Inchiesta Beic di Milano, al via il processo: le chat tra Boeri e Caputo al centro della prima udienza

Si è tenuta oggi, venerdì 17 aprile, la prima udienza del processo sul caso del concorso internazionale per la realizzazione della Beic, la Biblioteca europea di informazione e cultura che sta sorgendo in Porta Vittoria a Milano. Al centro dello scontro giuridico-procedurale tra accusa e difesa le chat tra l'architetto Stefano Boeri e il suo collega Andrea Caputo.
E proprio su questa chat, Guido Camera, difensore di Caputo, ha chiesto al giudice Nicola Clivio di dichiarare la nullità del decreto di perquisizione e sequestro eseguito nei confronti degli indagati originari (il suo assistito è stato iscritto successivamente) e di tutti gli atti conseguenti, di escludere le stesse chat dagli atti processuali per la loro inutilizzabilità patologica. In subordine, ha proposto di valutare di sollevare una eccezione di legittimità costituzionale della norma italiana sul sequestro di corrispondenza per violazione del diritto europeo. Questione che per i pm va respinta in quanto il loro decreto va collocato "nel solco della legalità". Il giudice dovrebbe sciogliere la riserva il prossimo 2 luglio.
Secondo quanto si apprende, sempre oggi avrebbe preso il via il dibattimento a carico anche di Cino Zucchi, che come Boeri ha firmato progetti in tutto il mondo e come lui è docente al Politecnico; di Raffaele Lunati e Giancarlo Floridi, ricercatori sempre alla facoltà di Architettura, soci di Onsitestudio, e legati ai primi due da "rapporti professionali"; di Pier Paolo Tamburelli dello studio Baukuh e, per una delle imputazioni, anche di Caputo, progettista che arrivò terzo: secondo i pm Paolo Filippini e Giancarla Serafini, avrebbe comunicato a Boeri le "caratteristiche funzionali" del suo lavoro rendendolo "riconoscibile".
"Nel corso del processo, avrò finalmente modo di dimostrare la mia estraneità alle ipotesi di reato contestatemi". Così ha dichiarato l'architetto Cino Zucchi, al termine di questa prima udienza.
E ha aggiunto: "Nel materiale allegato alle indagini non esiste alcuna prova di incontro di persona o di contatto telefonico o telematico a me riferiti dove si sarebbero potute scambiare informazioni relative ai progetti. Al contrario, i miei messaggi provano come i progetti stessi siano sempre stati da me giudicati senza alcuna possibilità di collegare gli elaborati a eventuali autori".