La situazione è complessa (qui prova a fare ordine Adriano Biondi) ma potremmo semplificarla così: in mezzo al mare, in acque italiane, c'è una nave, della Guardia Costiera italiana, che da quattro giorni aspetta l'autorizzazione per attraccare con 177 migranti soccorsi, in acque italiane. C'è anche una presunta omissione di soccorso (o perlomeno un certo scarico di responsabilità) da parte di Malta che quei migranti se li è visti passare sotto il naso, in acque maltesi, e ha pensato bene potessero continuare la propria navigazione verso l'Italia nonostante la convenzione indichi come inadatte alla navigazione tutte le imbarcazioni di migranti. Il governo italiano (i ministri Salvini e Toninelli in prima fila) ancora una volta lancia anatemi contro Malta e contro l'Europa ma soprattutto, ancora una volta, gioca la sua partita europea sulla pelle di disperati lasciati alla deriva, per di più accolti da un equipaggio italiano. Un concentrato di vigliaccheria (alzare la voce usando i deboli come spada di Damocle), ignoranza del diritto internazionale e pessime vanagloriose minacce pronte a essere smentite. 

«O interviene l'Europa o riportiamo i migranti in Libia» ha tuonato il ministro dell'inferno Salvini e in poche parole riesce, di colpo, a calpestare l'articolo 33 della Convenzione di Ginevra (di cui il governo forse dovrebbe avere contezza) che dice chiaramente: "Nessuno Stato Contraente espellerà o respingerà, in qualsiasi modo, un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a motivo della sua razza, della sua religione, della sua cittadinanza, della sua appartenenza a un gruppo sociale o delle sue opinioni politiche". Chiunque conosca anche superficialmente il diritto internazionale sa bene che la minaccia di Salvini è una boutade da piazzista. Riportare i migranti in Libia significherebbe cancellare qualche secolo della presunta civiltà occidentale e porsi al di fuori del diritto internazionale. In più ci sarebbe anche la logica (che, a dire il vero, di questi tempi non è certo di moda): perché per punire Malta (e l'indifferenza dell'Europa) dovrebbero pagare 177 persone da quattro giorni bloccate su una nave italiana che ha ritenuto doveroso salvarli? Di più: che danno significativo otterrebbe Malta dal rimpatrio (illegale) di 177 richiedenti asilo? Infine c'è per l'ennesima volta l'incapacità politica di alzare la voce in Europa con modalità politiche piuttosto che con ricatti che già nelle ultime occasioni sono stati smentiti.

Ci sarebbe anche l'opposizione. Quella che in queste ore sta urlando per la disumanità del selfie di Salvini ma sembra non accorgersi del garbuglio di governo sulla questione degli sbarchi. Però su questo, se ci pensate, bisognerebbe avere il coraggio di dire che riportare in Libia significa trasportare persone verso l'inferno e invece qualcuno anche dalle parti dell'opposizione ha legittimato i libici tempo fa. Bisognerebbe avere il coraggio (e sarebbe una sblocco, una liberazione) di riconoscere di avere sbagliato la narrazione e le politiche sull'immigrazione aprendo la strada agli scriteriati annunci di queste ore. Bisognerebbe dire "sì, ci siamo sbagliati". E invece meglio fissarsi sui fischi, sugli applausi, sul selfie. Convinti, chissà come, di poter riconquistare voti così.