La decisione della Germania di sospendere il suo sostegno, anche se solo parzialmente, alla missione europea Sophia tiene banco nella discussione politica. Questa mattina è stato il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, a chiarire la linea che seguirà il governo italiano, pronto anche a far chiudere l’operazione: “La missione navale Sophia ha come ragione di vita che tutti gli immigrati soccorsi vengano fatti sbarcare solo in Italia. Accordo geniale sottoscritto dal Governo Renzi, non so in cambio di cosa. O cambiano le regole o finisce la missione”, afferma il vicepresidente del Consiglio intervenendo a Radio Anch’Io, su Radio1. Salvini ribadisce che un’eventuale uscita della Germania non sarebbe un problema. Sull'operazione Sophia interviene, a L'Aria che tira, su La7, anche l'altro vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio: "La missione deve continuare ma se gli altri Paesi del Mediterraneo aprono i porti. Iniziamo a portare i migranti a Marsiglia".

A Salvini replica l’Ue, attraverso fonti vicine all’Alto rappresentante per la politica estera, Federica Mogherini: “Se oggi l'Italia, che ha il comando e il quartiere generale dell'operazione, non vuole più Sophia, siamo pronti a chiuderla”, fanno sapere sostenendo che l’operazione “Sophia è stata ed è ancora un'eccellenza della politica di difesa europea. Ha contrastato il traffico di esseri umani nel Mediterraneo fino quasi a fermarlo del tutto, addestrato la guardia costiera libica, e salvato vite umane. Sophia ha portato tutta l'Unione Europea nel Mediterraneo, dove l'Italia era sola prima del 2015. Se oggi l'Italia, che ha il comando e il quartiere generale dell'operazione, non vuole più Sophia, siamo pronti a chiuderla”.

I porti chiusi e la Sea Watch

Salvini continua la sua battaglia contro le Ong: “I porti italiani sono aperti per chi ne ha diritto, non per qualche Ong straniera, tedesca o olandese. Non sono loro a decidere. In Italia si arriva solo con il permesso o con i corridoi umanitari”, afferma il ministro dell’Interno rispondendo a una domanda sul destino dei migranti a bordo della nave Sea Watch. Per Salvini, inoltre, i corridoi umanitari non sono fermi, come sostiene il suo predecessore Marco Minniti: “Sono centinaia gli arrivi l'anno scorso, alcune migliaia quest'anno. Minniti è ex ministro, probabilmente non è aggiornato sulla situazione”.

Il caso del Cara di Castelnuovo di Porto

Altro tema affrontato dal ministro dell’Interno è quello dello sgombero del Cara di Castelnuovo di Porto: “Chi non ha diritto a stare in Italia deve andare via. Chi era abusivo prima, è abusivo anche adesso”. Quello fatto a Castelnuovo di Porto, secondo Salvini, è un intervento “di buon senso e di buona amministrazione che farà risparmiare agli italiani 6 milioni di euro all'anno non togliendo diritti a nessuno”. Il vicepresidente del Consiglio assicura che il “diritto alla salute è garantito a tutti, il diritto alla scuola pure, i bambini non possono essere espulsi”.

Salvini aggiunge ancora: “Se la richiesta è quella di trovare una sistemazione a chi non a diritto a stare in Italia, la risposta è no. Ci sono delle leggi e delle regole, rispettate in tutti i Paesi del mondo: chi ha diritto viene ricollocato in altre strutture, con diritto a vitto, alloggio, sanità, istruzione. Se la domanda di asilo verrà accolta, resteranno in Italia e saranno i benvenuti, altrimenti cominceranno le pratiche per l'espulsione. Si tratta di una struttura sovradimensionata, dove in passato ci sono state più di mille persone, avevamo già dimezzato le presenza grazie al calo degli sbarchi. Mi hanno chiesto ‘rinnoviamo il contratto di affitto per 12 anni al costo di un milione di euro l'anno e spese di gestione di 5 milioni di euro all'anno? E io ho risposto no”. Il ministro dell’Interno ricorda di essersi “impegnato a chiudere le megastrutture dell'accoglienza, dove ci sono sprechi e reati, come a a Bagnoli, a Castelnuovo di Porto, a Mineo. E lo stiamo facendo”.

Salvini e l’asse Francia-Germania

In vista delle elezioni europee di maggio, Salvini sembra convinto che cambieranno gli equilibri nell’Ue: “Ci sarà un nuovo Parlamento e una nuova Commissione. Anche per i paesi alleati, come Francia e Germania, potrebbe esserci un cambio di passo, con interlocutori nuovi”. E sull’accordo di Aquisgrana siglato ieri da Merkel e Macron aggiunge: “Siamo europei, rimarremo europei, ma non siamo fessi: siamo l'Italia. Noi non abbandoniamo nessuno: gli alleati storici potranno continuare a essere i francesi e i tedeschi, ma potrà non essere Macron il nostro interlocutore: ha una popolarità sotto il 20%. Mi auguro che i francesi potranno fare altre scelte da qui a breve”.