Il presidente della Lombardia Attilio Fontana, che da ieri sera risulta indagato nell'inchiesta sulla fornitura di camici alla Regione da parte dell'azienda Dama spa di proprietà del cognato, e una cui piccola quota è detenuta dalla moglie, ha affidato a un breve post su Facebook le sue prime riflessioni sulla vicenda: "Da pochi minuti (lo ha scritto nella notte di ieri, ndr) ho appreso con voi di essere stato iscritto nel registro degli indagati. Duole conoscere questo evento, con le sue ripercussioni umane, da fonti di stampa. Sono certo dell'operato della Regione Lombardia che rappresento con responsabilità". Sempre nella notte, secondo quanto riporta la testata "La Repubblica", è arrivata anche una dichiarazione del legale del governatore leghista, secondo cui Fontana avrebbe saputo delle forniture "solo a cose fatte". Già all'inizio della vicenda il presidente era intervenuto sulla vicenda, sostenendo di non saperne nulla e minacciando querele.

Il tentato bonifico dalla fiduciaria svizzera

Eppure è proprio questo il punto contestato dagli inquirenti: Fontana in realtà avrebbe saputo tutto fin dall'inizio, e ad avvalorare l'ipotesi ci sarebbe un bonifico che, secondo quanto ricostruito da Luigi Ferrarella sul "Corriere della Sera", il governatore avrebbe cercato di fare il 19 maggio al cognato da un fondo fiduciario svizzero: un'operazione da 250mila euro che sarebbe dovuta servire ad arginare i danni per il cognato, che il giorno dopo emise una nota di credito facendo diventare così la fornitura una donazione. Il bonifico però fu segnalato e bloccato per via delle norme antiriciclaggio: e l'11 giugno fu lo stesso Fontana che lo bloccò.

L'inchiesta aperta dalla procura di Milano vedeva indagati fino a ieri per turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente il cognato del governatore, Andrea Dini, titolare della Dama spa, e l'ex direttore generale di Aria spa, la centrale acquisti della Regione, Giorgio Bongiovanni. Dopo le dichiarazioni di quest'ultimo, ascoltato ieri per tre ore in procura dai pubblici ministeri Luigi Furno, Carlo Scalas e Paolo Filippini, titolari del caso assieme al procuratore aggiunto Maurizio Romanelli è arrivato l'avviso di garanzia per Fontana, indagato per frode in pubbliche forniture in concorso con Dini e Bongiovanni.

La vicenda: la fornitura di camici poi diventata donazione

La vicenda verte attorno alla fornitura di 75mila camici e 7000 set sanitari alla Regione da parte di Dama Spa, fornitura commissionata con affidamento diretto da Aria spa il 16 aprile per 513mila euro. Un ordine che all'inizio era stato fatturato ma che poi il 20 maggio, dopo l'interessamento alla questione della trasmissione televisiva Report e la scoperta dei legami (e del conflitto di interessi) tra la Dama Spa e la famiglia Fontana, era stato "stornato", trasformando la fornitura in donazione. Per i pm però, dopo questa sorta di retromarcia, la Dama spa avrebbe cercato di piazzare sul mercato parte della merce mai finita alla Regione. Per gli inquirenti sarebbe stato un tentativo per rientrare dalla perdita dovuta alla trasformazione della fornitura in donazione e anche la conferma che non si sarebbe trattata di una vera e propria donazione, ma solo di un modo per riparare a un errore dopo che la vicenda della fornitura era diventata di dominio pubblico.