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Denunciato il tiktoker Michele Napolitano per atti persecutori: insulti e minacce a 16enne

Un banale litigio tra videogiocatori si trasforma in gogna mediatica per un 16enne: denunciato per atti persecutori il 25enne tiktoker Michele Napolitano. Il giovane, in un video sul social cinese, ha poi replicato.
A cura di Giuseppe Cozzolino
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Michele Napolitano, 35 anni
Michele Napolitano, 35 anni

Una banale partita in multiplayer ad un videogioco si è trasformata in un incubo per un 16enne della provincia di Napoli: a scatenarlo Michele Napolitano, tiktoker napoletano di 25 anni che vive a Melito di Napoli, che avrebbe alimentato la gogna mediatica nei confronti del giovanissimo. Napolitano è stato denunciato per atti persecutori dai carabinieri, dopo che il 16enne assieme al padre si era presentato in caserma per raccontare il tutto ai militari dell'Arma.

La storia inizia durante una banalissima partita in multiplayer online a Grand Theft Auto, noto videogioco molto apprezzato in ogni parte del globo. Partite che ogni giorno vengono giocate da milioni di persone, e che molto spesso vedono incrociarsi anche giovani e meno giovani di paesi e città vicine tra loro.

La partita e il litigio con insulti e minacce

Il minorenne, durante la partita, ha avuto un litigio con un altro utente, che però in breve sarebbe degenerato: il minore, infatti, è stato prima bersagliato di insulti e minacce, poi ha ricevuto una autentica messa alla berlina. Se all'inizio infatti il litigio era avvenuto con un solo un giocatore, subito dopo sono arrivati a dargli man forte anche altri, coprendolo di insulti e minacce di vario tipo, al punto che il ragazzo ha preferito abbandonare il gioco per paura di incrociarli di nuovo. Tutto inutile perché nel frattempo il 25enne tiktoker, aveva proseguito la campagna denigratoria sul proprio profilo, seguito da migliaia di giovani come lui.

A quel punto la situazione è andata rapidamente fuori controllo e le minacce dai videogiochi si spostano nella vita reale: messaggi minatori, insulti telefonici e un bombardamento continuo sui social network, al punto che il 16enne aveva iniziato ad isolarsi da tutti ed era piombato nello sconforto totale. A quel punto, ha trovato però la forza di raccontare tutto ai genitori: il padre l'ha così accompagnato in caserma dai carabinieri di San Sebastiano al Vesuvio, spiegando che quella gogna mediatica era alimentata, verosimilmente, dai video che il 25enne di Melito stava pubblicando sui suoi canali social.

I militari dell'Arma hanno così acquisito tutti gli elementi necessari ed hanno identificato e raggiunto Michele Napolitano, ricostruendo anche attraverso i video la gogna social subita dal 16enne, procedendo così alla denuncia per atti persecutori nei suoi confronti.

La replica di Napolitano: "Nessuna notifica dalle forze dell'ordine"

Qualche ora dopo la diffusione della notizia, Napolitano ha affidato a un video proprio su TikTok la sua replica: "Ci tengo a ribadire la mia estraneità ai fatti che mi vengono addebitati" dice il 25enne napoletano all'inizio del video. "Ho parlato con il mio avvocato – prosegue Napolitano – che si riserva qualsiasi azione giudiziaria a tutela del mio nome". Il Tiktoker di Melito, infatti, afferma di non aver ricevuto nessuna comunicazione o notifica dalle forze dell'ordine riguardo le accuse che gli vengono mosse e di aver ricevuto un danno di immagine dalla vicenda.

Chi è il tiktoker Michele Napolitano

La controversa attività di Napolitano, 380mila followers su Tiktok, è nota da tempo: qualche anno fa gli addetti al pronto soccorso di Napoli si lamentarono per un suo video di scherzi al 118; durante il periodo delle scosse bradisismiche ai Campi Flegrei il sindaco di Bacoli lo aveva segnalato alle forze dell'ordine perché per fare video entrava in una zona della solfatara interdetta.

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