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Estorce l’orologio a un gioielliere, ma è del clan Di Lauro: i raid a Roma per farsi “risarcire”

Una gioielleria romana, controllata dal clan Di Lauro, sarebbe stata vittima di estorsione; il gruppo di camorra avrebbe preteso 200mila euro dal responsabile, vittima di un tentato sequestro.
A cura di Nico Falco
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Un gioielliere legato alla malavita organizzata, un criminale fuori controllo, un orologio estorto che si rivela essere del clan Di Lauro, coi camorristi che, quindi, vogliono 200mila euro di risarcimento. Sono gli elementi della vicenda che lega la camorra napoletana a quella romana, ricostruita nell'ordinanza eseguita dai carabinieri oggi, 5 dicembre, nei confronti di 14 indagati, tra cui presunti esponenti del clan Senese e del gruppo guidato da Ettore Abramo, alias "Pluto"; per tutti i destinatari è stato disposto il carcere.

L'estorsione dell'orologio

Tra i destinatari figurano Daniele Salvatori, detto "Bove", e il presunto capo del gruppo in cui sarebbe inquadrato, Abramo, alias "Pluto". Salvatori, hanno ricostruito gli inquirenti, si sarebbe reso responsabile di diverse estorsioni, presentandosi sia a nome del clan Senese, sia per conto di "Pluto"; in una di queste sarebbe stato accompagnato dall'ex pugile Kevin Di Napoli (anche lui tra i destinatari di misura), ferito a Casoria nel luglio 2024 e proprietario della palestra di Ostia distrutta da una bomba nel giugno scorso.

Una delle vittime sarebbe il titolare di una gioielleria che gli inquirenti definiscono nell'ordinanza di fatto controllata dal clan Di Lauro; in quella circostanza, risalente alla fine del 2022, Salvatori, insieme a Valerio Fabrizio e con Mario Baiocchi come mandante (anche loro tra i destinatari di misura), si sarebbe fatto consegnare un orologio di lusso dal valore di 18mila euro, presentandosi come emissari di Abramo.

I raid da Secondigliano a Roma

I Di Lauro, in risposta, avrebbero preteso da Salvatori la cifra di 200mila euro, oltre all'orologio, sostenendo di avere diritto a un "risarcimento" per diverse estorsioni. L'intervento del clan di camorra avrebbe messo in allarme il gruppo romano, che avrebbe preso le distanze da "Bove" e avrebbe organizzato un sequestro per consegnarlo ai napoletani. Valerio Fabrizio, con un pretesto, avrebbe portato Salvatori da Bracciano a Roma, dove lo attendevano Davide Mastroianni e Gianni Erbella Violetti, che lo avrebbero sequestrato per consegnarlo ai Di Lauro.

L'azione sarebbe stata pianificata insieme ad Alvise Cobianchi e Leopoldo Cobianchi, con il placet di Ettore Abramo (tutti destinatari di misura). Il sequestro non sarebbe avvenuto perché, proprio in quei momenti, il 12 giugno 2023, l'uomo era stato sottoposto a fermo dalla Polizia giudiziaria.

Successivamente, il 14 giugno, due giorni dopo, i Di Lauro se la sarebbero presa con gli altri del gruppo, pretendendo che fossero loro a restituire i soldi che non avevano avuto da Salvatori. Le minacce sarebbero avvenute ad opera di Gianni Erbella Violetti e Paolo Prearo (anche lui tra i destinatari dell'ordinanza eseguita oggi), nell'autolavaggio di quest'ultimo e in concorso con esponenti dei Di Lauro al momento non identificati; Valerio Fabrizio e Davide Mastroianni sarebbero stati minacciati con le armi da fuoco e picchiati con queste.

Sia per il tentato rapimento, sia per la successiva estorsione, gli inquirenti contestano agli indagati l'aggravante delle modalità mafiose e dell'agevolazione al clan Di Lauro.

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