Il cognato del presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana è indagato per caporalato: commissariata Paul&Shark

Andrea Dini, il cognato del presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, è indagato con altre 5 persone per caporalato dalla Procura di Milano in un filone d'inchiesta sullo sfruttamento nella moda e nel made in Italy. I pubblici ministeri Paolo Storari e Daniela Bartolucci hanno disposto il controllo giudiziario d'urgenza della Dama spa, la società di produzione di maglieria e vestiario guidata dal fratello 61enne della moglie del governatore, e di Alberto Aspesi&C, noto marchio della moda, con il suo amministratore delegato, Francesco Umile Chiappetta. La misura, che dovrà essere vagliata da un gip entro 10 giorni, è stata eseguita in mattinata, martedì 17 marzo, dalla guardia di finanza.
L'accusa nei confronti dell'azienda da 107 milioni di ricavi l'anno, 5,6 milioni di utili e 309 dipendenti di cui 130 operai, indagata per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti, è di "sfruttamento" della manodopera cinese in "stato di bisogno", impiegata con stipendi sotto la soglie di povertà 7 giorni su 7 dalle 8:00 del mattino alle 22:00 della sera nella produzione dei capi del brand Paul&Shark, il marchio internazionale la cui attività produttiva si svolge principalmente nella sede di via Piemonte a Varese. Stando a quanto emerso nel corso di alcune perquisizioni in due aziende cinesi subappaltatrici di Garbagnate Milanese, la GMAX 365 srl e la M&G CONFEZIONI srl, con tale sistema di sfruttamento, la Dama spa avrebbe realizzato "margini di guadagno" che "vanno dal 95 per cento all'87 per cento". Per esempio, il soprabito "carcoat reversibile" del brand Paul & Shark, "costa" 107 euro e viene "venduto" a 1.945 euro, circa 19 volte tanto il costo di produzione. Il "giubbotto typhoon" costa 74 euro a Dama e "viene venduto" a 569 euro sul mercato. Più in generale, con questi due opifici, amministrati dallo stesso uomo cinese indagato, l'azienda guidata da Dini risulterebbe aver intrattenuto rapporti d'affari per 6,6 milioni di euro in 4 anni (fra 2020 e 2024) con la GM Confezioni e oltre 400mila euro di fatture nel 2024-2025 con GMAX. Una delle due società fornitrici, nel frattempo, è stata condannata dal gup di Milano nel giugno 2025 per false fatture.
"Sono sicuro che mio cognato dimostrerà la sua innocenza come lo ha dimostrato anche nei precedenti episodi nei quali è stato coinvolto", ha poi commentato Attilio Fontana dopo la diffusione della notizia. "Prendo atto, invece, della strumentalità dell'abbinamento del mio nome con quello di Dini, titolare dell'azienda in cui non ho nessuna parte".
Caso camici in Regione Lombardia
Non è la prima volta che la Dama spa finisce nel mirino della procura di Milano. Già in passato, infatti, ad aprile 2020, in piena emergenza Covid-19, la società era stata coinvolta nel cosiddetto "caso camici" nel quale il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, era accusato di frode in pubbliche forniture assieme ad altre 4 persone. In particolare, le indagini della procura si erano concentrate sull'affidamento della fornitura da 513mila euro di camici sanitari e altri dispositivi di protezione individuale alla società Dama spa, detenuta appunto al 90 per cento dal cognato del presidente della Regione, Andrea Dini.
Sin dall'inizio la difesa di Fontana aveva specificato come tali fatti "non corrispondono al vissuto del Presidente". Al contrario, l'accusa aveva sempre ribadito che la presunta frode sarebbe stata realizzata "allo scopo di tutelare l'immagine politica del presidente della Regione una volta che era emerso il conflitto d'interessi derivante dai rapporti di parentela". Poi, in occasione dell'udienza preliminare era arrivato il "non luogo a procedere" per il governatore, per il cognato Andrea Dini, titolare di Dama spa, per Filippo Bongiovanni e Carmen Schweigl, ex dg e dirigente di Aria (la centrale acquisti di Regione Lombardia) e per il vicesegretario generale di Regione Lombardia, Pier Attilio Superti. Infine, a luglio 2023 era arrivato il proscioglimento anche in Appello.