Arrestato dopo 15 anni Dario De Bernardi: la rapina al Casinò da latitante, la vita in Brasile e il falso nome
È terminata con un caffè in un bar di Lurate Caccivio (in provincia di Como) la latitanza di Dario De Bernardi. Quando lo scorso mercoledì 23 settembre i carabinieri lo hanno chiamato per nome, il 55enne che si presentava ormai da tempo come "Filippo" ha ammesso le sue generalità e, dopo un passaggio in ospedale per un malore improvviso, è stato condotto in carcere al Bassone di Como. Alle spalle ha 19 anni e 6 mesi di condanne da scontare, un nuovo processo da affrontare e oltre 15 anni di fughe tra l'Italia e il Brasile.
De Bernardi è originario di Bellano, un piccolo paese della provincia di Lecco. Appena maggiorenne era entrato in una banda specializzata nel traffico di sostanze stupefacenti, soprattutto cocaina, dal Sudamerica all'Italia. Negli anni aveva accumulato condanne per un totale superiore ai 19 anni di reclusione per vari reati, soprattutto associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e rapine.
La sua latitanza ha avuto inizio nel 2011, quando si è allontanato da una comunità con una scusa, senza più fare ritorno. Nonostante fosse in fuga dalla legge, De Bernardi non aveva interrotto la sua attività criminale. A quanto risulta agli investigatori, nel 2017 avrebbe partecipato a una rapina a un portavalori in Svizzera. Il colpo più grosso, però, è quello del 28 marzo 2018. Con l'aiuto di due complici e il supporto di un basista, aveva assaltato il Casinò di Campione d'Italia (Como): con volto travisato e pistole, riuscirono a portare via più di 750mila franchi svizzeri, pari a quasi 800mila euro. I tre che erano con lui erano stati arrestati in pochi mesi, mentre De Bernardi venne identificato, e deferito anche se irreperibile, quasi un anno dopo.
Le ricerche erano riprese da qualche mese, coordinate dal procuratore di Como Massimo Astori e dalla sostituta Simona De Salvo. Gli inquirenti, infatti, ritenevano che da circa un anno De Bernardi fosse tornato in Italia dopo aver vissuto per diverso tempo in Brasile sotto falsa identità. I carabinieri del Comando provinciale comasco avevano individuato il suo covo alcuni giorni fa, in una roulotte vicino a un'abitazione riconducibile a uno dei presunti fiancheggiatori. Il 23 settembre i militari lo hanno trovato seduto a un bar di Lurate Caccivio e, dopo avergli fatto bere l'ultimo caffè, lo hanno arrestato.
Durante la perquisizione della roulotte e della catasta di legna vicina, gli investigatori hanno trovato una pistola con matricola abrasa, una tessera telefonica, un falso documento d'identità e 98mila euro in banconote da 100. Dopo 15 anni, De Bernardi è stato portato in carcere. Oltre al cumulo di pene da scontare, dovrà affrontare il processo per la rapina al Casinò.
