia e Germania per limitare settimane bianche e gite sulla neve. Al momento sarebbe escluso la possibilità di aprire gli impianto di sci per le festività. Palazzo Chigi ha infatti fatto sapere che "si sta lavorando a una iniziativa europea, per prevenire le consuete ‘vacanze sulla neve', che attirando appassionati degli sport sciistici e dei soggiorni in montagna, farebbero il paio con le vacanze spensierate, con serate in discoteca, della scorsa estate". Gli appassionati degli sport sulla neve potrebbero essere costretti ad aspettare la fine di gennaio, quando presumibilmente arriveranno le prime dosi di vaccino in Italia.

"Pur con la piena consapevolezza delle difficoltà e delle incertezze dettate da questo difficile momento tutto il sistema turistico sta lavorando alacremente per un avvio in sicurezza della stagione invernale con il coordinamento degli Assessori agli impianti a fune di Val d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Provincia di Trento, Provincia di Bolzano, Veneto e Friuli Venezia Giulia", fanno sapere gli assessori.

Le Regioni approvano linee guida

La Conferenza delle Regioni ha approvato un insieme di regole, che dovranno essere valutate dal Comitato tecnico scientifico, per chiedere la riapertura degli impianti di risalita per lo sci con specifiche linee guida per il Covid: capienza delle funivie al 50%, vendita degli abbonamenti online e mascherina obbligatoria a bordo.

"Il primo importante passo è stato fatto questa mattina, in sede di Conferenza delle Regioni e delle Province autonome con l'approvazione delle linee per l'utilizzo degli impianti di risalita nelle stazioni e nei comprensori sciistici da parte degli sciatori amatoriali. Il documento individua tutte le misure di prevenzione del contagio da Sars-Cov-2 da predisporre per l'utilizzo in sicurezza degli impianti di risalita all'interno di stazioni, aree e comprensori sciistici nella stagione invernale", spiegano ancora i rappresentanti delle Regioni alpine. "Sono molte le realtà imprenditoriali legate alla stagione bianca, tra cui scuole di sci, noleggi, aziende di trasporto, hotel e ospitalità in genere, che aspettano risposte per programmare la stagione invernale, e tutte che stanno partecipando in maniera corale al grande lavoro di preparazione e messa a punto degli standard di sicurezza per sciatori e addetti".

"Abbiamo approvato le linee guida per le aperture delle piste da sci, troviamo assurdo non preparare a magazzino le linee guida perché se mai volessero aprire dopo il 3 dicembre, almeno abbiamo linee guida che siano siano rispettose della sanità e dell'economia montana che senza la stagione invernale è messa a dura prova", ha confermato oggi il presidente del Veneto Luca Zaia.

"Serve un'analisi seria anche per l'economia che ricade sulla sicurezza dei cittadini ed è per questo che serve condivisione transfrontaliera se no le misure rischiano di essere un suicidio per la nostra economia che permette di mantenere la vita in montagna", ha proseguito il governatore leghista. "Lo sci si pratica sulla cresta delle montagne ed è per questo che vorremo un coordinamento europeo perché pensare di vedere che da altre parti si scia mentre noi siamo chiusi è difficilmente giustificabile visto che siamo nello stesso bacino epidemiologico".

"Natale sugli sci è un'era glaciale diversa da questa. Io tifo perché si possa lavorare, ma mi metto nei panni dei medici: questo dibattito sulla ripresa è lunare. Io mi augurerei la riapertura per domani mattina ma vorrebbe dire che il virus è scomparso o la curva si è appiattita. La mia impressione è che la stagione è già ridotta: senza le feste natalizie in montagna rimangono solo le ossa e non la polpa, se la stagione rimane di un mese e mezzo. Ora, vorremo confrontarci su tutto questo con il Cts, fatta salva la salute".

La richiesta della Valle d'Aosta al governo

"Accanto alle regole approvate oggi dalla Conferenza della Regioni per l'apertura degli impianti di risalita, si dovrà predisporre un piano per un'apertura in sicurezza della stagione invernale". A chiederlo è la Regione Valle d'Aosta.

"Dobbiamo arrivare ad una sintesi con il Governo per garantire la sicurezza di sciatori e operatori e per determinare quali possano essere le migliori modalità e tempistiche per l'avvio della stagione, partendo dal presupposto che per Regioni come la Valle d'Aosta l'inverno e' uno dei momenti di maggiore attività, per tutto il nostro sistema economico", spiegano il presidente della Regione Erik Lavevaz e il vice presidente, con delega agli impianti di risalita, Luigi Bertschy.

Operatori del settore: "Non siamo untori"

"È una follia, o chiudono tutti in casa come è stato fatto a marzo e aprile con il lockdown generalizzato, ma lasciare le persone libere di muoversi con gli impianti chiusi, non presidiati, è un controsenso", ha detto all'Adnkronos Gianpiero Orleoni, presidente di Arpiet (Associazione Regionale Piemontese delle Imprese Esercenti Trasporto a fune in concessione), che spiega: "se le persone si possono muovere, infatti, andranno in montagna, andranno sulle piste magari con bob, slitte e ciaspole in una sorta di ‘liberi tutti' e con una montagna senza controllo degli accessi, senza soccorsi attivi, senza le verifiche che possono fare gli impiantisti sarebbe molto più pericoloso che non aprire con regole certe".

"Ci stanno vedendo come le discoteche ma noi siamo un'attività all'aria aperta dove il virus si trasmette molto difficilmente, usiamo attrezzature e abbigliamento simili a quello degli infermieri dei reparti Covid, guanti, caschi, scarponi, con l'aggiunta di mascherine", osserva Orleoni,

"Gli esperti ci dicono che lo sci è uno degli sport di gruppo meno pericolosi per i contagi, quindi non si capisce, è una presa di posizione di qualcuno che non conoscendo questo mondo e dopo aver visto due foto di code a Cervinia si è spaventato immaginando che montagna fosse l'untore del Covid senza rendersi conto che così si sta danneggiando decine di migliaia di posti di lavoro che non si sa in che modo potranno poi sopravvivere".