La Corte di Cassazione ha condannato in via definitiva a 6 anni e 6 mesi di carcere il ginecologo Severino Antinori. La sentenza della seconda sezione della Suprema corte, arrivata ieri, mette la parola fine a una vicenda che era finita al centro delle cronache il 13 maggio del 2016, quando il noto luminare, pioniere delle tecniche di procreazione assistita, era stato arrestato con l'accusa di aver prelevato con violenza e contro il suo consenso degli ovuli da una sua paziente. La "rapina di ovuli" era avvenuta all'interno della clinica Matris di Milano, di proprietà di Antinori, nell'aprile del 2016. La vittima del prelievo forzato di ovuli, una giovane infermiera spagnola, aveva poi sporto denuncia facendo così partire le indagini.

La Cassazione mette fine a una lunga e contorta vicenda giudiziaria

Le vicende processuali legate all'episodio sono state lunghe e contorte: la credibilità della vittima era stata messa in discussione dallo stesso Antinori, ma anche dalla magistratura che, nella figura del giudice per le indagini preliminari di Milano, Luigi Gargiulo, aveva anche disposto per la ragazza l'imputazione coatta per il reato di calunnia. Accuse dalle quali però la ragazza era stata prosciolta due anni dopo, nell'ottobre dello scorso anno, quando il giudice per l'udienza preliminare di Milano Livio Cristofano aveva deciso per il "non luogo a procedere". Antinori, che dopo essere stato rinviato a giudizio aveva detto di essere "vittima del più grave errore giudiziario degli ultimi 30 anni, peggio di Tortora", è stato condannato in tutti i gradi di giudizio: sette anni e due mesi la condanna in primo grado, aumentata a sette anni e dieci mesi in appello. Ora che la condanna è diventata definitiva per il ginecologo, oggi 75enne, scatterà anche la temporanea interdizione dalla professione.