Domenico Caliendo morto dopo il trapianto, gli anestesisti in chat: “Lui vuole solo pararsi il …”
"E a lui cosa vuoi che interessino i dati clinici? Lui vuole solo pararsi il culo". Il messaggio, datato 13 febbraio 2026, è in una chat di gruppo composta da alcuni anestesisti dell'ospedale Monaldi di Napoli. E il riferimento è a Domenico Caliendo, che in quei giorni è ancora attaccato all'Ecmo, dopo il trapianto fallito avvenuto nella stessa struttura il 23 dicembre 2025. Il piccolo è in condizioni critiche: morirà pochi giorni dopo, il 21 febbraio. Nella chat di gruppo i medici parlano delle condizioni del bambino e della possibilità di effettuare una seconda operazione dopo quella in cui gli era stato impiantato l'organo danneggiato dal trasporto errato: "Il trapianto si poteva fare una ventina di giorni fa, ma adesso non ha più senso".
Le condizioni del piccolo, si evince dai messaggi degli anestesisti, in quei giorni erano ormai irrimediabilmente compromesse: "Polmoni di pietra, insufficienza epatica e tac encefalo peggiorata". Il giorno prima, il 12 febbraio, Guido Oppido, il cardiochirurgo che ha operato il bambino, sarebbe dovuto andare in ferie, fino all'8 marzo, ma la direzione dell'ospedale gliele aveva revocate ritenendo che dovesse restare in ospedale per garantire la continuità terapeutico-assistenziale al piccolo.
Il tenore di quei dialoghi sembra confermare quanto sostenuto dalla famiglia Caliendo-Mercolino e dall'avvocato Francesco Petruzzi, secondo cui se il bambino fosse stato collegato al Berlin-Heart, sarebbe stato probabilmente in grado di subire un secondo trapianto: il cosiddetto cuore artificiale consente agli organi di funzionare garantendo meno danni rispetto all'Ecmo, il sistema di supporto vitale temporaneo che può sostituire cuore e polmoni per un periodo limitato e che, dopo oltre 50 giorni di utilizzo, ha creato danni irreversibili agli organi di Domenico.