La tensione nel governo rimane alta e lo scontro arriva anche sulla questione delle trivelle. Ad aprire il nuovo fronte è il sottosegretario all’Ambiente, Vannia Gava, esponente leghista: “Non posso approvare una impostazione tutta volta a dire ‘No' come quella che sta alla base dell'emendamento dei 5 Stelle sul tema delle trivelle. È sbagliato bloccare le autorizzazioni per le trivelle: non possiamo consentire che la paura blocchi lo sviluppo. Questo Paese ha bisogno di una vera politica energetica che non può dipendere dall'acquisto dall'estero perché questo oltre a portare costi sulle bollette dei cittadini, ci rende anche estremamente deboli”. Il commento di Gava riguarda l’emendamento al Dl semplificazioni proposto dal Movimento 5 Stelle per stoppare le ricerche di giacimenti petroliferi. “Questi insediamenti – aggiunge il sottosegretario – devono sottostare a precise valutazioni di impatto ambientale che li rendono compatibili con l'ecosistema. Senza contare che questo comparto imprenditoriale è una eccellenza che genera posti di lavoro. Noi non vogliamo cercare motivi per bloccare le aziende e lo sviluppo, ma vogliamo cercare una strada assieme per fare le cose, facendole bene. Le sfide del futuro non aspettano, il nostro paese deve andare avanti e non indietro”.

Interviene anche il viceministro allo Sviluppo economico, Dario Galli, anche lui esponente leghista: “Da martedì prossimo si partirà con l'analisi in commissione degli emendamenti. Stop trivelle? Se ne sta discutendo, c'è questa proposta di emendamento, si sta trovando l'equilibrio giusto, credo che le posizioni siano chiare”. In serata è il vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, a ribadire la posizione del Carroccio: “Penso si possa tutelare l'ambiente senza danneggiare lo sviluppo economico. Trivellare vicino alla costa no, ma dire di no a decine di chilometri dalla costa non mi sembra buono. Tutelare l'ambiente sì ma non per partito preso, anche perché noi l'energia la paghiamo molto di più degli altri Paesi”.

La posizione dei Cinque Stelle

Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Esteri ed esponente del M5s, si dice certo che “Salvini riporterà i suoi sottosegretari sulla giusta strada relativamente alle trivelle, solo qualche mese fa la Lega era super determinata e fermarle significa più lavoro e meno inquinamento”. Il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, sostiene si tratti di “voci singole della Lega: mi ricordo di aver condiviso con la Lega il referendum del 17 aprile 2016 contro le trivelle e di aver visto tanti amici leghisti con la maglietta ‘No trivelle, vota sì’, quindi penso che siano voci personali di alcuni, non la voce di tutta la Lega”. Per Stefano Patuanelli, capogruppo pentastellato al Senato, la posizione del governo è chiara: “Noi del M5s siamo contrari alle trivellazioni. La ricerca di combustibili fossili e la conseguente devastazione dei nostri territori rappresenta il passato. Vogliamo un Paese diverso: lo dobbiamo alle future generazioni”.