Ci sono anche l'ex direttore generale welfare della Lombadia Luigi Cajazzo, il suo ex vice Marco Salmoiraghi, e una dirigente dell'assessorato Aida Andreassi tra i nomi dei tecnici iscritti nel registro degli indagati nell'inchiesta sul caso della gestione dell'ospedale di Alzano Lombardo, in provincia di Bergamo.

Nel fascicolo sarebbero iscritti anche i nomi di Francesco Locati e Roberto Cosentina, il primo ex dg della Asst di Bergamo e il secondo direttore sanitario. Le indagini, aperte dalla Procura di Bergamo dopo le denunce sugli errori nella gestione del nosocomio – chiuso e riaperto poche ore più tardi – e sulla mancata chiusura della zona della Val Brembana, flagellata in primavera dal Coronavirus, hanno portato oggi giovedì 22 ottobre a nuove acquisizioni della guardia di finanza: per far luce su quanto successo gli ultimi giorni di febbraio e i primi di marzo a Nembro e Alzano Lombardo, la guardia di finanza di Bergamo ha acquisito giovedì materiale informatico, comprese le chat dei telefonini, negli uffici di Regione Lombardia. E tra i funzionari coinvolti in queste nuove acquisizioni ci sarebbe anche l'assessore al Welfare Giulio Gallera. "Tutti sono stati molto disponibili tanto che non è stato necessario procedere a perquisizioni", fa sapere in una nota la Procura.

Tra gli atti della Procura anche la lettera del presidente dell'Ordine dei medici di Bergamo

Non è che l'ultimo capitolo dell'inchiesta aperta dalla Procura di Bergamo che indaga per epidemia colposa e omicidio colposo. Al centro del lavoro dei magistrati c'è da far luce su quanto successo nei due paese della Bergamasca lo scoro 23 febbraio quando i vertici dell'ospedale di Alzano decisero di chiude la struttura dopo le due morti ufficiali da Coronavirus per poi essere stati costretti a riaprirlo poco dopo. Non solo, al vaglio degli inquirenti c'è anche da capire perché né Regione né governo hanno fatto zona rossa Alzano e Nembro: il 5 marzo i militari, inviati dal Ministero dell'Interno, erano già sul posto, ma poi tutto era stato rimandato all'8 marzo tutta la regione è diventata zona rossa. Resta da capire ora se questi ritardi hanno contribuito alla forte crescita di contagi in provincia. I pm bergamaschi avevano sentito anche il premier Giuseppe Conte.

Ora tra gli atti della Procura c'è anche la lettera  scritta il 6 aprile scorso dalla Federazione regionale dei medici chirurghi e odontoiatri della Lombardia al presidente della Regione, Attilio Fontana, all'assessore al Welfare Giulio Gallera e al direttore generale Luigi Cajazzo. A consegnarla ai pm è stato il presidente dell'Ordine dei medici di Bergamo, Guido Marinoni, sentito nei giorni scorsi come persona informata sui fatti.

Il comitato Noi denunceremo: Molto soddisfatti, è un piccolo grande passo

"Siamo come comitato molto soddisfatti, è un piccolo grande passo. Abbiamo sempre avuto estrema fiducia nella magistratura, penso che sia un grandissimo risultato e un grandissimo primo inizio", è il commento dell'avvocato Consuelo Locati, che rappresenta il comitato dei parenti delle vittime del covid "Noi denunceremo".

Legale di Cajazzo: È amareggiato, ma pronto a collaborare con indagin

"Il mio assistito, profondamente amareggiato, ribadisce la propria massima disponibilità a fornire ogni utile elemento alle indagini e la piena fiducia nell'operato della Magistratura". Lo scrive in una nota l'avvocato Fabrizio Ventimiglia, legale di Luigi Cajazzo. "Posso confermare che il dott Cajazzo ha ricevuto una informazione di garanzia in merito alle vicende che hanno riguardato la riapertura dell'ospedale di Alzano Lombardo", si legge nel comunicato. "Sono certo che si tratti di un atto dovuto, – ha proseguito il difensore – risultando l'attività investigativa oggi espletata indispensabile per ricostruire quanto accaduto nel corso della frenetica giornata del 23 febbraio scorso, come, peraltro, chiarito dagli Inquirenti con il loro comunicato, e sono fiducioso che da tali indagini emergerà la sua totale estraneità ai fatti e la correttezza del suo operato".