Presidenza Fico in Regione Campania

Il Tribunale di Napoli sta smontando le nomine dei direttori generali in Regione Campania fatte da Vincenzo De Luca

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Capo cronaca Napoli
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Roberto Fico e Vincenzo De Luca
In Regione Campania Roberto Fico dovrà rifare le nomine dei dirigenti scelti dal suo predecessore, perché lo hanno ordinato i giudici.

Come una palla demolitrice, un'altra decisione del Tribunale di Napoli fa a pezzi il sistema di nomine dirigenziali costruito in Regione Campania nell'ultimo anno della giunta di Vincenzo De Luca. Con una sentenza del 23 ottobre 2026, la giudice del lavoro Laura Liguori ha disapplicato la delibera con cui, il 4 giugno 2025, era stata affidata a Luigi Riccio la guida della Direzione generale Politiche agricole, alimentari e forestali, e ha ordinato alla Regione di rifare da capo la selezione. È l'ultima di una serie di pronunce che hanno contestato lo stesso meccanismo: incarichi di vertice – ovvero posizioni con una retribuzione annuale e un potere decisionale rilevante – assegnati con motivazioni giudicate generiche e senza una vera comparazione tra i candidati.

La Regione è un ente complesso, in alcuni casi la sua burocrazia è degna d'un libro di Franz Kafka, di un film di Terry Gilliam. Per capire la vicenda bisogna partire dagli interpelli, le procedure interne con cui l'Ente assegna ai propri dirigenti di ruolo gli incarichi di direttore generale e di capo settore.

Il percorso è fissato da un disciplinare, approvato nel 2020: i dirigenti presentano domanda, gli uffici della Direzione generale Risorse umane verificano chi è ammissibile, preparano l'elenco dei candidati e compilano per ciascuno una scheda con titoli ed esperienze. Solo a quel punto la giunta sceglie. Nel 2025 la Regione di De Luca nell'ultimo anno di legislatura ha avviato due tornate di interpelli, con avvisi pubblicati il 20 marzo e il 13 giugno, per coprire le strutture previste dalla legge regionale di riordino degli uffici approvata nel 2024.

Il ricorso sulla Direzione Agricoltura è stato presentato nell'ottobre 2025 da Antonio Carotenuto, dirigente di ruolo della Regione in servizio nello staff della Direzione generale Difesa del suolo, ecosistema e sostenibilità, assistito dall'avvocato Orazio Abbamonte. Carotenuto si era candidato all'interpello di marzo, ma la giunta aveva scelto Riccio. Nella delibera 306 la scelta era motivata elencando le esperienze del dirigente: incarichi apicali in due società regionali Aretur (l'agenzia del Turismo) e Scabec (l'agenzia Beni Culturali), le funzioni di vicario del direttore generale alla Tutela della salute, il coordinamento delle unità che si occupano dei controlli sulle produzioni e della promozione dei prodotti agroalimentari, la gestione di fondi europei, titoli di studio coerenti e l'assegnazione, con un'altra delibera dello stesso giorno, delle funzioni di direttore della stessa struttura con il precedente codice. Tutte qualità emerse, si leggeva, «anche nella comparazione con gli altri candidati».

È proprio su questa frase che si è concentrata la giudice. La Regione, difesa dall'Avvocatura regionale, e lo stesso Riccio, assistito dall'avvocato Arturo Testa, avevano sostenuto che il dirigente scelto possedesse tutti i requisiti del bando «al massimo livello» e che il giudice non potesse sindacare una scelta discrezionale dell'amministrazione. Il Tribunale ha risposto che il giudice non può entrare nel merito della scelta, ma può e deve verificare che la motivazione sia reale. E in questo caso, scrive la giudice in sentenza, la comparazione con gli altri candidati è «solo menzionata»: la delibera spiega perché Riccio fosse adatto all'incarico, ma non dice nulla degli altri aspiranti né perché siano stati scartati. Richiamando la Cassazione, la sentenza ricorda che in una selezione comparativa vanno indicate le qualità di tutti i candidati e le ragioni per cui si è preferito uno rispetto agli altri. Senza questi elementi la motivazione diventa «meramente apparente e tautologica».

Il ricorso è stato accolto solo in parte. Il perché è presto spiegato. Carotenuto aveva chiesto in primo luogo di annullare la nomina e di ottenere lui l'incarico. Questa richiesta è stata dichiarata inammissibile poiché il giudice del lavoro non ha il potere di annullare un atto amministrativo né di sostituirsi all'amministrazione in una scelta discrezionale. Può tuttavia «disapplicarlo», cioè considerarlo privo di effetti nel caso concreto perché illegittimo, e ordinare all'ente di ripetere la procedura. È quello che è avvenuto: la Regione dovrà rifare la selezione «ora per allora», cioè con riferimento alla situazione dell'interpello originario del marzo 2025. Nel ricorso Carotenuto si era riservato di chiedere in una causa separata il risarcimento del danno da perdita di chance.

Un mese prima era arrivata un'altra pronuncia, di portata più ampia. Il 21 settembre 2026 la giudice del lavoro Maria Pia Mazzocca, accogliendo un ricorso d'urgenza del dirigente regionale Ennio Parisi, difeso dall'avvocato Francesco Monetti, ha sospeso in un colpo solo cinque incarichi assegnati con entrambi gli interpelli. Riguardavano Daniela Michelino, direttrice generale dello Sviluppo delle attività produttive, Sergio Mazzarella, al Settore Affari generali, internazionalizzazione e semplificazione della stessa direzione, Sergio Caiazzo, al Settore Demanio e patrimonio – Ufficio tecnico, Anita Florio, al Settore Politiche di sostegno per i giovani, la parità di genere e il terzo settore, e Mario Monsurrò, al Settore Sistemi territoriali e immigrazione. Anche in questo caso il Tribunale ha ordinato di rifare le selezioni.

L'ordinanza, in questo caso, entra nel dettaglio di come siano state istruite le candidature. E viene alla luce un castello di carta pronto ad essere sfaldato con le sentenze. Secondo la giudice, la Direzione Risorse umane si era limitata a trasmettere l'elenco dei candidati e le schede, mentre la valutazione preliminare è stata affidata alla politica, ovvero a due assessori della giunta dell'allora governatore De Luca, Antonio Marchiello (Personale) ed Ettore Cinque (Bilancio), come risulta dai verbali delle sedute del 4 giugno, del 10 giugno e del 1° agosto 2025. Un passaggio che, scrive il Tribunale, «non trova alcun appiglio nel disciplinare». Palazzo Santa Lucia si era difeso sostenendo che la commissione tecnica prevista dalle regole servisse solo in fase di prima applicazione, ma la giudice ha ribattuto che la disciplina ordinaria affida l'istruttoria agli uffici.

Un bel guazzabuglio. Le due decisioni non sono isolate. L'ordinanza di settembre richiama un provvedimento del Tribunale in composizione collegiale del 5 novembre 2025, emesso in sede di reclamo sullo stesso interpello di marzo, che aveva già rilevato vizi diffusi e ordinato di rinnovare la procedura per un altro incarico. Il contenzioso non è chiuso: è ancora pendente un ricorso che riguarda l'Ufficio Grandi opere, la Direzione Patrimonio e la Direzione Ciclo integrato delle acque, e in Regione si attendono a breve altre pronunce sulle nomine della precedente giunta. Non solo: ci sono ulteriori procedimenti che riguardano aziende partecipate dell'Ente e che potrebbero portare a nuove sentenze di condanna.

La giunta di Roberto Fico che fa? Intanto ha dato esecuzione all'ordinanza Parisi con la delibera 538 del 30 settembre 2026, proposta dall'assessore al Personale Ninni Cutaia. In attesa delle nuove selezioni, c'è stato un rimescolamento: cinque dirigenti sono stati spostati temporaneamente, in parte sulle stesse strutture oggetto del provvedimento: Mazzarella guida ora il Settore Demanio e patrimonio, che era di Caiazzo, Florio il Settore Sistemi territoriali e immigrazione, che era di Monsurrò, e Monsurrò il Settore Politiche per i giovani, che era di Florio. Caiazzo è andato al Settore VIA, VAS e VincA e Michelino agli Affari generali, giuridico legali e amministrativi – Antiabusivismo della Direzione Governo del territorio. La reggenza della Direzione Sviluppo delle attività produttive è stata affidata a Francesca De Falco, dirigente di settore della stessa struttura con maggiore anzianità. La decisione su come rifare gli interpelli è stata rinviata a un provvedimento successivo.

Le sentenze arrivano mentre la nuova amministrazione, a quasi un anno dall'insediamento, ha avviato la riorganizzazione della macchina regionale partendo proprio dalle direzioni generali. In Campania non esiste uno spoils system che consenta di sostituire liberamente i dirigenti ad ogni cambio di amministrazione: un incarico ottenuto con un interpello regolare non si può revocare senza una motivazione solida. Il lavoro, che Fanpage in questi giorni ha potuto raccontare in queste settimane, è cominciato ad agosto, quando il capo di gabinetto del presidente, Francesco Comparone, ha inviato una nota a tutte le direzioni chiedendo di segnalare cosa non avesse funzionato, come riorganizzare ciascuna struttura e di quanto personale ci fosse bisogno.

Il 13 ottobre l'assessore Cutaia e lo stesso Comparone hanno riunito i direttori generali a Palazzo Santa Lucia. Non è stato presentato un organigramma definitivo, ma un primo orientamento. L'ipotesi principale è l'istituzione di un segretario generale come vertice amministrativo dell'ente, una figura di coordinamento che oggi non esiste e che si collocherebbe al di sopra delle direzioni generali.

Accanto a questa, la giunta valuta l'accorpamento di alcune direzioni, con l'obiettivo di far corrispondere in modo più preciso le competenze degli uffici alle deleghe dei singoli assessori ed evitare sovrapposizioni. Lo schema richiama il modello della Regione Puglia, che nell'aprile 2026 ha rivisto il proprio assetto organizzativo articolando l'amministrazione in 13 dipartimenti e prevedendo, tra le figure apicali, un Segretario generale della presidenza e un Segretario generale della giunta.

Per cambiare l'impianto costruito in dieci anni di governo De Luca servirà un passaggio in Consiglio regionale. Lo strumento individuato è una legge delega: una norma con cui l'assemblea autorizza la giunta a riscrivere con propri regolamenti l'ordinamento degli uffici, anche in materie già disciplinate da leggi, con l'abrogazione delle norme precedenti nel momento in cui i nuovi regolamenti entrano in vigore. È una possibilità prevista dallo Statuto della Campania. Nelle prossime settimane la Direzione Risorse umane dovrà preparare una proposta tecnica da inviare alle direzioni.

Il 19 ottobre è stato aperto anche il confronto con i sindacati, che inizialmente non erano stati coinvolti e la cui principale sigla, la Fp Cgil, aveva scritto a Fico per chiedere di partecipare. Al tavolo, con Cutaia, Comparone e la direttrice generale delle Risorse umane Maria Messina, si sono seduti Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fp, Usb, Csa, le organizzazioni dei dirigenti Direr e Fedir e il Comitato unico di garanzia. Anche ai sindacati è stato illustrato un orientamento generale e non un piano definito, con l'impegno a mantenere aperto il confronto. La Fp Cgil ha chiesto un rilancio delle assunzioni e un nuovo concorso in Regione Campania, richiamando i dati del Piano integrato di attività e organizzazione 2026 dell'Ente, che per quest'anno prevede 186 uscite di personale.

Le pronunce dei giudici riguardano soltanto gli incarichi contestati dai singoli ricorrenti e non obbligano la Regione a rifare tutte le nomine del 2025. Ma per una giunta che intende rimettere mano all'intero assetto dirigenziale rappresentano il punto di partenza: in diversi casi rifare le procedure non è più una scelta politica, lo ha ordinato un giudice.

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