Domenico Caliendo morto al Monaldi di Napoli

Morte di Domenico Caliendo, il cardiochirurgo Oppido “spregiudicato e ostinato”: confermata l’interdizione per 12 mesi

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A cura di Nico Falco
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Guido Oppido
Il gip aveva disposto l’interdizione dalla professione per 12 mesi per il medico del Monaldi, accusato di falso materiale e ideologico nell’inchiesta sul decesso del bimbo, morto dopo un trapianto di cuore fallito.

Il professor Guido Oppido avrebbe tenuto un comportamento connotato da "spregiudicatezza" e sintomatico di una "personalità tanto ostinata da far concretamente temere che, trovandosi in una condizione che lo richieda, l'indagato possa rendersi protagonista di un altro falso analogo pur di allontanare da sé ogni sospetto di errore": sono le parole che usa il Tribunale del Riesame di Napoli nell'ordinanza con cui viene confermata l'interdizione dalla professione medica per il cardiochirurgo dell'ospedale Monaldi, coinvolto, insieme ad altri sanitari dello stesso ospedale, nell'indagine sulla morte di Domenico Caliendo, il bambino di 2 anni e mezzo deceduto dopo un trapianto di cuore fallito.

La misura dell'interdizione, per una durata di 12 mesi, era stata disposta nel giugno scorso dal gip Mariano Sorrentino su richiesta della Procura di Napoli (procuratore aggiunto Antonio Ricci, sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante), al termine delle indagini svolte dai carabinieri del Nas. Oggi la conferma da parte del Riesame (collegio A dell'ottava sezione presieduto da Antonio Pepe), che ha ritenuto sussistenti sia le esigenze cautelari sia i gravi indizi di colpevolezza che erano stati contestati dagli avvocati di Oppido, Alfredo Sorge e Vittorio Manes.

Il cardiochirurgo è ritenuto responsabile dei reati di falso materiale e ideologico in concorso: avrebbe falsificato il referto operatorio del trapianto di cuore, eseguito nell'ospedale collinare il 23 dicembre 2025. L'interdizione era stata disposta anche per la vice di Oppido, la cardiochirurga Emma Bergonzoni, per una durata di sette mesi; nel suo caso, però, il Tribunale del Riesame ha revocato la misura, non ritenendo sussistenti le esigenze cautelari.

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