Il quadro per le elezioni amministrative di Napoli che si terranno in autunno, dopo la decisione sul rinvio da parte del governo per motivi sanitari legati alla pandemia da Coronavirus, si va ad arricchire costantemente. Potere al Popolo sarà in campo per le elezioni comunali partenopee, un nuovo ulteriore tassello in un campo, quello della sinistra e del centrosinistra, dove in attesa del candidato di Pd e M5S, ci sono già Alessandra Clemente, Antonio Bassolino e presto potrebbe esserci anche Sergio D'Angelo. Nonostante i risultati non esaltanti delle ultime elezioni regionali, la compagine di estrema sinistra nella città di Napoli ha sempre raccolto un discreto consenso. Ne abbiamo parlato con Chiara Capretti, coordinatrice cittadina di PaP.

Potere al Popolo sarà in campo alle prossime elezioni comunali di Napoli?

Assolutamente sì, abbiamo in mente di costruire non solo un percorso elettorale, ma di costruire uno spazio politico partendo da Napoli che guardi a quello che è successo in questi anni e che costruisca un fronte anti Draghi. Su ogni livello, dal locale al nazionale, va costruito un percorso contro quel modello liberista per rimettere al centro invece la redistribuzione della ricchezza. Il recovery plan prevede progetti che per il 70% verranno gestiti dai Comuni, noi abbiamo una visione diversa rispetto al governo e vogliamo incidere su quel piano.

A sinistra sono già in campo le candidature di Alessandra Clemente e Antonio Bassolino, presto potrebbe annunciare la sua candidatura Sergio D'Angelo e il Pd non ha ancora ufficializzato la sua. Non credete che ci sia una concorrenza affollata?

Si la concorrenza è foltissima, una folla di candidati. Quello che manca è un progetto di visione della città più che i nomi. Per noi i metodi che portano alle candidature già in campo sono incomprensibili ai cittadini. Dopo un anno di Covid e sofferenze i problemi sociali di Napoli sono emersi ancora più duramente e non sarà facile per nessuno metterci mano. Crediamo che il metodo e l'individuazione delle questioni centrali su cui intervenire è la cosa principale, prima ancora dei nomi. Speriamo che intorno al metodo e su temi come il contrasto al lavoro nero, la disoccupazione, la difesa delle politiche sociali per le fasce più fragili, la mobilità sostenibile e i beni comuni si possa poi fare sintesi anche tra diversi.

Alle elezioni amministrative in Italia Potere al Popolo non ha corso sempre in solitaria, a Napoli cosa farete? Ci saranno alleanze?

Noi siamo assolutamente aperti alle alleanze e speriamo proprio che ci siano, che si crei un fronte ampio che faccia sintesi su un modo di lavorare condiviso. Per farlo non ci si può chiudere nelle stanze per fare accordi sulle liste, ma raccogliere proposte con un confronto con i nodi sociali della città. Se qualcuno vuole lavorare su questo siamo ben felici di lavorare insieme. Ma non c'è alcuna preclusione alle alleanze.

Siete tra quelli che hanno sostenuto la seconda rielezione di Luigi De Magistris, che giudizio date su questi 5 anni?

Il giudizio è inevitabilmente critico. Le tante innovazioni portate avanti nei primi 5 anni in questa seconda consiliatura si sono arenate, quel vento che poteva cacciare via la vecchia politica si è fermato. Sin da subito, sin dalla composizione del consiglio comunale si presagiva quell'andazzo che avrebbe portato al fallimento degli obiettivi. Questo è il nostro giudizio, non pensiamo sia tutto da buttare a mare ma è chiaro che se quell'esperienza vuole conservare ancora un'anomalia rispetto allo squallore del centro sinistra è da chiedere a loro. Speriamo si possa avviare una riflessione costruttiva per costruire un percorso diverso per Napoli per i prossimi anni.

Il rapporto tra i centri sociali e l'amministrazione della città a Napoli rappresenta un'anomalia, in tanti hanno ricoperto cariche istituzionali, che idea vi siete fatti sulle esperienze maturate fino ad ora? 

L'idea che ci siamo fatti è che abbiamo visto un elemento di cooptazione di figure che venivano dai movimenti e che venivano inseriti come singoli, o per nomina o perché candidati nelle liste di altre organizzazioni, all'interno dell'amministrazione della città. Il problema è stato proprio questo: la cooptazione va per forza di cose a snaturare l'eredità ed il portato politico. Un bagaglio che si può portare dentro ad un'amministrazione ma non con la cooptazione. Noi crediamo nei percorsi di autonomia, che non è semplicemente l'autonomia del singolo ma l'autonomia di un progetto collettivo. Altrimenti si è dei singoli e come tutti gli esseri umani si può fare bene o sbagliare, ma quello di cui c'è davvero bisogno secondo noi è un'organizzazione politica presente sui territori che possa agire dentro e fuori dai palazzi, che porti quindi i bisogni, i conflitti e le innovazioni necessarie anche nell'amministrazione con altre forze politiche. Questo è il motivo per cui non ci siamo candidati con De Magistris e non siamo voluti entrare nella giunta in questi 5 anni.