Traffico di armi e droga tra Scafati e Sarno, 23 arresti. Le armi arrivavano dalla Croazia: arrestato anche il fornitore

È scattata alle prime luci di questa mattina, lunedì 25 maggio, la vasta operazione della Polizia di Stato che, tra Scafati e Sarno, nella provincia di Salerno, ha portato all'arresto di 23 persone: gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, estorsioni, consumate e tentate, introduzione nello Stato italiano di armi da guerra o tipo guerra, porto e detenzione illegale di armi, lesioni personali e violenza privata, aggravati dal metodo mafioso, accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina; per 19 degli indagati è scattato il carcere, mentre gli altri 4 sono stati posti agli arresti domiciliari.
Le indagini della Polizia di Stato, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Salerno, hanno permesso di rivelare l'esistenza di un'associazione criminale, dedita soprattutto al traffico di sostanze stupefacenti nell'area tra Scafati e Sarno, ma con diramazioni anche in Sicilia che, già nel 2024, avevano portato al sequestro 80 chili di hashish nella provincia di Palermo. Inoltre, l'attività investigativa ha permesso di rivelare anche altre condotte illecite poste in essere dal sodalizio criminale, come l'introduzione sul territorio italiano di armi, anche da guerra (come AK47), che arrivavano nella provincia di Salerno dalla Croazia. Contestualmente agli arresti operati in Italia, infatti, a Zagabria, Capitale croata, i poliziotti italiani, insieme a quelli locali, hanno arrestato un cittadino croato, accusato di essere il fornitore di quelle armi.
Nel corso delle indagini, inoltre, è stata documentata anche una aggressione nei confronti di un detenuto, recluso nello stesso carcere del soggetto considerato a capo del sodalizio criminale. Il detenuto, che ha riportato in quell'occasione ferite giudicate guaribili in 30 giorni, secondo le risultanze investigative sarebbe stato picchiato per convincerlo a presentare una domanda alla direzione del carcere con la quale chiedeva che il presunto capo del sodalizio fosse trasferito nella sua cella, di modo che potesse avere più agevolmente comunicazioni all'esterno del carcere.