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La pasticceria Pintauro di via Toledo a Napoli è chiusa. Ma il re della sfogliatella rassicura: stiamo ristrutturando

La lunga chiusura della pasticceria Pintauro di via Toledo, aveva fatto pensare al peggio. Ma il luogo simbolo della sfogliatella napoletana riaprirà.
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Da qualche tempo la voce aveva assunto carattere di triste certezza: Pintauro,  unica sede in via Toledo 275, la pasticceria che nel 1819 ha fatto conoscere al mondo la sfogliatella napoletana, ha chiuso. La serranda irrimediabilmente abbassata, a molti commercianti dei dintorni turisti e napoletani ponevano sempre la stessa domanda: ma Pintauro apre? Riaprirà? Nessuno sapeva dare una risposta. Possibile? Possibile che una attività storica chiudesse i battenti per sempre nell'indifferenza di tutta Napoli e non solo?

La chiusura estiva della pasticceria Pintauro di via Toledo a Napoli

La chiusura stagionale di Pintauro / foto Fanpage
La chiusura stagionale di Pintauro / foto Fanpage

Se fino ad ora nessuno aveva come si suol dire «lanciato l'allarme» è per un motivo semplice: la pasticceria Pintauro ha una caratteristica unica, quella di chiudere nel periodo rovente dell'estate e riaprire in autunno, quando le temperature si abbassano e consentono l'acquisto e la degustazione al meglio del celebre dolce fatto di pasta frolla o sfoglia, ricotta e aromi, che va gustato caldo, anzi «vullente», bollente: «La sfogliatella è un dolce ipercalorico che va mangiato caldo» così scrive la pasticceria per informare della chiusura stagionale. Dunque molti avevano associato la serranda abbassata al periodo di pausa estiva. Macché. È arrivato settembre, è entrato l'autunno e ora l'inverno 2025-2026 e Pintauro è sempre chiuso.

La storia di Pasquale Pintauro, dalla santarosa alla sfogliatella napoletana

Quando si dice che Pintauro ha fatto la storia non è una esagerazione: agli inizi dell'Ottocento fu Pasquale Pintauro, oste e poi pasticciere a innamorarsi di un dolce fatto nei monasteri lungo la Costiera amalfitana, la "santarosa", a base di semola cotta nel latte, frutta secca, zucchero e liquore al limone, rimaneggiarlo e realizzare le due varianti di sfogliatella che noi conosciamo:  la riccia – con pasta sfoglia a strati – e la frolla, rivestita di pasta frolla, aprendo la sua pasticceria in via Toledo nel 1819. La fama di questa fabbrica di leccornie è tale che diventa un modo di dire: «Tène ‘a folla Pintauro!», usato per indicare qualcosa o qualcuno difficile da avvicinare.

La chiusura per restauro / foto Fanpage
La chiusura per restauro / foto Fanpage

La verità sulla chiusura di Pintauro a Napoli

Tornando ai giorni nostri, la serranda abbassata irrimediabilmente ha fatto pensare al peggio. Le visure camerali indicano però una società ancora attiva (7 dipendenti) e nessuna procedura di chiusura o liquidazione in atto. Qualche giorno fa, a rassicurare il mondo degli "sfogliatellisti", sull'entrata della piccola bottega napoletana, uno striscione a coprire la serranda abbassata. Una poesia:  «Pronta e vullente, ‘a riccia / Iesce d'ô furno ‘a frolla / Na copppia ‘e nnammurate / tràse pe mmiezo ‘a folla. / Assunta nun se sazia /Umbè, comme so' belle / Roppo ‘sti vase tènene / ‘o sapore d'a' sfugliatella»  (Pronta e bollente è la riccia, esce dal forno la frolla. Una coppia di fidanzati entra tra la follla. Assunta non si sazia, Umberto come sono belle! E dopo, questi baci hanno il sapore delle sfogliatelle). In calce una rassicurazione che fa tirare un sospiro di sollievo: «Stiamo restaurando, buone feste a tutti, ci vediamo presto».

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