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Un finto incidente stradale per distruggere la telecamera dei carabinieri: il piano dei Panzarottari di Afragola

Il gruppo dei “Panzarottari”, articolazione del clan Moccia di Afragola (Napoli), ha inscenato un finto incidente per distruggere una telecamera dei carabinieri installata in un lampione per sorvegliarli.
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A cura di Nico Falco
Immagine di repertorio
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Le forze dell'ordine avevano piazzato una telecamera nascosta su un palo dell'illuminazione pubblica proprio davanti al loro luogo di ritrovo, e così i "Panzarottari" avevano deciso di eliminarla. Se avessero tagliato il lampione, però, sarebbe stato evidente l'obiettivo. Così avevano pensato a un'altra soluzione: fingere un incidente stradale, assoldando "gli zingari".

Emerge dall'ordinanza eseguita il 19 maggio dai carabinieri contro l'articolazione del clan Moccia: 26 arresti, compresi i presunti vertici, appartenenti alla famiglia Nobile di Afragola (Napoli); capo del gruppo è stato individuato Raffaele Nobile, già detenuto, che avrebbe continuato a mandare ordini dal carcere attraverso la compagna, il figlio Antonio Nobile detto Spiedino e il nipote Antonio Nobile detto Topolone.

La vicenda viene ricostruita sulla scorta delle intercettazioni. La telecamera è stata installata dai carabinieri di Castello di Cisterna il 12 ottobre 2023 e inquadra il piazzale dell'autonoleggio di Mauro Marrone, tra i destinatari di misura cautelare in carcere insieme agli altri coinvolti nella vicenda. L'uomo decide di rimuoverla insieme a Salvatore Lami (destinatario di divieto di dimora in Campania) e ad Antonio Nobile "Topolone": quelle immagini avrebbero potuto documentare gli affari illeciti e portare alle manette per tutti.

Mauro Marrone, viene ricostruito nell'ordinanza, dice che avrebbe incaricato "Roberto lo zingaro" (identificato in Milenko Ahmetovic): serve che "una macchina ci chiava una capata dentro" (lo colpisce, ndr) e "glielo facciamo fare agli zingari". E poi spiega agli altri: finché c'è la telecamera, non si deve fare nulla di illecito nel piazzale. Il gruppo inoltre decide di cambiare tutti i telefoni e di effettuare una bonifica dalle microspie nell'autonoleggio.

Il giorno stesso, il 12 ottobre, Marrone e "Topolone" vanno da Ahmetovic per commissionargli l'abbattimento del palo, e di farlo in modo che sembrasse un incidente. "Noi a mezzanotte e mezza, l'una, siamo là", risponde l'uomo. Il lampione viene effettivamente distrutto, non nella notte successiva ma in quella tra il 15 e il 16 ottobre. E ci pensa "Roberto lo zingaro". Successivamente ci pensa Marrone a far sparire la strumentazione per le intercettazioni: "L'ho rotta io l'ambientale e la telecamera".

Quel ritardo, però, indispettisce "Topolone", che ipotizza di organizzare una spedizione punitiva contro Ahmetovic; a scongiurare l'eventualità è Marrone: una rappresaglia avrebbe fatto rischiare l'arresto e poi, seppur in ritardo, "Roberto lo zingaro" ha sempre svolto gli incarichi a lui assegnati.

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