8 marzo, Gribaudo (Pd): “Quella volta che Salvini scatenò un’onda d’odio social contro di me”

In occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna, abbiamo chiesto a Chiara Gribaudo, deputata e vicepresidente del Partito Democratico, di raccontarci un episodio di sessismo da lei subito nel corso della sua carriera politica. Allo stesso modo le abbiamo chiesto di condividere con noi un ‘turning point’, un momento di svolta positivo per lei particolarmente significativo, che a quell’episodio di sessismo possa fare da contraltare.
Onorevole Gribaudo, avrà sicuramente osservato oppure subito in prima persona atteggiamenti discriminatori o misogini da parte dell’uomo potente di turno, frutto di una cultura patriarcale profondamente radicata in diversi ambiti della nostra società. Mi viene in mente per esempio quando nel 2021 rifiutò il ruolo di sottosegretario durante l'esecutivo Draghi, visto che nella squadra di governo non erano state contemplate ministre dem. C’è un episodio particolarmente odioso che le è rimasto impresso?
L’episodio di sessismo che mi viene in mente mi riguarda direttamente. Risale al periodo della pandemia di Covid, in un momento in cui si parlava di ripartenza. Il 1 maggio 2020 mandai una lettera al quotidiano la Repubblica in cui dicevo sostanzialmente che bisognava tornare al lavoro, ma dovevamo farlo in sicurezza. Così come oggi, all’epoca mancavano gli ispettori del lavoro. Soprattutto dopo il lockdown, in piena emergenza contagi, era necessaria una ripresa delle attività in sicurezza. Per questo proponevo al governo di assumere 10.000 ispettori del lavoro ‘distribuiti dalle ASL al livello centrale, per mettere davanti la salute di tutti’.
Mi duole dire che avevo drammaticamente ragione: il numero degli incidenti sul lavoro ci dimostra che la sicurezza continua a non essere una priorità nelle scelte politiche. Da questo punto di vista sappiamo che ci vorrebbe un cambio di passo. In quella situazione, dopo che pubblicai quella lettera, Salvini fece un tweet contro di me, senza citarmi direttamente ma condividendo una lettera in cui i presidenti di cinque categorie produttive mi attaccavano: ‘Invece di soldi, mascherine e regole chiare, il PD pensa di mandare in tutte le aziende gli Ispettori del Lavoro. Ma questi vogliono far fallire le imprese e l’Italia???’.
Che cosa è successo a quel punto?
Con quel messaggio su X Salvini mi espose a una gogna social, scatenandomi contro un’ondata di odio. Ricevetti messaggi come ‘Spero ti vengano a cercare', e ‘Fatti curare'. Addirittura, persone che mi conoscono e sanno dove abito, non solo mi insultarono, dandomi della ‘troia' e della ‘puttana', ma mi minacciarono di morte. Gente del territorio pensò bene di sfogarsi, dicendo ‘andiamo a prenderla a casa’. Per la prima volta in quell’occasione decisi di denunciare con consapevolezza queste persone. Quando l’iter giudiziario si è chiuso in tribunale e ho ottenuto i risarcimenti, ho versato tutto in beneficenza a favore di associazioni che si occupano di violenza sulle donne.
Quelle aggressioni sui social insomma partirono dalla “Bestia" salviniana. C’è invece un episodio che potrebbe rappresentare un passo avanti per lei, e che potrebbe tracciare la strada verso il superamento del divario di genere e dare uno scossone alla cultura fallocentrica e maschilista?
Un fatto positivo, per me decisivo nella lotta contro le discriminazioni di genere, è avvenuto sempre durante la pandemia. C’è stata una costruzione virtuosa, in un momento in cui ognuno di noi era chiuso nella propria casa, in piena Dad, in solitudine, con la necessità di avere una socialità diversa. In quel periodo la cosa più bella che mi è capitata è stato un esperimento politico, il movimento ‘Il Giusto Mezzo’: abbiamo messo insieme politiche, come Lia Quartapelle, influencer, come ‘Mammadimerda, economiste, come Azzurra Rinaldi, unite per chiedere che le risorse che sarebbero state messe a disposizione dall’Europa per la ripartenza, le risorse del Next Generation EU, per metà fossero destinate alle donne, a favore dell'uguaglianza di genere. Nella rete sono entrate tante persone, che si sono messe in contatto online, l’unico canale possibile in quella fase. È stata per me un’occasione di profondo confronto e di ascolto di bisogni diversi. Si è formato un vasto gruppo di donne da tutt’Italia, figure politicamente esposte ed impegnate nei loro campi, dall’economia alla divulgazione scientifica, che poi sono diventate attiviste. Abbiamo organizzato flashmob, con il caratteristico simbolo della mela rosa tagliata a metà, davanti alle istituzioni e in giro per l’Italia.
Che fine ha fatto quell'esperienza?
Il movimento, che poi si è esaurito, oltre a più risorse per le donne chiedeva la legge sulla parità salariale, che poi è stata approvata in Parlamento (Gribaudo è prima firmataria della ‘Legge sulla parità salariale e di opportunità sul luogo di lavoro' ndr). È stata un’organizzazione dal basso, in cui la politica si è messa a disposizione. Per me è stata una crescita anche umana, una riscoperta della famosa ‘sorellanza’, della solidarietà femminile, che ha influenzato in modo profondo la mia lettura delle cose. Prima in commissione Lavoro mi occupavo soprattutto del lavoro autonomo, come lavoro in sé; poi il mio impegno si è trasformato, con un’attenzione anche ai temi di genere, nelle varie questioni che toccano salario, salute e sicurezza, e in tutte le declinazioni al femminile. Penso all’estensione della maternità a tutte le lavoratrici autonome parasubordinate e alla redistribuzione del carico di cura della genitorialità, che spesso a causa di condizionamenti culturali grava prevalentemente sulle donne.