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Ciro Maglione, ex Cda di Gori: “L’acqua a Napoli può restare pubblica. Modello Abc è efficiente”

Il manager Ciro Maglione, ex Cda di Gori e amministratore di Anm: “L’esperienza maturata da ABC dimostra che questo modello gestionale non è incompatibile con l’efficienza amministrativa”
Ciro Maglione
Ciro Maglione

Sulla trasformazione di Abc, l'azienda speciale dell'acquedotto di Napoli, in SPA, società per azioni di proprietà pubblica al 100%, Ciro Maglione, avvocato e manager, ex consigliere di amministrazione della Gori dal 2001 al 2009, è chiaro: "L'esperienza maturata da ABC nel corso degli anni sembra dimostrare che tale modello gestionale non è, di per sé, incompatibile  con l'efficienza amministrativa,  con la qualità del servizio, tantomeno con la tutela dell'interesse collettivo".

L'affidamento ad Abc è in scadenza nel 2027 ed il Comune di Napoli si prepara a cambiare lo statuto dell'azienda, dopo i rilievi dell'Antitrust che ha chiesto di fare le gare pubbliche per l'affidamento del servizio idrico. Ciro Maglione, che è stato in passato anche amministratore unico di Anm spa, negli anni difficili del concordato, e nel Cda di Mostra d'Oltremare, in una lettera a Fanpage.it spiega i motivi della sua riflessione:

"Negli ultimi mesi il dibattito sul futuro di ABC – Acqua Bene Comune Napoli si è concentrato sulla incompatibilità tra la forma dell'azienda speciale e il nuovo quadro normativo delineato dal decreto legislativo n. 201 del 2022, recante il riordino della disciplina dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.

L'argomento è noto: il servizio idrico integrato costituisce un servizio pubblico locale "a rete" e, pertanto, l'art. 14 del decreto sembrerebbe escludere la possibilità di ricorrere alla gestione mediante azienda speciale, riservando agli enti competenti le sole modalità dell'affidamento a terzi tramite gara, della società mista o della società in house.

Una lettura strettamente letterale della norma conduce effettivamente a tale conclusione. L'art. 14, comma 1, lett. d), ammette, infatti, la gestione in economia o mediante aziende speciali soltanto per i servizi diversi da quelli a rete. Da qui l'idea, sostenuta anche dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che il futuro di ABC debba necessariamente passare attraverso una trasformazione societaria.

Tuttavia, la questione appare più complessa di quanto una semplice lettura testuale potrebbe lasciare intendere. Anzitutto, il servizio idrico integrato presenta caratteristiche strutturali che lo distinguono dagli altri servizi pubblici locali, essendo organizzato su ambiti territoriali ottimali ai sensi dell’art. 147 del decreto legislativo n. 152 del 2006.

In questo quadro, la dimensione sovracomunale e la natura integrata del servizio idrico confermano la sua peculiarità rispetto agli altri servizi pubblici locali, rafforzando l’esigenza di una lettura sistematica della disciplina. Non è un caso che, anche dopo l'entrata in vigore del decreto legislativo n. 201 del 2022, siano emerse interpretazioni volte a valorizzare la permanenza di modelli di gestione integralmente pubblici.

Alcune pronunce della magistratura contabile hanno evidenziato come il nuovo assetto normativo debba essere letto in coordinamento con le discipline speciali che regolano il servizio idrico, evitando soluzioni interpretative eccessivamente semplificatrici.

Ciò non significa negare il dato normativo ma, piuttosto. interrogarsi sulla sua coerenza sistemica. Se l'obiettivo del legislatore era quello di garantire efficienza, investimenti e qualità del servizio, occorre chiedersi se tali finalità dipendano realmente dalla veste giuridica del soggetto gestore.

Una società in house interamente pubblica e un'azienda speciale condividono infatti un elemento fondamentale: l'assenza di partecipazione privata e il controllo pubblico sulla gestione del servizio.

La differenza principale risiede nella forma organizzativa. L'azienda speciale è un ente pubblico strumentale dell'ente locale; la società in house è una società di diritto privato integralmente partecipata dal soggetto pubblico e sottoposta al controllo analogo. Ma è legittimo domandarsi se il passaggio dall'una all'altra rappresenti una reale innovazione sostanziale oppure una trasformazione prevalentemente formale.

Proprio per questo motivo l'ipotesi avanzata dal Comune di Napoli di trasformare ABC in una società benefit interamente pubblica, partecipata al 100 per cento dal Comune e affidataria in house del servizio, merita di essere valutata senza pregiudizi ideologici.

Essa potrebbe costituire una soluzione di compromesso capace di coniugare le esigenze derivanti dal nuovo quadro normativo con la volontà di preservare il carattere pubblico della gestione dell'acqua.

Anche qualora questa strada dovesse essere percorsa, tuttavia, sarebbe opportuno accompagnare la trasformazione con adeguate garanzie statutarie. In particolare, potrebbe essere prevista una clausola che sancisca in modo espresso il mantenimento della totale partecipazione pubblica della società, impedendo future aperture al capitale privato se non attraverso un'eventuale e specifica scelta del legislatore.

Una previsione di questo tipo assumerebbe un valore non soltanto giuridico, ma anche simbolico e politico, alla luce dell'esito del referendum del 2011, con il quale milioni di cittadini si espressero a favore di una gestione dell'acqua sottratta alle logiche della privatizzazione.

Resta però una domanda di fondo: se il servizio continua a essere integralmente pubblico, se il controllo resta nelle mani dell'ente locale e se gli utili non rappresentano la finalità primaria dell'attività svolta, quale effettivo valore aggiunto deriva dall'abbandono dell'azienda speciale?

L'esperienza maturata da ABC nel corso degli anni sembra dimostrare che tale modello gestionale non è, di per sé, incompatibile  con l'efficienza amministrativa,  con la qualità del servizio, tantomeno con la tutela dell'interesse collettivo.

È una domanda che il legislatore del 2022 sembra aver lasciato in parte irrisolta e alla quale, prima ancora che la politica, saranno probabilmente la prassi amministrativa, la giurisprudenza e i risultati concreti delle future scelte organizzative a dover fornire una risposta definitiva.

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