Agenti di polizia locale arrestati a Milano

Inchiesta vigili a Milano, otto nuovi casi di arresti illegali: indagato un altro agente

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Otto nuovi casi di presunti arresti illegali ampliano l’inchiesta sulla polizia locale di Milano. Indagato anche un altro agente: la Procura chiede il carcere.

Altri otto casi di arresti illegali e un altro agente indagato. L'inchiesta della Procura di Milano sulla polizia locale si allarga e porta con sé nuove contestazioni per gli agenti già finiti sotto accusa. Il fascicolo, che ipotizza a vario titolo peculato, falso ideologico e arresti illegali, comprende ora dieci episodi complessivi.

L'ampliamento dell'indagine ha avuto anche un effetto sul fronte cautelare. La Procura ha chiesto, infatti, di rivedere le misure disposte nei confronti dei sei agenti coinvolti, sollecitando il ritorno in carcere dopo gli arresti domiciliari. La decisione spetterà al gip, davanti al quale gli indagati saranno chiamati a rispondere alle nuove contestazioni nel corso degli interrogatori preventivi già fissati per i prossimi giorni.

Le indagini

A far partire l'indagine era stato, lo scorso 16 luglio, l'esposto presentato dal legale di una persona arrestata. Da quella segnalazione erano poi scattati gli accertamenti su alcuni agenti dell'Unità Investigazioni e Prevenzione della polizia locale milanese. Tra gli agenti destinatari dei provvedimenti figurano Mattia Rignanese, Denni Dileo, Rosario Piscopo, Vincenzo Compagnone e la commissaria Ilenja Sabato. Tutti, secondo l'accusa, parte di una "squadretta" che avrebbe operato al di fuori della legge.

Il caso intorno al quale si è sviluppata l'indagine riguarda un intervento avvenuto a Corsico. Nello specifico, la vicenda nasce da un'operazione antidroga nella quale un uomo venne fermato dagli agenti in un'area dell'hinterland. Proprio il luogo dell'intervento rappresenta uno degli elementi contestati: secondo l'accusa, gli agenti della polizia locale sarebbero intervenuti al di fuori del territorio di loro competenza. La documentazione inizialmente redatta dagli agenti avrebbe collocato l'operazione in un distributore di via Lodovico il Moro a Milano. Tuttavia, la ricostruzione successiva degli investigatori avrebbe, invece, indicato Corsico come il luogo nel quale l'uomo era stato effettivamente fermato.

Secondo gli elementi confluiti nell'inchiesta, l'acquisto della droga sarebbe stato preceduto dall'incontro tra il sospettato e una donna che si trovava a bordo di un veicolo civetta della polizia locale. Dopo la consegna di 1450 euro sarebbe scattato l'intervento degli agenti. L'uomo sarebbe stato poi spostato su un altro mezzo della polizia locale e trasferito nel distributore di Milano, indicato nei verbali come luogo dell'arresto. Anche sulla somma di denaro le difese hanno fornito una versione differente da quella contestata dalla Procura. Secondo quanto sostenuto dai legali di due degli indagati, i 1450 euro non sarebbero stati trattenuti dagli agenti, ma riconsegnati una volta conclusa l'operazione.

Il primo quadro accusatorio aveva portato all'applicazione della custodia cautelare sulla base, tra l'altro, del rischio che gli indagati potessero interferire con l'acquisizione delle prove o commettere nuovamente i reati contestati. In un secondo momento il Tribunale del Riesame aveva, però, modificato la misura, disponendo per gli agenti gli arresti domiciliari. Adesso l'attenzione degli inquirenti si concentra sui nuovi otto episodi confluiti nel fascicolo. Le nuove accuse dovranno essere sottoposte al vaglio del giudice, così come la richiesta della Procura di aggravare le misure cautelari nei confronti degli agenti già indagati.

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