Presunti pestaggi a Opera

Presunti pestaggi nel carcere di Opera, l’associazione che ha denunciato: “Manca ancora la verità”

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Dopo la risposta del Governo, l’associazione Quei Bravi Ragazzi Family torna a chiedere “verità e giustizia”. Mentre le indagini sui presunti pestaggi sono ancora aperte, resta una questione fondamentale: “Quali criticità sono state accertate?”.

La risposta del Governo sulle condizioni del carcere milanese di Opera e sui presunti pestaggi apre un interrogativo che va oltre il contenuto delle dichiarazioni istituzionali: può la programmazione di interventi strutturali considerarsi una risposta sufficiente alle denunce dei detenuti che lamentano condizioni di vita inumane e degradanti?

È questa la questione sollevata da Nadia Di Rocco, presidente dell'associazione Quei Bravi Ragazzi Family, che attraverso Fanpage.it torna a chiedere chiarezza dopo la risposta fornita ieri, giovedì 29 ottobre, al Senato dal viceministro Valentino Valentini, intervenuto in rappresentanza del Governo sull'interrogazione parlamentare presentata dal senatore Franco Mirabelli, vicepresidente del gruppo Pd a Palazzo Madama, relativa alle criticità della casa di reclusione.

"Il Governo sostiene che i dati disponibili non restituiscano un quadro di abbandono dell'istituto, richiamando investimenti, interventi di riqualificazione, assistenza sanitaria continuativa e misure di rafforzamento della sicurezza", ha esordito Di Rocco a Fanpage.it, sottolineando che nella stessa risposta vengono confermati provvedimenti che non dimostrano, di per sé, la fondatezza di tutte le denunce, ma che rendono ancora più necessaria una risposta precisa: "Che cosa hanno accertato le ispezioni e quali criticità hanno richiesto un sistema di vigilanza permanente?".

Le denunce dei detenuti e "il diritto di conoscere la verità"

"Le condizioni inaccettabili, inumane e degradanti denunciate dai detenuti non possono essere liquidate con una rassicurazione istituzionale", ha affermato la presidente. "Non stiamo parlando di semplici disagi, ma della dignità di persone affidate alla custodia dello Stato. Quanto tempo è passato? Quante segnalazioni sono necessarie prima che queste condizioni vengano portate all'attenzione delle istituzioni?".

Di Rocco ha poi ricordato che il Governo, riferendo sugli accertamenti ispettivi, ha precisato che alcune circostanze sono risultate prive di riscontri oggettivi, mentre altre rimangono al vaglio dell'autorità giudiziaria. Una precisazione importante che impone di non confondere le denunce con fatti definitivamente accertati. "Ma che non elimina la necessità di conoscere quali verifiche siano state condotte, quali segnalazioni siano state esaminate e quali provvedimenti siano seguiti", ha aggiunto. Perché "la trasparenza sugli esiti delle verifiche amministrative non è una questione secondaria, ma uno degli strumenti attraverso cui si misura l'effettività del controllo sull'esercizio del potere pubblico".

Per questo – secondo l'associazione – la questione delle condizioni detentive non può essere affrontata soltanto attraverso l'elenco degli investimenti programmati. Il Governo ha, infatti, annunciato lavori per circa tre milioni di euro, precisando che la progettazione esecutiva è ultimata e che la procedura di gara è in fase di avvio. "Interventi rilevanti, ma che non consentono, da soli, di stabilire quali siano le condizioni di vita attualmente garantite nei reparti oggetto delle segnalazioni", ha aggiunto la presidente.

Presunti pestaggi: le indagini e le responsabilità da accertare

Un capitolo distinto riguarda poi le denunce relative ai presunti episodi di violenza verificatisi il 24 dicembre 2025. "Il Governo ha confermato che le indagini preliminari, coordinate dalla Procura, sono tuttora in corso e che gli atti sono coperti dal segreto investigativo ai sensi dell'articolo 329 del codice di procedura penale", ha sottolineato Di Rocco, specificando che nella risposta parlamentare si richiama anche la grave turbativa dell'ordine interno verificatasi il giorno precedente, con violenze e danneggiamenti che avrebbero coinvolto un gruppo consistente di detenuti. "È un elemento del contesto che deve essere esaminato dagli inquirenti, senza pregiudizi e senza conclusioni anticipate", ha riferito. "Tuttavia, sul piano giuridico, la necessità di ripristinare l'ordine e garantire la sicurezza dell'istituto non può in alcun caso giustificare condotte violente".

Questo perché, sempre secondo la presidente, "le istituzioni hanno il dovere di mantenere l'ordine negli istituti penitenziari, di proteggere il personale e di garantire la sicurezza collettiva. Ma hanno anche l'obbligo, altrettanto inderogabile, di tutelare le persone sottoposte alla loro custodia", ha concluso a Fanpage.it.

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