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La banda di rapinatori rom di Caivano aveva un capo italiano: erano terrorizzati da “Vito”

In alcuni dei dialoghi intercettati della banda di rapinatori e ladri rom smantellata dai carabinieri si fa riferimento a un tale “Vito”, che avrebbe fatto da coordinatore e segnalatore per i colpi; l’uomo non è stato ancora identificato.
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A cura di Nico Falco
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A coordinare e sovrintendere i furti e le rapine della banda di rapinatori rom smantellata dai carabinieri ci sarebbe stato un italiano, chiamato "Vito". Un personaggio non ancora identificato, ma che sul gruppo aveva un fortissimo ascendente, al punto che non potevano esimersi dall'eseguire le sue direttive. Anche se, qualche volta, l'esito dei colpi gli è stato nascosto.

La circostanza emerge dalle intercettazioni, agli atti nel provvedimento di fermo eseguito ieri mattina dai militari dell'Arma; in manette 10 persone, nove delle quali di origine rom e domiciliate tra quello di Caivano e altri campi nomadi della provincia di Napoli. Tra i destinatari c'è anche Milenko Ahmetovic, già coinvolto in un'altra inchiesta: è "Roberto lo zingaro", che avrebbe aiutato in diverse situazioni il gruppo Nobile, articolazione dei Moccia di Afragola, compreso quando si era trattato di dover buttare giù un palo della luce fingendo un incidente stradale per distruggere una telecamera installata dalle forze dell'ordine.

Nel fermo eseguito il 27 maggio ci sono le intercettazioni, risalenti al 17 gennaio 2026, in cui gli indagati parlano del non meglio identificato "Vito"; non ci sono riferimenti più precisi ma, dal tenore dei dialoghi, si evince che sia una persona a cui il gruppo deve rendere conto, anche consegnando parte del bottino, e che si occupa di diversi aspetti logistici nei furti e nelle rapine.

"A Vito non importa come si fa, basta che lo facciamo", dice uno degli indagati. Subito dopo un altro risponde: "Se era facile, lo faceva lui con i suoi italiani". Da altri dialoghi si evince che sia anche lo stesso uomo a indicare i luoghi da colpire: "Ma Vito non aveva detto di questo posto". La sudditanza è infine evidente nel modo in cui gli indagati diffondono tra loro le direttive ricevute, e in particolare in una frase che uno di loro pronuncia: "Ma tu come puoi pensare a non fare qualcosa che ha detto Vito? Mannaggia… sai dove andrai se non fai quello che ti dice?".

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