Stefano Ansaldi morto suicida a Milano
22 Dicembre 2020
18:55

Mistero del ginecologo ucciso a Milano: sul coltello trovato accanto al corpo non ci sono impronte

Resta fitto il mistero sulla morte di Stefano Ansaldi, il ginecologo campano di 65 anni sgozzato sabato vicino alla stazione Centrale di Milano. Dalle prime analisi non sarebbero state trovate impronte sul coltello lasciato sabato accanto al cadavere. Al momento gli investigatori non escludono nessuna ipotesi.
A cura di Simone Gorla
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Stefano Ansaldi morto suicida a Milano

Non sarebbero state trovate impronte sul coltello lasciato sabato accanto al cadavere di Stefano Ansaldi, il ginecologo campano di 65 anni sgozzato vicino alla stazione Centrale di Milano attorno alle 18 di sabato 19 dicembre. Da quanto emerge, nelle indagini dei carabinieri, coordinate dal procuratore aggiunto Laura Pedio e dal pm Adriano Scudieri, sono ancora al vaglio tutte le ipotesi sulla morte del medico.

Le polemiche sulla sicurezza

Quella che sembrava una morte in seguito a una rapina finita male, potrebbe nascondere una storia molto più intricata. Con il passare dei giorni aumentano i dubbi sulla morte di Ansaldi. Subito dopo l'omicidio erano scattati commenti e polemiche sulla sicurezza e sulla presenza di criminalità in quella zona del capoluogo lombardo. Ma la storia potrebbe essere molto più complessa.

I dubbi sulla rapina

Alla vittima mancavano portafogli e cellulare, ma a terra, accanto al corpo, c’era il suo Rolex insanguinato. Sembra strano che qualcuno sia disposto a uccidere uno sconosciuto in una rapina, ma lasci sul posto il bottino più interessante. E per gli inquirenti il delitto, con una coltellata alla gola inferta con forza e precisione, è troppo efferato per essere causale. Smentito anche il collegamento con un'altra aggressione ai danni di un anziano a poche centinaia di metri di distanza. La vittima ha raccontato di essere stato spinto a terra e rapinato di cellulare e portafogli da due giovani nordafricani.

Perché il ginecologo era a Milano?

Ansaldi viveva e lavorava a Napoli, non era solito spostarsi a Milano, pur avendo una sorella. Alla famiglia aveva detto che avrebbe dovuto incontrare una persona a Milano, ma che sarebbe rientrato poche ore dopo. La sua valigetta era praticamente vuota. Ma aveva solo il biglietto di andata. Perché? E come mai indossava dei guanti ti lattice? Dubbi che spingono gli investigatori a battere anche altre piste.

A partire da quella della vendetta per un torto subìto, da parte di una persona che il ginecologo campano forse conosceva e doveva incontrare. C'è la pista dei soldi – il Corriere della Sera ha riportato che l’anno scorso il ginecologo aveva denunciato la scomparsa di un assegno in bianco a favore di una società di Malta inserita nell’elenco dei “Paradise papers” tra i paradisi fiscali. Ma c'è anche un'altra traccia: una vecchia denuncia di una sua paziente per la morte della figlia appena nata.

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