La condanna di Said Mechaquat, il 27enne che ha ucciso Stefano Leo a Torino ai Murazzi del Po lo scorso 23 febbraio, è stata consegnata all'avvocato sbagliato. Un errore di notifica delle carte processuali, dunque, per il killer che era sarebbe potuto essere in carcere il giorno in cui ha ammazzato il 33enne: avrebbe infatti dovuto scontare una condanna per maltrattamenti in famiglia dopo la denuncia della ex compagnia, ma era stato lasciato a piede libero perché misteriosamente era scomparsa la notifica dell'atto. La sentenza era diventata definitiva perché la Corte d'appello, su richiesta dell'Avvocato generale Giorgio Vitari, nell'aprile del 2018 aveva dichiarato inammissibile il ricorso in appello.

Tuttavia, secondo quanto è stato possibile ricostruire, la notizia non fu comunicata al suo difensore dell'epoca, un legale d'ufficio, ma a un altro avvocato, Basilio Foti, indicato evidentemente dallo stesso Said, che però non aveva mai assunto l'incarico e, peraltro, con il giovane non era mai entrato direttamente in contatto. L'avvocato Foti ora assiste Said nel procedimento per omicidio. Nei giorni scorsi, visto il difetto nella notifica, ha chiesto al tribunale di Torino di dichiarare la non esecutività della sentenza di condanna. Intanto, proprio per chiarire tutta la vicenda, sono arrivati questa mattina, lunedì 15 aprile, al tribunale di Torino gli ispettori incaricati dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Dopo un incontro con il presidente della Corte d'appello, Edoardo Barelli Innocenti, gli ispettori cominceranno le audizioni di magistrati e personale amministrativo, esaminando inoltre tutta la documentazione necessaria.

Chi è Said Mechaquat

Said Mechaquat è il 27enne di origini marocchine, residente in Italia, che ha confessato l'omicidio di Stefano Leo, il 33enne piemontese vittima di un'aggressione a suon di coltello ai Murazzi del Po a Torino lo scorso 23 febbraio. Il killer si è consegnato alle forze dell'ordine quasi un mese dopo. "Non lo conoscevo. L'ho visto, mi ha guardato e ho pensato che dovesse soffrire come stavo soffrendo io", dirà agli inquirenti nel corso di un interrogatorio fiume, al termine del quale è stato poi arrestato. Con il passare dei giorni e le denunce dei familiari della vittima, si viene a sapere che proprio Said avrebbe potuto essere in carcere quel 23 febbraio 2019 per scontare una condanna per maltrattamenti in famiglia dopo la denuncia della ex compagna. Ma era libero per un errore giudiziario: il 27enne di origine marocchina sarebbe tornato a piede libero per un non precisato ritardo o intoppo nella trasmissione dei documenti dalla Corte d'Appello alla Procura presso il tribunale. Per questo il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha deciso di inviare al Tribunale di Torino gli ispettori mentre il presidente della Corte d'Appello di Torino, Edmondo Barelli Innocenti, sulla mancata carcerazione di Said ha chiesto scusa alla famiglia Leo precisando che "c'è stato un problema. Posso scusarmene, ma non c'è nessuna certezza che Mechaquat Said potesse essere ancora in carcere il 23 febbraio".