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Trasporto pubblico a Napoli

Circumvesuviana impossibile: tre ore di bus da Baiano a Napoli. Carolina è costretta a “congelare” la laurea

La denuncia della studentessa pendolare sulla Baiano-Napoli, chiusa da anni: il medico le ha imposto lo stop per motivi di salute.
La Circumvesuviana
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Sperone, frazione di Baiano, provincia di Avellino, in Campania. Sono le 6 del mattino. Carolina cammina venti minuti a piedi da casa per raggiungere la fermata del bus sostitutivo che dovrebbe portarla a Napoli, dove studia. Da lì in poi, tra traffico, semafori e corse che saltano, il viaggio può durare fino a tre ore. Solo andata. È la routine quotidiana di una pendolare della Circumvesuviana (o meglio, di ciò che ne resta) dell'agro nolano-baianese, raccontata in una lettera aperta diffusa dal Comitato Pendolari Vesuviani e dal suo presidente, Enzo Ciniglio. Una testimonianza che il comitato definisce «voce di migliaia di invisibili», i pendolari della tratta Baiano-Napoli della linea Eav, chiusa e mai riattivata.

Da due ore a tre, con la chiusura della Sperone-San Giorgio

Due anni e mezzo fa, quando era attiva almeno la tratta fino a San Giorgio a Cremano, il viaggio di Carolina durava comunque oltre due ore, tra treni, cambi e metropolitana. Oggi, con la linea totalmente interrotta e sostituita dai bus, la situazione è peggiorata: la fermata più vicina si è spostata a Sperone, a venti minuti a piedi dall'abitazione della studentessa, e i pochi mezzi disponibili fanno la spola risentendo di ogni intoppo, dal traffico agli incidenti fino al maltempo.

Il tempo medio di percorrenza oscilla tra le 2 e le 3 ore a tratta. Il ritorno, scrive Carolina nella lettera, è «una lotteria»: corse che saltano, bus pieni che non si fermano, mezzi obsoleti e senza aria condizionata anche con 40 gradi all'ombra. «Pago 82 euro di abbonamento mensile per un disservizio», denuncia la studentessa. Una cifra che, calcolata sui costi orari di un pendolarismo che le sottrae fino a sei ore al giorno tra andata e ritorno, pesa doppiamente: sul portafoglio e sulla qualità della vita. Anche per questo, ormai da quattro anni, Circum è considerata «la peggior ferrovia d'Italia» dal dossier "Pendolaria" di Legambiente.

Il verdetto del medico: fermarsi per evitare il ricovero

Dopo tre anni a questi ritmi, il conto lo ha presentato il corpo di Carolina prima ancora dei conti economici. Il medico curante, di fronte ai segnali di logoramento fisico e psicologico, le ha imposto una scelta netta: fermarsi e congelare la laurea, per evitare il ricovero ospedaliero.

Una circostanza che il Comitato Pendolari Vesuviani porta all'attenzione pubblica come sintomo di un sistema più ampio. «Siamo arrivati al punto in cui muoversi in Campania per motivi di studio mette a repentaglio l'incolumità psicofisica dei ragazzi».

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