Non solo la lettera, ma anche una nota tecnica per chiedere al ministro della Salute di rivedere i criteri in base a cui vengono classificate nelle diverse fasce di rischio le Regioni, chiedendo in sostanza di basarsi su dati più aggiornati e lamentandosi per le "differenze di trattamento" rispetto ad altre regioni. Fanpage.it è in grado di mostrare il report allegato dal presidente Attilio Fontana alla lettera con cui ha contestato l'inserimento a partire da domani della Lombardia in "zona rossa", la fascia a rischio più alto e sottoposto alle maggiori restrizioni per contenere l'epidemia da Coronavirus.

Allegato RISCONTRO SCHEMA ORDINANZA MINISTRO DELLA SALUTE 15.01.2021 (2)

Tre i punti contestati

Tre, in sostanza, i punti contestati. In primo luogo si chiede di valutare l'indice di contagio Rt con dati più tempestivi. L'Rt che ha determinato la zona rossa per la Lombardia (1,4, con intervallo compreso tra 1.38-1.43), secondo quanto spiegato nella nota è stato stimato al 30 dicembre, dopo una leggera risalita dei casi settimanali, mentre nella settimana oggetto del report 35 della Cabina di regia (dal 4 al 10 gennaio) si è visto un trend dei casi in leggerissima diminuzione (meno 1,8 per cento).

Il secondo punto contestato riguarda la valutazione dell’incidenza settimanale di casi per 100mila abitanti, considerata come un ulteriore elemento di valorizzazione della valutazione del livello di rischio delle regioni. Dalla tabella allegata dalla Regione (la stessa presente nel report della Cabina di regia del gennaio) si "evidenzia come la Lombardia sia considerata in zona rossa mentre altre regioni con tassi di incidenza settimanali molto superiori non abbiano la stessa classificazione: la Lombardia ha circa 1/3 dei casi del Veneto, la metà dei casi dell’Emilia Romagna, un dato inferiore al Lazio e al FVG. Si specifica che inoltre il dato lombardo è inferiore alla media nazionale pari a 183 casi per 100.000 abitanti".

Terzo punto contestato la saturazione delle terapie intensive: "Il calcolo sulla percentuale di posti letto delle unità di terapia intensiva è eseguito sulla base dei posti letto attivabili – spiega il report -. Regione Lombardia sta fornendo un dato di circa 1.200 posti letto, che è un dato puntuale rispetto alla capacità di attivazione in tempi brevissimi dei posti letto staffati. Regione Lombardia è in grado di arrivare a oltre 1.800 posti letto di terapia intensiva come successo nella prima ondata e come previsto nel Piano Ospedaliero regionale approvato dal Ministero nel luglio 2020. Utilizzando questo dato – si spiega nel report – la soglia del 30 per cento (ritenuta la soglia critica, ndr) non sarebbe superata. Si richiama quindi il criterio della reale capacità del Sistema Sanitario Regionale per la valutazione della zona di rischio delle regioni".