“Napoli avrà il biodigestore per i rifiuti, lavori entro l’anno. Ma l’inceneritore serve” parla Ruggiero, ex Ad di Asìa

"Quando sono arrivato alla guida di Asìa, 5 anni fa, il tema era gestire l’emergenza: assicurare i servizi primari, come lo spazzamento delle strade che non c’era, migliorare la raccolta differenziata dei rifiuti, sbloccare il turn over. Lascio un'azienda più solida, con 900 assunzioni, un ricambio generazionale, più mezzi e risorse ed una differenziata aumentata di 10 punti, oggi siamo al 47%. Abbiamo approvato cinque bilanci e distribuito oltre 12 milioni di utili al Comune. Adesso il tema è fare gli impianti. Il biodigestore a Napoli Est è il mio più grande rammarico, ci sono stati ritardi non legati a noi, ma esterni: fondi mancanti, norme cambiate. Ora serve un nuovo progetto. Ma confido che entro l'autunno partirà il cantiere".
A parlare a Fanpage.it è Domenico Ruggiero, ex amministratore di Asìa Napoli, che lo scorso 18 giugno ha lasciato la guida della società dell'igiene urbana cittadina per andare a dirigere la sezione ambiente di Utilitalia. Al suo posto, il Cda ha nominato Ciro Accetta, affiancato da Benino Maddaluno, come Direttore Generale.
"Asìa in questi anni è passata da una società di servizi ad un modello industriale – spiega Ruggiero – Ho trovato una società con grandi professionalità, ma che viveva un momento difficile, mentre la città cambiava velocemente e si trasformava in meta turistica. La sfida è stata recuperare il tempo perduto. Il tema non è stato tanto raccogliere i rifiuti, ma considerarli come una risorsa e puntare sul recupero dei materiali, poi investire su impianti e digitalizzazione".

Perché gli impianti sono così importanti?
La differenziata è cresciuta dal 37 al 47%, ma più dei numeri della raccolta conta l'effettiva quantità avviata al recupero. Se non nascono gli impianti, avere tanti rifiuti differenziati può mettere il sistema in crisi.
Quando aprirà il biodigestore per la frazione organica?
Ci sono stati dei rallentamenti, ma quando si creano impianti così complessi, è fondamentale per la tempistica che ci sia la sinergia tra tutti gli attori, non solo Asìa, che è il gestore finale, ma tutti gli enti coinvolti. Noi abbiamo avuto prima un problema di fondi, a causa di una diatriba tra Comune e Regione Campania. Poi, trovati i fondi, la prima gara è andata deserta. Ne è stata fatta un'altra. Ma nel frattempo è cambiata la norma ambientale. Quindi, l'attuale aggiudicatario si è trovato con un progetto esecutivo da rifare.
Qual è l’orizzonte?
Il cantiere dovrebbe essere aperto entro l’anno, perché è in corso una risoluzione tecnica rispetto al progetto esecutivo e spero che questa cosa venga risolta entro 60 giorni per poi avviare i lavori nel mese di ottobre-novembre. L'altro impianto da fare è quello per carta, cartone e ingombranti che sarà realizzato nell’ex Icm e sarà fondamentale per garantire la continuità lavorativa della filiera e del multi materiale.
C'è la possibilità che Asìa gestisca anche gli Stir, gli impianti di tritovagliatura della provincia?
Queste sono scelte politiche, non del singolo gestore. In questi anni in Asìa ho lavorato per ridurre la frammentazione aziendale, che è uno dei problemi al Sud. Più aziende ci sono sullo stesso tema, più ci sono dei ritardi nell'individuazione delle scelte industriali, perché ci sono molti attori che devono decidere. Abbiamo promosso dal basso la rete sud con le aziende meridionali, abbiamo creato un ponte con Ama a Roma, che è una città con caratteristiche simili a Napoli, per turismo, abitanti, esigenze. Si sono poste le basi per la decisione futura su come saranno gestiti gli Stir e gli impianti per la frazione organica.
Si può fare a meno dell'inceneritore in Campania?
Il termovalorizzatore risulta necessario per garantire che tutta la gestione dei rifiuti venga gestita in Campania. La direttiva europea ci dice i rifiuti devono essere gestiti nel luogo di produzione. Dobbiamo ridurre l’utilizzo di discariche in Europa, ma poiché avremo sempre una fase residuale di rifiuti non riciclabili, la cosa più corretta è avere degli impianti tecnologicamente avanzati come quello di Acerra che possano produrre energia e magari anche calore per le comunità del territorio. E credo che anche l'attuale governo regionale abbia parlato di non ampliare l’attuale infrastruttura presente sul territorio.
Che futuro vede per Asìa?
Per anni si è cullata l'idea del ‘piccolo è bello', ma il concetto che sta emergendo nell'economia adesso è che occorre una massa critica per realizzare gli investimenti, senza i quali non si può attuare una vera strategia industriale nel settore. Il futuro non è raccogliere meglio i rifiuti, ma governare materiali, impianti e dati. La digitalizzazione cambierà il modello di lavoro.
Serviranno altri concorsi in Asìa?
Fino al 31 dicembre sono in vigenza le graduatorie ancora in corso dei vecchi concorsi. Fino a quando sono stato in carica non erano previste altre selezioni. Ma voglio spendere una parola per le tante professionalità che mi hanno affiancato in Asìa in questi anni, che hanno lavorato perché l'azienda venisse vista come un valore aggiunto per la città. Abbiamo investito in questa cultura aziendale e il modo migliore per il cambiamento è costruire la fiducia.