Funzionari pubblici, imprenditori, persino agenti della Polizia di Stato, e anche, ovviamente, camorristi: l'inchiesta della Procura di Napoli sulla Sma Campania, la società in house della Regione che si occupa anche di bonifiche, è un calderone in cui si mischia l'apparato imprenditoriale a quello della malavita organizzata, con una costellazione di faccendieri e prestanome a fare da collante. E c'è un nome che ricorre: quello del clan Cimmino, egemone nella parte collinare di Napoli.

A quella cosca è legata una delle pagine più nere di Napoli: la morte di Silvia Ruotolo, uccisa da una pallottola vagante mentre tornava a casa insieme al figlio di 5 anni. Era il 1997, la donna si trovò nel mezzo di un agguato di camorra: l'obiettivo era un affiliato ai Cimmino, a sparare fu un gruppo di fuoco dei rivali, gli Alfano. Ad assistere a quell'omicidio, affacciata al balcone, c'era l'altra figlia, che all'epoca aveva 10 anni: Alessandra Clemente, oggi assessore al Patrimonio, ai lavori pubblici e ai giovani del Comune di Napoli.

"Fa male leggere ancora certi nomi – scrive oggi su Facebook l'assessore Clemente – fa ancor più male vedere amministratori e politici sedersi alla stessa tavola con certi soggetti, per mangiarsi Napoli, la Campania e il nostro futuro. Il clan Cimmino, ancora loro. Ad uno di loro erano dirette le pallottole che finirono nella mia mamma e me la portarono via per sempre. Sono passati quasi 25 anni, ma sono ancora lì e se ci sono è perché la politica, come dimostrato anche da questa indagine, non si è mai schierata tutta contro la camorra. Per uno che la combatte pare essercene sempre uno che la aiuta. Inquinamento, falso in bilancio, corruzione. I Cimmino già pronti a giocarsi le proprie carte, a “mettere scopa”, accaparrandosi gli appalti. Occorrerebbe schierarsi in modo compatto, non solo a parole. Attendo con ansia di ascoltare i referenti politici di quella parte malata (tanto di destra quanto di sinistra) che si è seduta a quel tavolo. Per quanto mi riguarda, sapete dove trovarmi: seduta dalla parte opposta alla loro. Ai Cimmino, ai clan, ai loro fiancheggiatori. Seduta dalla stessa parte dei loro figli affinché non finiscano in carcere o morti ammazzati. Loro auguravano la morte ai giornalisti di Fanpage, io auguro agli straordinari giornalisti di Fanpage lunga vita. E li ringrazio di cuore".

Il clan Cimmino-Caiazzo non è il solo gruppo di camorra coinvolto (tra gli indagati ci sono anche personaggi vicini ai Mazzarella e ai Formicola) ma sembra quello più inserito. Come, del resto, lo è da decenni in qualsiasi affare possa far girare denaro: il pentito Mario Lo Russo, dell'omonimo clan, parlando della "spartizione" degli ospedali cittadini (in merito alla gestione di forniture ed appalti) aveva indicato il Cardarelli come territorio dei Cimmino, il San Giovanni Bosco controllato dai Contini e il Secondo Policlinico, infine, "in mano" ai Lo Russo.

Gli inquirenti hanno ricostruito il tentativo di infiltrazione da parte di Giovanni Caruson, ritenuto affiliato alla cosca e vicino ad Andrea Basile, che invece è considerato il reggente all'epoca delle indagini. Caruson, emerge dall'ordinanza, aveva programmato l'inserimento di una cordata di imprenditori per un incarico da affidare senza nemmeno una gara e si era accaparrato l'affare grazie ad una tangente concordata da versare al funzionario regionale Lucio Varriale; l'accordo non era stato finalizzato, si rileva nelle carte, soltanto per la diffusione dell'inchiesta giornalistica Bloody Money di Fanpage.it.

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