Direttori generali in Regione Campania, Fico accelera sulla riforma: legge delega e poi nuovo modello simile alla Puglia
Un direttore generale lascia il suo ufficio per effetto di una sentenza. E si siede a una scrivania rimasta libera per effetto di un'altra sentenza. A Palazzo Santa Lucia succede anche questo. Roberto Fico vuole evitare che diventi la regola e ha deciso di premere sull'acceleratore: il presidente della Regione Campania vuole una riforma della macchina amministrativa regionale, e la vuole in tempi brevi. Lo strumento da cui partire è una proposta di legge delega stringatissima, 4-5 articoli. Il percorso previsto è il più rapido possibile: atto in Commissione (la prima), poi l'Aula. Per approvarla per direttissima Fico chiederà il sostegno di tutte le forze politiche della sua maggioranza.
La ragione della fretta sta nelle aule del Tribunale di Napoli. In Regione si teme di essere subissati da altre sentenze di condanna. Sono pronunce che possono smontare le nomine dirigenziali decise nell'ultimo anno della legislatura di Vincenzo De Luca. A settembre la giudice del lavoro ha accolto il ricorso d'urgenza del dirigente regionale Ennio Parisi. Con quell'ordinanza ha sospeso in un colpo solo cinque incarichi assegnati con gli interpelli del 2025. Il 23 ottobre analoga decisione deciso sul ricorso del dirigente Antonio Carotenuto. Ha disapplicato la delibera del 4 giugno 2025 che affidava a Luigi Riccio la Direzione generale Politiche agricole, alimentari e forestali. Della motivazione di quella scelta la sentenza dice che è «meramente apparente e tautologica».
Ogni pronuncia è un effetto domino e costringe la giunta a mettere una pezza. Con la delibera del 29 ottobre scorso Riccio è stato spostato nel settore Affari generali della Direzione Sviluppo delle attività produttive. Quel posto era stato lasciato libero da Sergio Mazzarella, a sua volta ricollocato a fine settembre per eseguire l'ordinanza. La Direzione Agricoltura è passata in reggenza a Flora Della Valle. È un gioco dell'oca di direttori generali che, alla lunga, rischia di paralizzare l'attività regionale. E il contenzioso non è chiuso: pende ancora un ricorso che riguarda l'Ufficio Grandi opere, la Direzione Patrimonio e la Direzione Ciclo integrato delle acque.
Cosa prevede la legge delega
In Campania la "delega" per una legge di riordino si riferisce alla potestà regolamentare prevista dall'articolo 56 dello Statuto. Il Consiglio regionale approva una legge d'indirizzo che fissa i principi generali. Alla giunta il compito di definire i dettagli tecnici ed esecutivi attraverso un regolamento regionale. I regolamenti vengono deliberati dalla giunta, sottoposti al Consiglio ed emanati con decreto del presidente della Regione. Questo passaggio consente di rimettere mano all'impianto costruito in dieci anni di governo De Luca senza scriverne ogni dettaglio in una legge. E concretamente con nuove regole si può cambiare tutto.
Il nuovo "modello Puglia"
Oggi le nomine sono regolate dal «Disciplinare recante disposizioni per il conferimento degli incarichi di funzione dirigenziale ai dirigenti della Giunta regionale della Campania», approvato nel 2020. Il governatore prevede preliminarmente una sorta di cabina di regia per rinnovare gli uffici dell'Ente che guida da novembre 2025. Bisognerà trattare con i sindacati e vagliare le esigenze di tutti gli uffici.
Andranno anche evitati vulnus che possano scoprire il fianco a nuovi contenziosi, di cui la Regione Campania è già piena. Sul dossier lavorano l'assessore al Personale Ninni Cutaia e il capo di gabinetto Francesco Comparone. Ad agosto Comparone aveva chiesto a tutte le direzioni di segnalare criticità e fabbisogni di personale. Il tavolo con le organizzazioni sindacali è stato aperto il 19 ottobre: ci sono Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fp, Usb, Csa e le sigle dei dirigenti Direr e Fedir.
Il riferimento a cui guarda Fico è la Regione Puglia. Nell'aprile 2026 la Puglia ha rivisto il proprio modello organizzativo e lo ha articolato in 13 Dipartimenti. Sono 12 per le politiche della giunta più un Dipartimento dei Fondi vincolati, una struttura aggiuntiva che fa capo al presidente. In Campania i vertici delle strutture si chiamano direttori generali, in Puglia direttori di dipartimento.
Si può provare, a scopo meramente esemplificativo, ad applicare quello schema a Palazzo Santa Lucia. Cosa accadrebbe? In questo caso le 16 Direzioni generali campane potrebbero essere riordinate in 12 Dipartimenti. Sarebbero quattro vertici in meno, una riduzione teorica del 25%.
Le fusioni possibili riguarderebbero, per esempio, Risorse finanziarie e Risorse strumentali, oppure Mobilità e Ciclo delle acque. Si potrebbero unire anche le strutture che si occupano di territorio, ambiente e rifiuti, e poi Cultura e Istruzione. L'Avvocatura resterebbe autonoma, come accade in Puglia.
Il cambiamento più rilevante riguarderebbe però il Segretario generale della Presidenza. In Puglia questa figura supporta gli organi di governo. Coordina i controlli di gestione e il raccordo con l'Organismo indipendente di valutazione, l'Oiv. Presidia poi il controllo sulle società partecipate e sovrintende alle verifiche sulla spesa dei programmi europei. Partecipa anche al coordinamento dei direttori di Dipartimento. Non è un direttore generale in più: controlla e raccorda l'attività di tutte le strutture, un livello che oggi in Campania non esiste.
Una volta approvata la riforma resterà la partita più delicata, cioè scegliere i nuovi vertici. Servirà un gruppo di valutazione competente e blindato, a prova di contenzioso, per selezionare le figure apicali della Regione di Fico. Nel frattempo a Santa Lucia si attendono per novembre altre pronunce del Tribunale sulle nomine della precedente amministrazione.