Com’è iniziata l’ondata di Epatite A fra Napoli e provincia: dai molluschi infetti ai casi che continuano a crescere

C'è più di una ipotesi su quando e come sia iniziato il focolaio di Epatite A (HAV) a Napoli e provincia. Il virus ad ora ha contagiato poco meno di 200 persone, almeno queste sono le tracciate, ma ha una incubazione lunga, i numeri aumenteranno, dicono gli infettivologi. Iniziamo da un dato informativo: come ci si contagia del virus dell'epatite A? L'HAV si prende per via oro fecale. Il virus viene espulso in grandi quantità con le feci di persone infette. Ci sono degli alimenti che fanno da vettore? I frutti di mare, o meglio i molluschi bivalvi: sono in acqua e per natura sono dei formidabili filtratori, tant'è che vengono usati come "cartina di tornasole" per lo stato di salute dei mari. E poi i frutti del sottobosco (che sono a terra), ovvero fragole, mirtilli, difficili da pulire per la loro superficie irregolare. Infine la verdura cruda, rischiosa se le acque di irrigazione sono contaminate.
Ma noi per il caso epatite a Napoli lasciamo stare le verdure e i frutti su cui non ci sono analisi che riscontrano virus, concentriamoci solo sul ruolo dei molluschi. Di che parliamo? Cozze, vongole, ostriche, capesante, cannolicchi, telline, fasolari. Stringiamo ancora di più il campo: cozze e ostriche. Ciò non per escludere a priori i rischi di altri molluschi, ma perché ci sono elementi certi.
Fine gennaio 2026. Mitili contaminati dal virus dell'epatite A vengono riscontrati in stabilimenti dell'area flegrea, ovvero in alcuni noti allevamenti di Bacoli, Varcaturo e Nisida. Su 150 campioni analizzati: 8 positivi ad HAV (7 cozze, 1 ostrica). Se a fine gennaio già c'era contaminazione significa che il fattaccio quanto meno è accaduto un po' prima, cioè all'inizio dell'anno. Ma come è successo?
Su questo ci sono vari racconti, saranno le autorità sanitarie a doverlo chiarire con certezza se riusciranno. È possibile che c'entrino le cosiddette "scolmate"? Si tratta delle esondazioni di acque fecali non trattate, ovvero reflui di fogna non depurati e confluiti direttamente nelle acque, in quelle acque che hanno poi infettato gli allevamenti flegrei? Certo che è possibile. Pioggia forte o rottura non si sa. Su questa ipotesi però si sta lavorando.
Intanto il virus ovviamente non aspetta. Nella prima decade di febbraio 2026 nei laboratori di analisi di alcuni ospedali, come l'infettivologico Cotugno ed il Cardarelli (che è il più grande, quindi è un indicatore importante dello stato di salute della città) arrivano i primi casi: l'incubazione di inizio anno (in media 25-30 giorni) è finita, la gente si ammala. Il sistema di allerta sanitario regionale si mette in moto.
Il 18 febbraio, turning point. Le analisi confermano l'HAV nella zona flegrea. Il giorno successivo, il 19, l'Azienda Sanitaria Locale Napoli 2 Nord, Dipartimento di Prevenzione Unità operativa complessa Sanità animale, Settore Molluschicoltura, cioè l'Asl che copre anche la zona flegrea in cui insistono gli allevamenti sotto controllo, invia una disposizione alle aziende interessate (sono 9). La invia anche alla Regione Campania, all'Arpac, l'agenzia protezione ambientale, al C.Ri.S.Sa.P. (Centro di Riferimento regionale per la Sicurezza Sanitaria del Pescato), alla Prefettura di Napoli e alle forze dell'ordine.
Cosa dice questa disposizione (è la 7268/u del 19 febbraio)? È un «divieto di raccolta molluschi per presenza di genoma del virus dell’epatite A (HAV) nello specchio acqueo denominato Cento Camerelle Punta Poggio nel Comune di Bacoli (Napoli)».
Poche ore dopo è la Regione Campania a dare il suo primo allerta, avviando un piano straordinario di monitoraggio che prevede «controlli e campionamenti di molluschi bivalvi in allevamenti e banchi naturali, lungo i canali di distribuzione all'ingrosso e presso la vendita al dettaglio». Vengono sollecitati a controlli i carabinieri del Nas, il Nucleo Anti sofisticazione.
Un mese dopo, giovedì 19 marzo, è acclarato che la moltiplicazione dei contagi è rilevante rispetto agli standard. Il Dipartimento di Prevenzione dell'Asl Napoli 1 Centro, in una nota rileva «una diffusione del virus superiore di 10 volte rispetto alla media degli ultimi dieci anni e di ben 41 volte rispetto all'ultimo triennio».
Gaetano Manfredi è l'autorità sanitaria principale della città. È il primo sindaco della Campania a firmare una ordinanza molto importante: vieta il consumo di molluschi crudi. Al capoluogo ovviamente si accodano tutti gli altri: nel giro di 24 ore si moltiplicano ordinanze simili in tutta la regione.
Una generazione che ha vissuto la pandemia di Covid-19 sa bene che le dinamiche di paura, fatte le dovute proporzioni rispetto ai casi, si somigliano. Dunque ristoranti di pesce deserti da un giorno all'altro, serate a base di zuppa di cozze già organizzate dai ristoranti e annullate per paura di zero prenotazioni. Un disastro sotto Pasqua, il periodo principale per quest'attività.

C'è il crollo di tutto il prezzo del pescato, perché del panico a farne le spese non sono soltanto le vendite di molluschi locali, di quelli non locali (ma italiani) e del prodotto estero ma di tutto il pesce, perfino quello surgelato extraeuropeo venduto dalla Grande distribuzione. Dunque, tutti gli enti preposti, dalla Prefettura alla Regione, dalle Asl agli ospedali lavorano per arginare i contagi ma vanno coi piedi di piombo nelle comunicazioni per evitare allarmismi incontrollati. Tuttavia il problema c'è: lo dimostrano le sofferenze dei reparti di malattie infettive dei nosocomi, pieni di persone e i casi che continuano a crescere.
Notizia di oggi, la Regione sta acquistando partite di vaccini dal virus HAV ed ha disposto il potenziamento e l'ampliamento dell'offerta vaccinale gratuita per i soggetti più a rischio: personale sanitario e sociosanitario, operatori della filiera alimentare, pazienti fragili e popolazione pediatrica in relazione al rischio epidemiologico e di esposizione.