È stata annunciata come uno degli eventi dell'anno, a Napoli e non solo. La mostra su Caravaggio a Napoli, in programma da aprile a giugno al Museo di Capodimonte, uno dei più straordinari siti museali del nostro Paese, senza considerare l'immenso patrimonio che lo circonda, essendo immerso nello splendido Bosco di Capodimonte.

In attesa che questo luogo diventi il perno di un grande progetto di valorizzazione, il direttore Sylvain Bellenger aveva a inizio anno mostrato alla stampa le linee guida della nuova mostra su Caravaggio – che a Napoli manca dal 2004 – sulla nuova percezione del pittore e sulla sua influenza sui pittori napoletani dopo il suo passaggio in città. Centro della mostra, naturalmente, le opere napoletane del Merisi. Quella già presente a Capodimonte, la "Flagellazione" di Cristo, il "Martirio di Sant'Orsola" della collezione Intesa Sanpaolo e, infine, quel capolavoro che corrisponde al nome delle "Sette Opere di Misericordia", dipinto realizzato tra la fine del 1606 e l'inizio del 160, conservato presso il Pio Monte di Misericordia di Napoli, nel luogo dove è stato concepito.

Caravaggio a Capodimonte: la polemica di Spinosa

Proprio lo spostamento del suddetto quadro dal centro di Napoli alla collina di Capodimonte per la mostra è al centro da un paio di giorni di un acceso confronto tra quanti ritengono una sorta di esproprio lo spostamento dell'opera dal luogo in cui è stata realizzata e chi naturalmente difende la scelta legittima di spostare il dipinto temporaneamente per una mostra. Medesimo scontro era già avvenuto all'epoca dell'Expo di Milano del 2016, quando si parlò del possibile spostamento a Milano dell'opera, per cui non si fece più nulla.

Stavolta ad aprire la polemica, sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno di domenica scorsa, è stato l'ex direttore di Capodimonte, nonché sovrintendente, Nicola Spinosa, il quale somma diversi argomenti nel suo articolo: criticando innanzitutto la scelta in sé di una mostra del genere su Caravaggio, che da rockstar dei nostri tempi sarebbe ormai – si legge nel suo articolo  – uno strumento al soldo delle istituzioni culturali per "fare cassa" e poco o niente, si legge tra le righe dell'articolo di Spinosa, di culturale e scientifico. Un'accusa dura, che ha un suo seguito nell'appello sottoscritto da diversi intellettuali, tra cui Tomaso Montanari, a cui si aggiunge un altro argomento, ancor più controverso e cioè l'impossibilità tecnica di spostare il dipinto che secondo Spinosa per Statuto sin dal Seicento non potrebbe allontanarsi dal luogo dove è stato concepito, nemmeno temporaneamente.

La risposta: "Caravaggio può essere spostato"

A cui risponde oggi, sempre attraverso le colonne del Corriere del Mezzogiorno, Alessandro Pasca di Magliano, soprintendente del Pio Monte di Misericordia, che oltre a difendere il proprio operato, sottoline come fu lo stesso Spinosa, in quanto direttore di Capodimonte, nel 2004 a richiedere la stessa opera d'arte per la mostra su Caravaggio e, relativamente alla questione spostamento, tende a precisare come:

Non risponde al vero che la delibera assunta dal Governo del Pio Monte della Misericordia in data 27 agosto 1613 stabilisse, come vorrebbe Spinosa, «che mai per nessun motivo, sia pure momentaneo e occasionale, la tela del Caravaggio poteva essere rimossa dalla sua chiesa». Vero è invece che, con quella deliberazione, il Governo dell’Istituto decretò che «per nissuno prezzo si possa mai vendere» ovvero definitivamente collocare altrove il dipinto in oggetto.

Ovviamente per spiegare questa querelle bisogna tornare su una diversa concezione alla base della tutela e della promozione del nostro patrimonio culturale da parte di entrambi i poli dialettici, ma è anche necessario rilevare che gli stessi partecipanti all'agone sono stati o sono direttamente coinvolti relativamente alla gestione del patrimonio culturale in oggetto. Nicola Spinosa, infatti, oltre a essere stato direttore del museo di Capodimonte, all'epoca dell'ultima mostra su Caravaggio a Napoli vestiva il ruolo di Soprintendente alle Belle arti, ruolo in cui, secondoAlessandro Pasca di Magliano "provvide altresì a concedere il nulla-osta necessario al perfezionamento dell’operazione", cioè allo spostamento della tela di Caravaggio oggi oggetto di polemica.