6 Ottobre 2021
15:51

La mappa della camorra a Napoli: tutti i clan attivi in città e tutti i nomi dei boss

La Direzione Investigativa Antimafia, con la relazione sul secondo semestre del 2020, traccia la mappa dei clan a Napoli e delle faide in corso, tra vecchie e nuove alleanze e gruppi emergenti. Nella galassia della camorra napoletana, composta da decine di gruppi e sottogruppi, le due macroaree sono composte dai Mazzarella e dall’Alleanza di Secondigliano.
A cura di Nico Falco

Piccoli gruppi criminali in ascesa, nuove formazioni nate dalle ceneri della vecchia camorra, i clan storici che ancora resistono: la nuova relazione semestrale della Dia (da luglio a dicembre 2020) aggiorna la mappa della camorra a Napoli ed evidenzia gli avvicendamenti tra i clan. Sempre sotto l'egida dei due macro-clan che fanno da burattinai dietro stese, bombe e agguati: da un lato i Mazzarella, dall'altro l'Alleanza di Secondigliano, che con alleanze ed emanazioni controllano, più o meno direttamente, le valanghe di soldi e di piombo che ruotano intorno all'illecito in città.

La camorra nel centro di Napoli

Il clan Mazzarella ha ripreso il controllo di buona parte del centro cittadino (in particolare risulta egemone a Forcella, nella Maddalena e  nelle zone dei Tribunali e dei Decumani) anche grazie all'appoggio di vari gruppi locali come i Buonerba (per il centro storico), i Ferraiuolo (per la Maddalena), i Perez (per i Decumani), i Sequino (per la Sanità), i Caldarelli (Case Nuove), i Frizziero (Torretta), gli Zazo (Fuorigrotta) e i Papi-Iafulli (Porta Capuana).

La Dia rileva inoltre che è ancora in atto il tentativo di espansione, in particolare verso l'area sud orientale di Napoli, portato avanti con l'appoggio di gruppi locali come i D'Amico del Rione Villa e i Formisano di San Giorgio a Cremano, coi quali i Mazzarella avrebbero formato un asse contrapposto ai Rinaldi di San Giovanni a Teduccio e ai Sibillo.

Contrapposto ai Mazzarella da sempre, il clan Contini, ai vertici dell'Alleanza di Secondigliano, mantiene il controllo di gran parte del centro di Napoli (Vasto, Arenaccia, Ferrovia, Rione Amicizia, borgo Sant'Antonio Abate e aree limitrofe fino ai confini con Casoria). Quello del boss Eduardo ‘o Romano resta uno dei clan più strutturati, nonostante le condanne arrivate nel novembre 2020 all'esito del processo Cartagena (alla sbarra oltre 60 tra ras e gregari dell'Alleanza di Secondigliano). L'inchiesta aveva inoltre svelato le ingerenze dei Contini nella gestione degli appalti, anche per quelli relativi all'ospedale San Giovanni Bosco, dove il controllo arrivava anche alla gestione delle assunzioni.

I clan dei Quartieri Spagnoli

Nei Quartieri Spagnoli, centro storico di Napoli, la Dia rileva la presenza di diversi gruppi, considerabili satelliti di clan più influenti; il controllo dell'illecito sarebbe diviso tra i Saltalamacchia (con influenza anche nella zona di Montesanto/Pignasecca), i Masiello (legati ai Mazzarella), gli Esposito e i Mariano. Nella zona del Pallonetto di Santa Lucia, al confine col quartiere San Ferdinando, ci sono le famiglie Ricci-D'Amico (i D'Amico sono legati da vincoli di parentela al clan omonimo di Ponticelli). Nell'area di Sedile di Porto, tra via Mezzocannone, Santa Chiara e piazza Bovio, sarebbe diventato egemone il clan Trongone, in particolar modo dopo l'ordine di carcerazione che ha colpito il capo del gruppo avversario, i Prinno.

La camorra del Porto di Napoli e di piazza Dante

La gestione dell'illecito che ruota intorno al porto di Napoli è stata svelata con l'inchiesta "Piccola Svizzera" (conclusa nel 2019), con cui è stata ricostruita l'ingerenza del clan Montescuro, dominus di tutte le attività dell'area portuale e in contatto con numerosi altri clan cittadini. Nel 2020 sono arrivate le condanne per vari affiliati, tra cui il capo, Carmine Montescuro, classe 1934, che secondo gli inquirenti aveva anche il ruolo di paciere e mediatore dei conflitti tra le altre consorterie criminali.

Nella zona del Cavone di Piazza Dante lo spaccio di sostanze stupefacenti sarebbe ancora gestito dal clan Lepre, che oltre alla vendita di cocaina e marijuana avrebbe anche l'egemonia sul racket delle estorsioni.

I clan del rione Sanità

Sono diversi i gruppi criminali che, secondo l'Antimafia, sono ancora attivi nel popoloso Rione Sanità, nel cuore di Napoli, che negli anni scorsi è stato al centro di una sanguinosa faida che vedeva contrapposti sia i clan locali sia i Lo Russo (in quelle circostanze ci fu la cosiddetta strage delle Fontanelle, tra le più recenti azioni di camorra degli ultimi anni, per la quale sono stati condannati affiliati ai Genidoni-Esposito).

Per gli inquirenti sarebbero ancora attive frange delle famiglie Vastarella, Sequino e Savarese. I Sequino, in particolare, sono legati da vincoli di parentela a esponenti di vertice dei Pirozzi, che erano stati componenti del gruppo (oggi disciolto) Misso-Pirozzi.

La camorra a San Ferdinando, Chiaia e Posillipo

Tra i quartieri di San Ferdinando, Chiaia e Posillipo sarebbe ancora attivo il clan Elia, che si sarebbe riorganizzato sotto la guida della famiglia Nocerino, a sua volta alleata con i Saltalamacchia dei Quartieri Spagnoli. Nell'area della Riviera di Chiaia gli illeciti restano ancora appannaggio degli Strazzullo (nei vicoli a ridosso della Riviera), e dei Piccirillo, dei Cirella e dei Frizziero nella zona della Torretta, questi ultimi legati ai Mazzarella. A Posillipo, infine, il clan dominante resta quello dei Calone, legato storicamente ai Licciardi della Masseria Cardone.

Armi sequestrate in un negozio di frutta a Bagnoli
Armi sequestrate in un negozio di frutta a Bagnoli

I clan di Secondigliano e di San Pietro a Patierno

Il clan Di Lauro, seppur decimato dagli arresti e dalle guerre con altri gruppi (a partire dalla prima Faida di Scampia, nel 2004), manterrebbe il proprio spessore criminale a Secondigliano, grazie a strategie di rimodulazione degli assetti interni e a un solido sistema imprenditoriale per il riciclaggio anche all'estero; la guida sarebbe affidata a uno dei figli di Paolo Di Lauro, detenuto e sottoposto alla libertà vigilata. Mentre spaccio ed estorsioni locali resterebbero affidate ai gruppi satelliti (tra i quali quello dei Rispoli), tra gli affari controllati direttamente dai Di Lauro ci sarebbe ancora il contrabbando di sigarette.

A Secondigliano e nella Masseria Cardone il clan egemone resta quello dei Licciardi, che insieme ai Contini del Vasto e ai Mallardo di Giugliano è ai vertici dell'Alleanza di Secondigliano, con un ruolo di primo piano su tutta la camorra cittadina. Il gruppo estenderebbe la propria influenza anche su Santa Lucia, Chiaia, Posillipo, Vomero e Bagnoli con appoggi ai gruppi locali. In particolare, a Posillipo l'Alleanza di Secondigliano sosterrebbe la famiglia Calone ed al Vomero il clan Stabile di Chiaiano.

Per l'Antimafia il ruolo di vertice dell'Alleanza viene ancora ricoperto da Maria Licciardi, ‘a Piccerella, fermata ad agosto nell'aeroporto di Ciampino ed attualmente detenuta; la donna per gli inquirenti è il punto di raccordo per i clan del territorio legati all'Alleanza e costituisce anche quello di riferimento per la filiera della contraffazione, core business dei Licciardi (il clan risulta legato anche alla rete dei magliari estesa in Europa e in America).

Nel Rione Berlingieri, dove comunque resta forte la presenza dei Licciardi, l'Antimafia rileva la presenza di un gruppo criminale emergente guidato da un giovane pregiudicato. Nel traffico di droga nella zona sarebbe attivo il clan della Vanella Grassi, che gestirebbe alcune delle più redditizie piazze di spaccio.

Per la Dia il clan della Vanella Grassi si sarebbe articolato in diversi gruppi, distinti seppur federati: i Grimaldi (attivi nel Rione Berlingieri e a San Pietro a Patierno), gli Spera (diretta espressione del capoclan) e il gruppo Angrisano (attivo a Scampia, nel Lotto G e nel lotto P). I tre gruppi sarebbero comunque retti da referenti di fiducia dei vertici della Vanella Grassi. A Scampia e nel Rione Monterosa parte dello spaccio sarebbe gestita dai Notturno-Abbinante e dagli Amato-Pagano.

La mappa della camorra tracciata dalla Dia
La mappa della camorra tracciata dalla Dia

La camorra nei comuni a Nord di Napoli

Il clan Amato-Pagano continua a mantenere il monopolio tra i comuni di Melito, Arzano, Mugnano, Casavatore e Marano, territori dove il cartello gestisce lo spaccio di droga anche attraverso narcotrafficanti e broker internazionali. Tra i fornitori della droga ci sarebbe anche Raffaele Imperiale, arrestato ad agosto a Dubai: secondo gli inquirenti è uno dei "pilastri" del clan Amato-Pagano, senza il quale la consorteria criminale non sarebbe forse nemmeno riuscita ad affrancarsi dai Di Lauro e non avrebbe di certo potuto reggersi.

I clan a Miano, ex regno dei Lo Russo

La situazione del quartiere Miano, ex regno del clan Lo Russo, è ancora in divenire e caratterizzata dalle varie faide per prendere il posto dei "Capitoni". La Dia rileva che la dissoluzione del vecchio clan ha rafforzato le mire espansionistiche dei Licciardi e favorito l'affermazione di nuovi gruppi, per lo più composti da ex affiliati ai Lo Russo. In particolare, nell'area di ‘Ncopp Miano, sopra Miano, risultano attivi i gruppi Cifrone, legati ai Perfetto (parenti dei Lo Russo) e considerati una prosecuzione temporale dei Capitoni, mentre dall'altro lato, nella zona cosiddetta Abbasce Miano, giù Miano, la parte inferiore del quartiere, ci sono le famiglie Balzano-Scarpellini-D'Errico.

La camorra a Chiaiano, Marianella e Piscinola

Nei quartieri di Chiaiano, Marianella e Piscinola, nell'area nord di Napoli, la famiglia egemone è quella degli Stabile, sostenuta dai Licciardi, anche se si registrano tentativi di emersione da parte di nuove leve. Negli anni, rileva la Dia, ci sarebbe stato un avvicinamento tra gli Stabile e il gruppo Caiazzo-Cimmino che invece opera tra i quartieri collinari di Vomero e Arenella.

Tatuaggio distintivo dei "Bodo" di Ponticelli
Tatuaggio distintivo dei "Bodo" di Ponticelli

I clan dell'area orientale – Ponticelli, San Giovanni a Teduccio, Barra

Quella dell'area orientale resta una delle zone più calde sotto il fronte degli scontri tra gruppi di camorra. Nei giorni scorsi l'intimidazione con una bomba davanti all'abitazione di Marco De Micco, scarcerato pochi mesi fa e ritenuto, col soprannome di "Bodo", capo del clan che porta il suo cognome, alleato ai De Martino e contrapposto ai De Luca Bossa e agli storici nemici dei D'Amico.

Con riferimento al secondo semestre del 2020, la Dia individua il quartiere Barra come roccaforte del clan Cuccaro-Aprea. San Giovanni a Teduccio è, invece, l'altro terreno di scontro per la faida tra il clan Mazzarella e l'alleanza De Luca Bossa – Minichini – Rinaldi, contrapposizione presente anche nel centro storico di Napoli. Relativamente alla geografia criminale, accanto ai Mazzarella ci sono i D'Amico del Rione Villa, i Montescuro di Sant'Erasmo, i Luongo di San Giorgio a Cremano, i De Bernardo di Somma Vesuviana e i Formicola di San Giovanni a Teduccio; l'altro fronte è invece composto dai clan Rinaldi-Reale e Silenzio, federati alle famiglie Minichini-Schisa-De Luca Bossa di Ponticelli, al cartello Cuccaro-Aprea di Barra e alla famiglia Sibillo dei Decumani.

A Ponticelli si registra la forte presenza del cartello De Luca Bossa – Minichini – Schisa, che si sarebbe esteso anche sul limitrofo comune di Cercola. Nella zona si segnala inoltre il contrasto tra le famiglie Casella (legate ai De Luca Bossa) e i De Martino (gruppo detto degli XX e storicamente alleato ai De Micco). A questi scontri sarebbero riconducibili le sparatorie, i ferimenti e gli omicidi avvenuti anche nei primi mesi del 2021 e, ultima in ordine di tempo, la bomba fatta esplodere davanti all'abitazione di Marco De Micco.

L’arresto di Alessandro Giannelli
L’arresto di Alessandro Giannelli

La camorra dell'area occidentale di Napoli

Nell'area flegrea il controllo dello spaccio di droga e del racket delle estorsioni resta al centro dei contrasti tra numerosi clan e gruppi criminali, con alleanze che si formano alla stessa velocità con cui si disfano. Secondo la mappa della Dia (ricostruita sulla base delle indagini della Polizia di Stato, richiamate nella relazione semestrale) a Bagnoli e ad Agnano ci sono i clan D'Ausilio, Giannelli e gli Esposito-Nappi (questi ultimi legati ai Licciardi); a Fuorigrotta i Baratto e i Troncone; a Soccavo i Grimaldi e i Vigilia; nel Rione Traiano i Bernardo, i Puccinelli/Perrela; a Pianura i Lago e i Marfella-Pesce.

Nel giugno 2019, rileva la Dia, il clan Esposito di Bagnoli aveva trovato nuova forza con la scarcerazione del boss Massimiliano Esposito (poi tornato in carcere nell'ottobre 2020), che dopo aver scontato una lunga pena era tornato nel quartiere e aveva stretto alleanze coi Mele di Pianura. Durante il primo lockdown, come documentato all'epoca da Fanpage.it, la famiglia Esposito aveva organizzato raccolte di beneficenza e si era posta come riferimento per chiunque nel quartiere avesse avuto bisogno. Il clan ha subito un duro colpo dal pentimento dell'ex braccio destro del boss, Yusseff Aboumouslim; di recente il figlio di Esposito, 18 anni compiuti da poco, nel costituirsi alla Polizia ha pubblicato una foto su Instagram con un messaggio di insulti per il collaboratore di giustizia.

A Bagnoli è forte la contrapposizione con i Giannelli, guidati da Alessandro Giannelli, proveniente dal clan D'Ausilio, che dopo essere tornato in libertà (nel marzo 2015) si era imposto anche su Cavalleggeri d'Aosta e Coroglio mirando al monopolio nei settori delle estorsioni, del traffico di stupefacenti e dei parcheggi abusivi; in questa fase si colloca l'omicidio di Rodolfo Zinco, ucciso nell'aprile 2015 a Cavalleggeri: l'agguato sarebbe stato organizzato da Genny Carra, genero del boss Salvatore Cutolo detto Borotalco e oggi collaboratore di giustizia, e da Giannelli.

A Fuorigrotta persistono tre gruppi di camorra: gli Iadonisi-Cesi, i Baratto e i Zazo-Troncone. "In tale contesto – rileva la Dia – potrebbe diventare influente la scarcerazione, avvenuta il 21 dicembre 2020, di un elemento apicale del clan Troncone (Vitale Troncone, ndr.) sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza". La zona è attualmente al centro di frizioni tra i clan, sfociate a marzo 2021 nell'omicidio di Antonio Volpe, 77 anni, ritenuto uomo di fiducia dei Baratto-Bianco.

A Pianura le recenti fibrillazioni criminali, per gli inquirenti, sono da ricondursi alle riorganizzazioni dei due storici clan, ovvero i Mele e i Marfella-Pesce. In particolare, i Carillo avrebbero preso il posto dei Marfella-Pesce mentre a raccogliere l'eredità dei Mele sarebbero stati i Calone-Esposito.

Nel Rione Traiano il gruppo egemone è quello dei Puccinelli-Petrone (legato ai Licciardi in rapporti d'affari). A Soccavo il gruppo Sorianiello avrebbe assunto un ruolo di primo piano nella gestione del traffico di droga. Nella stessa zona il clan Vigilia, invece, fortemente indebolito negli anni, starebbe puntando soprattutto sulle estorsioni agli esercizi commerciali locali.

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