Presidenza Fico in Regione Campania

Alla Regione Campania i direttori generali nominati da De Luca stanno facendo il gioco dell’oca dopo le sentenze

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Capo cronaca Napoli
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Roberto Fico e Vincenzo De Luca
Roberto Fico deve mettere una toppa al buco aperto dalle sentenze sulla selezione dei direttori generali fatta nel 2025 durante la gestione precedente.

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La Regione Campania sul fronte delle direzioni generali sta diventando un luogo a metà tra il gioco dell'oca e il tetris. Luigi Riccio, il dirigente che la giunta di Vincenzo De Luca aveva messo a capo della Direzione generale Politiche agricole, alimentari e forestali, lascia l'incarico a causa di una sentenza e approda ad una scrivania a sua volta liberata da un'altra sentenza. Lo ha deciso la giunta regionale guidata da Roberto Fico con la delibera 612, approvata all’unanimità nella seduta di giovedì 29 ottobre, su proposta dell’assessore al Personale Ninni Cutaia.

La Regione si è mossa in fretta: 6 giorni prima, il 23 ottobre, la giudice del lavoro Laura Liguori aveva accolto il ricorso di un altro dirigente e ordinato di rifare da capo la selezione che aveva portato Riccio alla guida della direzione. Un giudice del lavoro non può annullare un atto della pubblica amministrazione, ma può «disapplicarlo», cioè considerarlo senza effetti nel caso concreto poiché illegittimo. È quello che la sentenza 8492 ha fatto con la delibera regionale 4 giugno 2025 con cui la giunta De Luca aveva conferito l'incarico a Riccio.

La struttura, però, non può restare senza guida. Per questo la giunta Fico l'ha affidata in via temporanea a Flora Della Valle, dirigente regionale che lavora già negli stessi uffici, essendo a capo del Settore Politiche per la competitività dell’agroalimentare campano. Della Valle sarà reggente, cioè guiderà la direzione ad interim fino a quando non verrà scelto il nuovo direttore, un po' come succede ora all'importante Direzione Tutela Salute con Ugo Trama. Nell’atto la decisione viene motivata con la necessità di garantire la «piena operatività degli uffici».

Per capire come si è arrivati fin qui bisogna partire da come la Regione sceglie i suoi direttori generali. Lo fa con gli interpelli, procedure interne riservate anzitutto ai dirigenti di ruolo dell'ente: chi è interessato presenta domanda, gli uffici verificano i requisiti e preparano una scheda per ogni candidato, poi la giunta sceglie e deve spiegare il perché. Il 20 marzo 2025, nell’ultimo anno dell’amministrazione De Luca, la Regione aveva pubblicato uno di questi avvisi, con scadenza il 14 aprile, anche per la Direzione Agricoltura.

Tra i candidati c'era Antonio Carotenuto, dirigente regionale in servizio nello staff della Direzione generale Difesa del suolo, ecosistema e sostenibilità. Scartato a favore di Riccio, nell'ottobre 2025 ha fatto ricorso al Tribunale. La giudice non ha messo in discussione le competenze di Riccio, che vantava tra l’altro incarichi di vertice nelle società regionali Aretur e Scabec. Ha contestato invece la motivazione della scelta: nella delibera la comparazione con gli altri candidati era «solo menzionata», senza spiegare chi fossero gli altri aspiranti né perché fossero stati esclusi. Una motivazione, secondo la sentenza, «meramente apparente e tautologica».

Rifare la selezione «ora per allora», come ordina il Tribunale, significa riportare le lancette a quella primavera. Non ci sarà un nuovo bando: la delibera 612 dispone di rivalutare e confrontare i curricula di chi aveva presentato domanda nel 2025, con i requisiti fissati allora dalla delibera 123 del 17 marzo 2025. Conta soltanto quello che ciascun candidato possedeva al 14 aprile 2025: esperienze e titoli maturati nei 18 mesi successivi restano fuori.

C'è, chi, conversando con Fanpage, ritiene che questa decisione sia la «toppa peggiore del buco». Perché mai? Rifare le procedure «ora come allora» potrebbe secondo alcuni scoprire il fianco ad altri contenziosi di chi ritiene leso il principio democratico e partecipativo dell'interpello.

La sentenza sull'Agricoltura non è un caso isolato. Il 21 settembre 2026 un'altra giudice del lavoro, Maria Pia Mazzocca, accogliendo il ricorso d'urgenza del dirigente regionale Ennio Parisi, aveva sospeso in un colpo solo cinque incarichi assegnati dalla giunta De Luca con gli interpelli del 2025, ordinando anche in quel caso di rifare le selezioni. In quell’ordinanza era emerso un dettaglio sul metodo: la valutazione preliminare delle candidature non era stata fatta dagli uffici, ma da due assessori dell’epoca, Antonio Marchiello (Personale) ed Ettore Cinque (Bilancio). Un passaggio che, secondo il Tribunale, «non trova alcun appiglio nel disciplinare», il regolamento regionale del 2020 che stabilisce come si assegnano gli incarichi dirigenziali.

Questa volta la delibera 612 affida l’esame e il confronto dei curricula, a supporto della decisione della giunta, alla Commissione prevista dall’articolo 9, comma 3, di quello stesso disciplinare. L’ufficio regionale Conferimento incarichi dirigenziali dovrà invece provvedere alla «sollecita riacquisizione» delle schede dei candidati.

Ed è proprio una delle cinque nomine sospese a settembre a chiudere il cerchio aperto all'inizio. Tra gli incarichi bloccati dalla giudice Mazzocca c'era quello di Sergio Mazzarella, responsabile del Settore Affari generali, internazionalizzazione e semplificazione della Direzione Sviluppo delle attività produttive. Con la delibera 538 del 30 settembre la giunta Fico lo aveva spostato al Settore Demanio e patrimonio, lasciando scoperto il suo vecchio ufficio. È lì che ora arriva, temporaneamente, Luigi Riccio.

Il contenzioso non è mica chiuso così. Già il 5 novembre 2025 un collegio di giudici del Tribunale di Napoli, esaminando un reclamo sullo stesso interpello di marzo, aveva rilevato vizi nella procedura e ordinato di rifarla per un altro incarico. È ancora pendente, inoltre, un ricorso che riguarda l'Ufficio Grandi opere, la Direzione Patrimonio e la Direzione Ciclo integrato delle acque.

Le sentenze arrivano mentre la giunta Fico lavora alla riorganizzazione della macchina regionale: tra le ipotesi c’è l'adozione del modello Puglia con un segretario generale al vertice degli uffici e l'accorpamento di alcune direzioni; sul dossier c'è insieme a Cutaia il capo di gabinetto Francesco Comparone che si muove con circospezione in un contesto molto delicato.

In Campania non esiste uno spoils system che permetta di sostituire i dirigenti a ogni cambio di amministrazione: un incarico ottenuto con un interpello regolare non si revoca senza una motivazione solida. Quando invece è un giudice a bocciare la procedura, rifarla diventa un obbligo. Per la Direzione Agricoltura, dunque, il prossimo passo spetta alla commissione, chiamata a rileggere curricula fermi all’aprile 2025, ammesso che si possa. A Santa Lucia si attendono nel mese di novembre ulteriori pronunce del tribunale sulle nomine della precedente amministrazione.

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