Intervista all’ex sindaco De Magistris, 15 anni dopo la prima elezione a Napoli: bilancio duro su Manfredi, acqua e Bagnoli

Dall’acqua pubblica al nuovo stadio, fino all’autocritica sugli errori politici: il bilancio di 15 anni dopo la prima elezione “scassatutto”
Luigi De Magistris nella redazione di Fanpage a Napoli
Luigi De Magistris nella redazione di Fanpage a Napoli

a cura di Antonio Musella e Ciro Pellegrino

Luigi de Magistris è già in campagna elettorale per le prossime elezioni Comunali di Napoli del 2027. O forse non ha mai smesso di esserlo. In questa intervista a Fanpage.it tratta gli argomenti più dibattuti in città. Una discussione approfondita che ha toccato anche temi internazionali, come la Palestina, passando per le grandi questioni napoletane come Bagnoli, l'acqua pubblica, la gestione dei parchi, la vicenda dello stadio. de Magistris è anche tornato sulla sua esperienza amministrativa, ammettendo degli errori e fornendo un nuovo quadro di considerazione su personaggi come Aurelio De Laurentiis e Vincenzo De Luca. Sullo sfondo la volontà di rimarcare la differenza molto grande con Gaetano Manfredi, l'attuale sindaco della città eletto col campo largo di centrosinistra.

A giugno del 2026 sono passati quindici anni dalla sua prima vittoria elettorale al Comune di Napoli. Come è cambiata la città in questi anni?

Quando vincemmo all'epoca fu una rivoluzione, il popolo si riappropriò della città dando una risposta netta ad una classe politica in decadenza, io vidi passare la gente dalla rassegnazione alla militanza. La Napoli di allora è completamente diversa da quella di oggi, adesso però vedo anche degli elementi che mi riportano al 2011. Negli ultimi tempi si è spenta l'energia di partecipazione popolare, vedo ritornare quell'assenza di partecipazione al governo della città. Quando facevo il sindaco ogni giorno c'era una manifestazione sotto Palazzo San Giacomo, negli ultimi tempi invece non vedo nessuno e secondo me è una circostanza voluta. Si vuole allontanare la gente dalla cosa pubblica in modo che venga sopraffatta dalla rassegnazione.

Tra le grandi questioni c'è quella di Bagnoli, la Coppa America e la riqualificazione. Un pezzo di città ha manifestato opposizione, ma un altro invece spera in questi progetti, lei cosa si sente di dire a quelli che pensano che finalmente si fa qualcosa?

Io non sono per nulla contro la Coppa America, l'ho portata io a Napoli nel 2012 e nel 2013, io sono contrario al fatto che si utilizzi maldestramente la Coppa America, per fare un'operazione di "mani sulla città" a danno dei napoletani. Quando feci la Coppa America mi inventai il lungomare liberato, e fu un evento sostenibile che lasciò qualcosa alla città. Il progetto di bonifica e riqualificazione lo facemmo noi, lo abbiamo difeso negli anni e lo approvammo con la partecipazione del popolo e con le assemblee nazionali. Noi stavamo andando nella direzione della spiaggia pubblica, la riqualificazione, la bonifica, Coroglio riqualificata ed un piccolo porticciolo. Manfredi poteva continuare in questo solco, ed aveva la strada spianata perché è diventato anche commissario straordinario. Invece ha frenato tutto ed è tornato indietro, ha cancellato l'ordinanza "chi inquina paga" fatta da noi, ed anzi Caltagirone che doveva pagare diventa uno che, attraverso una controllata, prende i soldi per la riqualificazione. Non fanno più la bonifica, ma una messa in sicurezza, inoltre queste opere che si stanno facendo, per loro stessa ammissione recente, saranno permanenti, cioè quello che denunciavano i comitati. Non ci sarà più la spiaggia pubblica, non si toglierà la colmata, il parco non si sa che fine ha fatto. Ma si può ancora tornare indietro perché il PRARU che approvammo noi è ancora lì.

La riqualificazione del lungomare liberato le piace?

Sì, è il progetto che facemmo noi, solo che stanno andando avanti con una lentezza spaventosa. Ma quel progetto ed il finanziamento sono della mia amministrazione, poi Manfredi va dicendo quando taglia i nastri che è tutto merito suo. Io quando tagliavo i nastri di opere iniziate da altre amministrazioni chiamavo sempre Rosa Russo Iervolino e Antonio Bassolino.

Ciò che avviene in Palestina è terribile, mi riferisco al genocidio di Gaza. Lei è molto attivo su questo, a differenza dell'amministrazione comunale, cosa può fare un sindaco su una vicenda così enorme?

Un sindaco deve innanzitutto occuparsi dell'amministrazione della città, ma deve anche dare una visione di quella città. Anche se non cambia il mondo, di fronte a governi complici del genocidio in Palestina deve restituire una postura politica, un'idea di essere per la costruzione di ponti di umanità e non muri di odio. La vicenda della Palestina mi sta a cuore da ragazzo, precisiamolo, mai con un atteggiamento contro il popolo ebraico, io ho tolto le intitolazioni alle strade che richiamavano i fascisti e le ho intitolate agli ebrei deportati. Luigi de Magistris si schiera sempre con gli oppressi, mai con gli oppressori, da ragazzo andavo alle manifestazioni quando c'era Arafat, la prima intifada, ho continuato, Napoli è stata la prima città a riconoscere la Palestina, ho dato la cittadinanza onoraria al presidente palestinese ed ho ricevuto la cittadinanza palestinese addirittura con il passaporto. Ed anche oggi continuo. Abbiamo costituito l'associazione Life for Gaza, con i concerti per raccogliere fondi per i palestinesi. A me ha ferito che Manfredi non si schieri nettamente, in continuità non solo con me, ma anche con Iervolino e Bassolino, e ancor di più mi ha ferito la vicenda di Nives Monda, dove non si è schierato con la napoletana combattente per la giustizia sociale, ma con i provocatori israeliani. Io non credo che Manfredi sulla Palestina sia tiepido, io credo che stia proprio da un'altra parte.

Manfredi sembra aver scelto un profilo politico più basso sulle questioni squisitamente politiche, a differenza sua. Un esempio sta nel fatto che sul CPR a Castel Volturno, Palazzo San Giacomo è l'unica grande istituzione regionale che non ha preso posizione. E qual è qui la differenza tra voi due?

Noi siamo molto molto differenti, due mondi diversi. Manfredi è bravo a tessere relazioni tra poteri forti, è trasversale, sta bene in quegli ambienti che stanno bene nelle istituzioni ma vengono da mondi poco trasparenti. Io sono uno che viene dalla magistratura, quindi ho un profilo istituzionale, ma ho amato e amo il rapporto con il popolo, quella connessione sentimentale gramsciana. Il sindaco di Napoli, che è anche primo cittadino metropolitano, sul CPR non può non esprimere un'opinione. Io quando parlavo mica avevo il consenso di tutti, spesso mi criticavano pure i miei figli o mia moglie.

Quindi qualcosa lei ha sbagliato in questi anni?

Certo. Io credo di aver fatto errori politici più che amministrativi. Il più grave, ma con attenuanti generiche, è che dovevo costruire e organizzare un movimento politico più strutturato, invece tutto si è reso più evanescente. Questo è l'errore più grande, non aver costruito il futuro. Dal punto di vista amministrativo tutti fanno errori, ma per come abbiamo governato, con il dissesto finanziario di fatto, da dove siamo partiti con i rifiuti a terra, più di quello che abbiamo fatto era difficile fare.

Ma del famoso "Renzi cacati sotto" si è pentito?

Bisogna contestualizzare, stavamo in campagna elettorale, io non rinnego quello che ho detto, ci stava. Con il senno di poi, la critica che mi è stata fatta è una critica fondata, perché era eccessivo. Però contestualizzata in campagna elettorale ci poteva stare.

Sull'acqua pubblica Fico si è schierato apertamente, lei ha attaccato il Comune sull'ABC dicendo che si sta andando in un'altra direzione, secondo lei qual è questa direzione?

Nella direzione del filo che lega tutta l'amministrazione Manfredi, esternalizzazioni, privatizzazioni, affidi diretti, smantellamento un pezzo alla volta di tutto ciò che è pubblico. Sull'ABC però con un'aggravante: lì c'è stato un referendum, la massima espressione popolare. Quella è un'azienda solida, non raccontassero la favoletta che è la legge che lo impone, la legge non può mai imporre di cancellare un modello costituzionalmente orientato. Si sta affossando un modello che ha portato: un'azienda solida, i bilanci in positivo, 500 assunzioni, l'integrazione del ciclo delle acque, la riduzione della dispersione nelle condutture, tariffe più basse. Appena ho finito di fare il sindaco mi hanno chiamato in tutto il mondo a parlare di questo. E Manfredi cosa fa? Lo smantella per ritornare alla SpA, quindi l'acqua come merce per fare profitti, quindi avremo tariffe più alte. Su Fico dico che la sua posizione è un bene ma non è sufficiente, su questa partita lui può intervenire, può fare tutto il ciclo dell'acqua pubblica a livello regionale. Lui può chiamare Manfredi e fermarlo, altrimenti sono solo parole.

Dall'acqua passiamo al verde, lei consentì l'adozione delle aiuole da parte dei privati, oggi c'è un regolamento fatto da questa amministrazione che apre le porte ai privati per la gestione dei parchi, lei cosa ne pensa?

Innanzitutto non bisogna demonizzare i privati. Il sindaco deve avere la governance pubblica che non si deve mai perdere, se poi i privati contribuiscono ben venga, con la partecipazione, anche un ingresso dei privati a fare alcune attività in beni pubblici. Quello che non accetto è che il privato si sostituisca al pubblico, tu prendi un parco e lo dai ai privati, o il Maschio Angioino, o un altro bene pubblico, è il contrario di quello che abbiamo fatto. Anche se guardiamo alle esperienze di autogestione deliberate dalla mia amministrazione, alla fine sono privati, non sono titolari di incarichi pubblici, quello è il privato che mi piace. Io ho conosciuto tanti commercianti e imprenditori che volevano contribuire alla città, ma c'era una regia pubblica. Oggi invece da Bagnoli al Centro direzionale si consegna tutto a un piccolo gruppo di privati.

Il tema dell'overtourism ha grande impatto sulla città, pensiamo alla riduzione di case disponibili, alla speculazione sul mercato immobiliare, lei non aveva visto il seme di questo problema?

Tolti i rifiuti io immaginavo le potenzialità turistiche di Napoli. Poco prima della fine del mio mandato noi cominciammo a vedere le criticità dei numeri, guardando ai casi di Firenze e Venezia. Ma Napoli senza Napoli non è più Napoli, non è come Venezia. Questo è un tema complesso che non può essere affrontato solo dai sindaci ma a livello nazionale. C'è anche un tema di pedagogia del racconto della città, Manfredi non dice mai nulla sulla città. Noi dovremmo fare un racconto di una città aperta ma che non può perdere l'identità. Iniziammo a fare dei provvedimenti che abbiamo lasciato alla nuova amministrazione: ad esempio un limite ai b&b all'interno di ogni palazzo e poi una programmazione commerciale. Oggi a Napoli vedi negozi uguali uno dietro l'altro. Queste cose si possono fare, i limiti si possono mettere, perché Napoli è patrimonio UNESCO e quindi certi aspetti si possono tutelare. Oggi il turismo non è governato, e trovi persone che vanno via dalla città perché non riescono a sostenere i costi. Quindi vediamo i napoletani contro il turismo e quelli a favore, e questo è già un errore storico, questa dimensione di mettere i napoletani uno contro l'altro è terribile, Napoli non funziona così, a Napoli si deve lavorare per la coesione.

Non ha mai avuto un rapporto idilliaco con De Laurentiis, ma oggi sostiene la proposta del presidente del Napoli di costruire un nuovo stadio, come mai?

Io non avevo rapporti idilliaci né con De Laurentiis né con De Luca, ma ho fatto più cose io con loro che Manfredi che ha buoni rapporti e viene dallo stesso partito di De Luca. Con le Universiadi il Maradona lo abbiamo quasi tutto riqualificato, manca solo la parte in acciaio in alto. C'è questo progetto di ristrutturazione avveniristico e anche molto discutibile, costa 200 milioni, ma con quei soldi ci fai due stadi nuovi. Tu vai a ristrutturare uno stadio comunque vecchio, che invece si poteva usare per gli altri sport e fare uno stadio nuovo, con il Comune nel ruolo del facilitatore. Questo servirebbe pure a vedere se De Laurentiis, come ha detto, vuole mettere i soldi, io sostengo la sua proposta.

Ha citato De Luca, ha rivalutato anche lui?

De Luca è venuto sulle mie posizioni sulla guerra e sulla Palestina, non solo, ma ho ascoltato un suo ragionamento sui poteri occulti, su cui ci ho scritto un libro. De Luca è un uomo della Prima Repubblica, ma ha una comunicazione contemporanea, bisogna riconoscerlo. Io ho avuto rapporti non facili con De Luca, ma rivendico anche che dai disoccupati, ai lavoratori pubblici, ai rifiuti, abbiamo fatto molti accordi con De Luca. La narrazione era sbagliata, si confondeva la differenza di carattere con altro. C'è chi mi dice che io mi isoli, ma non bisogna confondere l'autonomia con l'isolamento, l'autonomia è un grande pregio, senza autonomia non avremmo risolto mai l'emergenza rifiuti.

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